Jane Austen cominciò a scrivere “Elinor e Marianne” nel 1795, quando aveva solo diciannove anni. Anche questa prima stesura di “Senno e Sensibilità”, così come quella di “Orgoglio e Pregiudizio”, fu inizialmente scritta in forma epistolare. Dopo un notevole lavoro di correzione e rielaborazione, il romanzo fu finalmente pubblicato nel 1811 sotto lo pseudonimo Una Lady. Il segreto sull’identità di Jane Austen era tale che
nemmeno i suoi tanti nipoti sapevano che ne era l’autrice. Anna, per esempio, dopo aver visto il titolo, si rifiutò di leggerlo, dichiarando che doveva sicuramente trattarsi di una sciocchezza.
Jane Austen pagò all’editore, Thomas Egerton della Military Library, un terzo delle sue entrate annuali per la pubblicazione, oltre alla percentuale di vendita. Nonostante ciò riuscì a fare un profitto di 140 sterline. Il libro ebbe un enorme successo, come dimostra il fatto che fu tradotto in francese nel 1815, quando Jane Austen era ancora in vita.
Il romanzo ruota attorno alle differenze tra Elinor Dashwood e sua sorella minore Marianne. Probabilmente, almeno in parte, descrive la stessa Jane e sua sorella Cassandra che ricorda in qualche modo la figura di Elinor.
Elinor, discreta e piena di buon senso, è una giovane intelligente e controllata convinta della necessità di nascondere i propri sentimenti e anche
di mentire, qualora gentilezza e buone maniere lo richiedano. Sua sorella Marianne, esattamente all’opposto, si mostra spontanea, trasparente e soprattutto incapace di nascondere le sue emozioni.
In realtà anche Elinor prova forti sentimenti ma li ritiene un qualcosa di strettamente personale, esattamente come Jane Austen. Marianne è fornita di buon senso, ma la sua eccessiva sensibilità la porta quasi alla morte. È solo quando si trova in pericolo di vita che decide di rivedere il suo comportamento e di assomigliare di più a Elinor.
Man mano che le pagine scorrono e la storia si sviluppa risulta chiaro che, nonostante l’esasperazione eccessiva dei suoi sentimenti, Marianne è un personaggio positivo, soprattutto grazie alla sua capacità di provare affetti profondi e di saperli manifestare.
Lo stesso Willoughby che all’inizio appare come un giovane venale e privo di scrupoli viene perdonato e dimostra di avere almeno una buona qualità, quella di saper apprezzare Marianne.
Jane Austen si spinge al punto di far pensare alla stessa Elinor che sarebbe una buona cosa per sua sorella se Willoughby fosse vedovo.
Tra i personaggi più riusciti di “Senno e Sensibilità” c’è lal signora Jennings, la cui capacità di spettegolare e il cui buon cuore non possono non strappare un sorriso. Ottima anche la figura della signora Dashwood, sorella di Edward. Il modo sottile con cui convince il marito a cambiare idea riguardo alla quota da destinare alle sue sorellastre, è semplicemente brillante.
Spesso la sera Jane Austen ed i suoi nipoti si sedevano davanti al camino e lei parlava dei suoi libri. Di “Senno e Sensibilità” disse che la signorina Steel non sarebbe riuscita a conquistare il dottore.
Trama: Il romanzo comincia con la morte di Henry Dashwood, padre di Elinor, Marianne e Margaret. La sua tenuta, Norland, e tutto il patrimonio passano al figlio John avuto dalla prima moglie.
Sebbene John abbia promesso al padre, sul letto di morte, che si sarebbe preso cura della matrigna e delle sorellastre, sua moglie Fanny lo persuade a dare loro soltanto una piccola parte dell’eredità.
Mentre ancora si trovava nella tenuta di Norland, Elinor si era innamorata del fratello di Fanny, Edward Ferrars, un uomo silenzioso e gentile, solido ed intelligente. Ostacolo al matrimio è la signora Ferrars che sogna per suo figlio una donna ricca e che senza mezzi termini, informa la signora Dashwood: qualora Edward dovesse sposare una ragazza priva di dote, lo diserederebbe immediatamente.
La signora Dashwood e le sue figlie si trasferiscono a Barton Cottage nel Devonshire, proprietà di Sir John Middleton, un loro lontano cugino. Sir John vive a Barton Park, insieme alla moglie, ai figli, alla madre
di Lady Middleton, la signora Jennigs, e al trentacinquenne Colonnello Brandon, un vecchio amico di Sir John.
La signora Jennings, che è una donna anziana molto gioviale e amante del pettegolezzo, ben presto decide che il Colonnello Brandon deve essersi innamorato di Marianne, la quale invece lo considera uno scapolo incallito, troppo
anziano per provare sentimenti romantici.
Durante una passeggiata in campagna, Marianne scivola sull’erba e si sloga una caviglia. Viene soccorsa subito dal signor Willoughby, un attraente giovanotto venuto a trovare sua zia. Marianne è subito attratta dall’aspetto e dalle maniere eleganti e vivaci di Willoughby di cui si innamora quasi sin dal primo istante.
Dopo questo incidente, lui comincia a frequentare regolarmente la famiglia Dashwood. I rapporti tra Marianne e Willoughby sono tali che Elinor sospetta si siano segretamente fidanzati. Consiglia sua madre di chiedere a Marianne un chiarimento ma la signora Dashwood, che ha un temperamento simile a quello di Marianne, rifiuta di compiere un gesto tanto indelicato.
Improvvisamente, Willoughby decide di partire per Londra per affari e fa sapere che non tornerà prima di un anno. Quando Marianne sente la notizia cade in uno stato di profonda disperazione.
Nel frattempo arriva a Barton Cottage Edward Ferrars che stranamente si mostra distante e distaccato da Elinor. Lei, al contrario di Marianne, non manifesta apertamente la sua delusione.
L’arrivo a Barton Park di Anne e Lucy Steele, cugine di Lady Middleton, crea un piccolo diversivo nella famiglia Dashwood. Dopo aver sentito la voce su un presunto fidanzamento di Elinor con Edward Ferrars, Lucy confida ad Elinor di essere segretamente fidanzata con Edward già da quattro anni. Dopo l’iniziale amarezza Elinor si rende conto che Edward è legato a Lucy solo dalla promessa di matrimonio fatta quando era ancora molto giovane, ma sa anche che i suoi principi gli impediscono di cercarne la rottura.
Desiderosa di rincontrare Willoughby, Marianne decide di passare l’inverno a Londra a casa della signora Jennings. Gli scrive, ma le sue lettere rimangono senza risposta. L’incontro ha finalmente luogo durante una festa in
cui il giovane tratta entrambe le sorelle con freddezza. Dopo qualche giorno invia una lettera a Marianne, con la quale la informa che è fidanzato con Miss Grey, una ricca ereditiera.
Sempre in quei giorni, il Colonnello Brandon rivela ad Elinor che Willoughby aveva sedotto sua figlia adottiva, Miss Williams, ma che l’aveva abbandonata non appena quest’ultima aveva scoperto di essere incinta. Il Colonnello confessa anche che una volta era innamorato della madre di Miss Williams, una donna che Marianne gli ricorda molto e che è stata distrutta da un’infelice unione con il fratello del Colonnello.
Successivamente la signora Jennigs riferisce a Elinor che la madre di Edward ha scoperto del suo fidanzamento con Lucy e che, al rifiuto di Edward di romperlo, lo ha diseredato. Per poter provvedere a sua moglie, Edward decide di diventare pastore ed il Colonnello Brandon gli offre la parrocchia di Delaford.
Dopo una passeggiata sotto la pioggia, Marianne si ammala gravemente. Il Colonnello Brandon parte per andare a prendere sua madre e condurla a Londra. Durante la notte arriva a casa della signora Jennings Willoughby, che confessa ad Elinor perché ha sposato Miss Grey. Dopo aver scoperto la storia con la signorina Williams, sua zia l’ha diseredato. È questo il motivo che lo ha indotto a sposare una donna ricca ma ama ancora Marianne. Nel frattempo, in carrozza, avviene un’altra confessione: quella del Colonnello Brandon che parla alla signora Dashwood del suo amore per Marianne.
Marianne si riprende dalla malattia e torna a Barton Cottage dove Elinor le racconta della visita di Willoughby ma Marianne reagisce dicendo che, nonostante avesse amato Willoughby, non avrebbe mai potuto essere felice con un uomo simile.
Afferma inoltre che la sua malattia era stata causata dall’eccessiva sensibilità e dal dolore e che, se fosse morta, si sarebbe trattato di una sorta di suicidio. Decide così di prendere ad esempio il comportamento della sorella.
La famiglia Dashwood viene a sapere che Lucy ha sposato il signor Ferrars. Il giorno seguente però arriva l’inaspettata visita di Edward che rivela che a sposare Lucy è stato suo fratello Robert. Lucy aveva rotto il fidanzamento appena
aveva avuto la possibilità di accalappiare il più ricco Robert. Edward chiede ad Elinor di sposarlo e lei accetta. Il giovane Ferrars si riconcilia anche con sua madre, la quale acconsente al matrimonio e dona loro diecimila sterline, sufficienti a
far sì che vivano tranquillamente.
Nel frattempo, la ricca zia salda i debiti di Willoughby che si rende conto di una cosa: la zia lo avrebbe perdonato anche se avesse sposato Marianne. Se si fosse comportato in maniera onorevole, avrebbe ottenuto sia il denaro che l’amore.
Nei due anni successivi la signora Dashwood e le figlie si recano spesso a Delaford a trovare Edward e Elinor. Marianne decide di sposare il Colonnello Brandon, preferendo alla passione il rispetto che prova per lui. Tuttavia, dopo il
matrimonio, si rende conto di amare realmente il Colonnello. Per completare la felicità di Marianne si stabiliscono poco lontano da Edward ed Elinor.
Critica anonima uscita nel 1815: Assicuriamo le nostre lettrici femminili che possono comprare questi volumi e riceverne non solo soddisfazione ma anche reali benefici, perché possono imparare da loro, se lo desiderano, molte massime salutari e sobrie sulla vita, descritte con un linguaggio semplice e piacevole.
“Orgoglio e Pregiudizio” è senz’ombra di dubbio il più celebre romanzo di Jane Austen.
Fu scritto tra il 1796 e il 1797 con il titolo “First Impression” in forma epistolare. Colpito dalla qualità dell’opera il reverendo Austen la spedì all’editore Thomas Cadell che però la rimandò indietro senza averla nemmeno letta.
La versione definitiva fu redatta diversi anni dopo, nella casa di Chawton e finalmente nel novembre del 1813 Jane Austen vendette il romanzo a Thomas Egerton, editore anche di “Senno e Sensibilità”.
Nonostante con il primo romanzo avesse ottenuto un buon riscontro da parte del pubblico, cedette tutti i diritti per la somma di 110 sterline, rinunciando così ai guadagni derivanti da una eventuale ripubblicazione.
Sembra che il titolo “First Impression” fosse stato sostituito perché negli anni successivi alla prima stesura del romanzo erano stati pubblicati altri due volumi con lo stesso nome. È probabile che la scelta sia
stata ispirata a “Cecilia” di Fanny Burney dove la scritta “Orgoglio e Pregiudizio” appare tre volte in lettere maiuscole nell’ultimo capitolo.
Ci sono molti riferimenti di Jane Austen sul romanzo nelle sue lettere. Una volta scrisse a Cassandra: “L’opera è piuttosto leggera e frizzante –ha bisogno di ombre, la si dovrebbe allungare qua e là con qualche capitolo pieno di buon senso se possibile o di qualche solenne sciocchezza- su qualcosa che non abbia
niente a che fare con la storia; un saggio sull’arte di scrivere per esempio, una critica su Walter Scott, o una storia su Napoleone- o tutto ciò che potrebbe creare un contrasto in modo da aumentare la felicità del lettore riguardo allo stile
generale dell’opera.”
Il romanzo narra la storia delle “prime impressioni” del signor Darcy e di Elizabeth Bennet, entrambi influenzati dall’“orgoglio e dal pregiudizio”, e del modo in cui riuscirono a superare i loro errati giudizi iniziali. Elizabeth, con la sua
arguzia, prontezza e vivacità è probabilmente uno dei personaggi femminili più famosi e amati di tutta la letteratura. L’unico difetto che le si può imputare è appunto una certa fretta nel giudicare ma la stessa Jane Austen, in una lettera a Cassandra, scrive di
“non saper proprio come fare a tollerare qualsiasi persona che non provi ammirazione nei suoi confronti.”
Il signor Darcy è, per lo meno all’inizio del romanzo, l’esatto contrario di Elizabeth. Chiuso, orgoglioso, incapace di comportarsi in società,
condivide con lei solo la tendenza a giudicare troppo rapidamente. Mentre l’intreccio si sviluppa appaiono anche doti più positive come generosità, affetto fraterno, lealtà che alla fine conquistano Elizabeth.
Jane Austen descrive con minuzia l’ambiente e la vita di campagna della famiglia, i rapporti tra le diverse classi e la posizione della donna in società spesso avvalendosi in modo ironico e intelligente dei personaggi minori. Il signor Collins, con la sua straordinaria stupidità e boria è uno dei più riusciti nella storia della letteratura e la scena in cui chiede la mano di Elizabeth è talmente perfetta che basterebbe da sola a giustificare l’esistenza del libro.
Uno dei temi più importanti nel romanzo è quello della differenza di classe di cui signor Darcy è sicuramente ben consapevole. Jane Austen invece fa un’eccellente parodia di tale concetto grazie soprattutto a Lady Catherine De Bourgh, che sembra considerare l’unione di suo nipote con una ragazza imparentata a dei commercianti la calamità più grave che possa accadere in
Inghilterra.
Seduta davanti al camino della sua casa a Chawton, Jane Austen raccontò ai suoi nipoti che Kitty avrebbe sposato un uomo di chiesa e Mary un impiegato.
Durante una visita a Londra, le capitò di visitare una mostra d’arte e di scoprire che il pittore aveva fatto un ritratto di Jane Bennet. A Cassandra scrisse:
La signora Bingley è esattamente lei, misure, viso, lineamenti e dolcezza. Indossa un abito bianco con accessori verdi,
cosa che mi convince di quello che ho sempre sospettato e cioè che il verde è il suo colore preferito. Mi aspetto che la signora Darcy sia
in giallo.
Più tardi scrisse, dopo aver visitato un'altra mostra, sempre in una lettera a Cassandra:
Sono delusa perché non c’era un quadro di lei in nessuna delle due mostre. Posso solo dedurre che il signor Darcy valuti
troppo la sua immagine per permettere che venga esposta pubblicamente. Credo che abbia questo tipo di sentimenti: un misto di Amore, Orgoglio e
Delicatezza.
Trama: “Orgoglio e Pregiudizio” si apre con uno degli incipit più famosi della storia: “È una verità universalmente riconosciuta che un uomo in possesso di una grande fortuna sia in cerca di una moglie”.
Convinta di una tale massima è la signora Bennet, una donna di intelligenza mediocre, priva del benché minimo tatto e abituata a trascorrere il tempo
a lamentarsi dei suoi poveri nervi. All’inizio del romanzo discute dell’arrivo a Longbourn di un giovanotto
in possesso di una grande fortuna, con il signor Bennet, un
gentiluomo intelligente e molto ironico. Il suo unico difetto è una certa tendenza alla pigrizia che lo porta a cercare di
risolvere problemi e malumori con il minor disturbo possibile. L’uomo in cerca di una moglie, secondo le aspettative della signora Bennet, è invece il signor Bingley.
Nonostante non abbia ancora mai visto il signor Bingley, la signora Bennet comincia a fare congetture su quale delle sue cinque figlie
sarà la prescelta e si augura che si tratti di Jane, la più bella delle sorelle Bennet o di Lydia, la più esuberante.
Il signor Bennet invece si sentirebbe di mettere una buona parola per Elizabeth, la figlia che più gli somiglia per intelligenza e arguzia.
In occasione del ballo tenuto dal vicino Sir Lucas, le sorelle Bennet fanno la conoscenza del signor Bingley e del suo amico, il signor Darcy.
Il primo è simpatico e cortese, possiede una rendita di cinquemila sterline ed attira immediatamente la simpatia degli abitanti
del borgo. Il signor Darcy invece, per quanto fornito di un aspetto più signorile e di una rendita di diecimila sterline, viene considerato da tutti
un uomo scontroso, arrogante e assolutamente impossibile. È di questa opinione anche Elizabeth, che il signor Darcy definisce “appena
passabile, ma non abbastanza bella da tentarlo”. Ha più fortuna Jane che invece balla per ben due volte con il signor Bingley venendone molto ammirata.
Invitata dalla sorelle di Bingley a trascorrere una giornata in loro compagnia, Jane viene sorpresa per strada da un temporale e si ammala.
Elizabeth, preoccupata per la salute della sorella, si reca dai Bingley per assisterla. Durante questi giorni aumenta l’attrazione del signor
Darcy nei confronti di Elizabeth e nello stesso tempo cresce anche la gelosia che per lei prova Miss Bingley, desiderosa di essere lei la futura
signora Darcy.
Qualche giorno più tardi, recatesi nella città di Meryton dove è accampato l’esercito, le sorelle Bennet conoscono Wickham, un giovane di bella
presenza e straordinariamente affascinante. Questi racconta ad Elizabeth di esser stato trattato in modo vergognoso dal signor Darcy che lo ha
defraudato dell’eredità lasciatagli dal padre di Darcy a causa del suo carattere geloso e vendicativo.
Qualche giorno più tardi, i Bennet ricevono la visita del signor Collins, pastore presso la tenuta di Lady Catherine De Bourgh
nel Kent. La tenuta del signor Bennet è vincolata e poiché non ha mai avuto un figlio
maschio, sarà proprio il signor Collins ad ereditarla. Il pastore è arrivato a Longbourn con il desiderio di rimediare a questa ingiustizia ed il metodo che ha scelto è quello di sposare una delle signorine Bennet e visto che Jane potrebbe fidanzarsi presto con il signor Bingley, si decide per Elizabeth, seconda in bellezza tra le cinque sorelle.
Durante il ballo organizzato dal signor Bingley a Netherfield, diventa chiaro a tutti che il padrone di casa è innamorato di Jane.
Si tratta di una serata orribile per Elizabeth poichè i suoi famigliari che fanno del loro meglio per esporsi:
la signora Bennet continua a parlare di tutti i vantaggi dell’unione come se fosse una cosa già decisa, Mary cerca di mettersi in mostra
con un talento musicale che non possiede e Catherine e Lydia non fanno che flirtare con gli ufficiali. Inoltre Wickham, con cui sperava di ballare, non si presenta al ballo
per evitare di vedere il signor Darcy.
La famiglia Bennet torna a casa convinta che presto Jane sposerà il signor Bingley ma questi lascia Longbourn per recarsi a Londra e qualche giorno
più tardi si diffonde la voce che né lui né il resto dei suoi amici tornerà per quell’inverno. Elizabeth da la colpa di questo al signor Darcy e alle
sorelle di Bingley, convinta che abbiano tramato per allontanarlo da Jane.
Pochi giorni prima di andare vi il signor Collins fa la sua proposta di matrimonio a Elizabeth. Davanti al suo rifiuto sorride, convinto che si tratti
solo di delicatezza femminile e ne segue una delle scene più esilaranti dell’intero
romanzo, con la signora Bennet che cerca di convincere Elizabeth e il signor Bennet che invece minaccia di non rivolgerle più la parola se sposerà il cugino.
La storia si conclude con la proposta del signor Collins a Charlotte, la migliore amica di Elizabeth, che incredibilmente lo accetta. Elizabeth viene molto
delusa dal comportamento dell’amica ma accetta di andarla a trovare nel Kent.
Lì conosce Lady Catherine De Bourgh, patrona del signor Collins e zia del signor Darcy, una donna terribilmente autoritaria e ficcanaso.
Elizabeth rivede il signor Darcy e riceve da lui una proposta di matrimonio.
Lo stupore iniziale di Elizabeth si trasforma in furia davanti al modo in cui chiede la sua mano. Il signor Darcy insiste molto più sull’inferiorità della
famiglia Bennet piuttosto che sui sentimenti che prova per Elizabeth.
Dopo esser stato accusato di aver distrutto la felicità di sua sorella e le prospettive future di Wickham, il signor Darcy lascia la parrocchia
e scrive ad Elizabeth una lettera dove spiega le sue azioni.
Ha convinto Bingley a lasciare Netherfield perché sicuro dell’indifferenza di Jane nei confronti del suo amico.
Inoltre spiega la situazione con Wickham, rivelando una grande doppiezza e cattiveria nell’uomo a cui Elizabeth pensava di essere affezionata.
All’inizio Elizabeth non crede alle sue parole ma con il passare del tempo, comincia a rendersi conto della loro veridicità e quando torna
a Longbourn è ormai convinta di essersi sbagliata terribilmente sul conto del signor Darcy.
Durante l’estate trascorre qualche settimana nel Derbyshire in compagnia dei suoi zii, i signori Gardiner. Proprio mentre visita Pemberley, la proprietà del signor Darcy, lo incontra in giardino. È sorpresa di notare che
il suo comportamento è cambiato molto. Non è più scontroso e freddo ma si dimostra desideroso di piacere ed arriva al punto di presentarle sua sorella Georgiana.
Purtroppo però Elizabeth viene raggiunta dalla notizia della fuga di Lydia niente meno che con il signor Wickham! Dopo aver raccontato ciò che era avvenuto a Darcy, Elizabeth ritorna a casa dove giunge la notizia che il matrimonio tra Lydia e Wickham è stato organizzato. La coppia felice arriva a Longbourn ed Elizabeth osserva con disgusto il comportamento di Lydia. Sembra che
il ricordo di come sia avvenuto il matrimonio non la turbi affatto e raccontandole del giorno delle nozze, si lascia sfuggire che vi ha preso parte anche il signor Darcy.
Così Elizabeth viene a sapere che è stato il signor Darcy a trovare Lydia e Wickham e a pagarlo perché sposasse sua sorella.
A quel punto Elizabeth si rende conto di esser innamorata di Darcy ed accoglie con gioia la sua domanda di matrimonio.
Anche Jane e il signor Bingley convolano a nozze e fanno spesso visita al signore e alla signora Darcy a Pemberley.
Critiche:
Il romanzo fu nel complesso ben accolto.
Henry Crabb Robinson lo definì: “... uno dei lavori più eccellenti delle nostre autrici femminili”.
Sir Walter Scott invece
scrisse: “... Quello di Miss Austen è un romanzo molto ben scritto... Quella giovane lady ha un talento per descrivere il coinvolgimento, i sentimenti e i personaggi della vita ordinaria, ciò è la cosa più meravigliosa che abbia
mai visto.”
Charlotte Bronte invece scrisse: “... un giardino accuratamente recintato, ben coltivato, con bordi regolari e fiori delicati; ma...
non ci sono fiori di campagna, aria fresca, colline blu...”
Mary Russell Mitford scrisse: “È impossibile non sentire in ogni parola di “Orgoglio e Pregiudizio”, in ogni parola di Elizabeth,
la totale mancanza di gusto che ha potuto produrre un’eroina così impertinente e mondana come quella amata niente meno che da Darcy.
Wickham è ugualmente cattivo e non posso perdonare l’affascinante Darcy per averli separati. Darcy avrebbe dovuto sposare Jane.”
Jane Austen scrisse Mansfield Park fra il 1812 e il 1814 a Chawton e lo pubblicò nel 1814. Il libro venne tradotto in francese nel 1816, segno di un successo di pubblico importante anche per l’epoca.
Protagonista della storia è Fanny Price, probabilmente la meno amata tra le eroine di Jane Austen. Anche se descritta come dolce di carattere
e sicuramente fornita di ottimi principi, è anche moralista e poco propensa a perdonare chi le sembra mostri un comportamento scorretto. Inoltre,
per la sensibilità moderna, il suo rifiuto di prendere parte alla rappresentazione sembra a dir poco esagerato.
In questo romanzo c’è un accenno alla schiavitù, quando Fanny chiede spiegazioni allo zio, proprietario di una piantagione ad Antigua.
La ricchezza della famiglia si basa proprio su questa piantagione e di conseguenza sul lavoro degli schiavi. Sir Thomas non sa come rispondere
alle domande di Fanny, cosa che suggerisce che la visione di Jane Austen sull’argomento sia una completa condanna. Si è anche supposto che il titolo sia ispirato al Mansfield Judgement che nel 1775 rendeva la schiavitù vietata in Inghilterra.
Curiosità: Tra il 1787 e ’88 Jane e i suoi fratelli misero in scena alcune rappresentazione teatrali nella parrocchia di Steventon.
Inoltre, nel 1788, una certa Charlotte Anne Frances Wallett scappò di casa e andò a sposarsi in Scozia con un membro della famiglia Twistleton, parente degli Austen. Sembra che il signor Twistleton e Miss Wattell abbiano recitato insieme in rappresentazioni amatoriali.
Trama:
Il titolo è tratto dal nome della dimora di campagna dove tutto accade. La casa appartiene a sir Thomas Bertram, ricco baronetto inglese
sposato con Lady Bentram, una donna pigra e noiosa che passa la maggior parte del suo tempo sdraiata sul divano facendo grande uso di una medicina a
base di oppio.
La storia ruota attorno ai figli di sir Thomas, Tom, Maria, Edmund e Julia e a loro cugina Fanny.
Tom è un irresponsabile, dedito solo al gioco e alla bella vita, Maria è una bella ragazza, fidanzata al signor Rushworth solo per motivi di interesse. Julia le assomiglia molto mentre Edmund è uno dei personaggi più seri e moralmente corretti di Jane Austen. Fanny è la
vera protagonista della storia. Invitata a vivere a Mansfield Park dai ricchi parenti, si trasforma in una ragazza dolce, timida e tanto corretta quanto suo cugino Edmund, di cui è segretamente innamorata anche perché è sempre stato l’unico
a trattarla con gentilezza.
Malgrado sia cresciuta a Mansfield Park, Fanny è molto attaccata a suo fratello William, marinaio della Royal Navy. Non lo è invece a sua zia, la signora Norris, una donna snob e autoritaria che tratta Fanny con sufficienza e vizia invece i figli di Sir Thomas.
La storia ha inizio con la partenza di sir Thomas ad Antigua per risolvere alcuni problemi d’affari. La sua assenza si protrae per due anni durante
i quali arrivano nei pressi di Mansfield Park Henry e sua sorella Mary. I due fratelli abitavano con uno zio ammiraglio ma, poiché questo
aveva deciso di vivere con una donna poco rispettabile, avevano dovuto trasferirsi altrove.
Mary Crawford e Edmund iniziano a frequentarsi e a provare una sorta di attrazione l’uno per l’altra. Sin dall’inizio però, quando per esempio Mary critica la scelta di Edmund di diventare sacerdote non trovandola una professione abbastanza prestigiosa, si capisce che non è la persona adatta per il virtuoso Edmund. I suoi modi sciolti ed eleganti però le procurano l’ammirazione della famiglia. L’unica a rendersi conto delle pecche di Mary è proprio Fanny, che soffre nel vederla così vicina al cugino.
Henry Crawford dal canto suo si diverte a corteggiare le due sorelle, mettendole l’una contro l’altra.
Durante l’assenza di sir Thomas, i ragazzi decidono di mettere in scena in scena un’opera di Elizabeth Inchbald ma Fanny, pensando che si tratti di una cosa sconveniente, rifiuta di prendervi parte. Il divertimento viene interrotto dal ritorno di sir Thomas che si mostra molto deluso dal comportamento dei suoi figli e compiaciuto invece di quello di Fanny.
Le attenzioni tutt’altro che discrete di Henry, hanno indotto Maria a sperare in una proposta di matrimonio. Quando però risulta chiaro che
non ce ne sarà nessuna, in preda ad una forte delusione, organizza il matrimonio con signor Rushworth.
Annoiato dalla facilità delle sue conquiste, il signor Crawford decide di far innamorare di sé Fanny. Il suo piano però gli si ritorce contro perché
è lui che finisce per innamorarsi di lei. Fanny però lo rifiuta perché non ha dimenticato il suo comportamento scorretto con Maria e Julia
e naturalmente perché è innamorata di Edmund. Appena lo viene a sapere sir Thomas fa del suo meglio per convincerla a cambiare idea,
rammentandole anche che la sua famiglia si aspetta il suo aiuto economico ed Henry Crowford è un uomo molto ricco.
Per ricordarle cosa significa vivere in povertà, decide di rimandarla per un certo tempo a Portsmouth. Fanny scopre che la sua famiglia vive
in condizioni più misere di quello che ricordava, e soprattutto che mo
Henry le fa spesso visita e quando la lascia per tornare a Londra, sembra che Fanny si sia raddolcita nei suoi confronti. Colpo di scena è la
fuga di Henry Crawford e Maria che si conclude con uno scandaloso divorzio.
Edmund è molto deluso della reazione di Mary che sembra preoccuparsi solo di quello che ne dirà la società e rompe ogni rapporto con lei.
Nell’ultimo capitolo del romanzo, Fanny ed Edmund finalmente si sposano.
Opinioni della famiglia e degli amici su Mansfield Park annotate dalla stessa Jane Austen:
Francis Austen: Non pensa che sia paragonabile ad “Orgoglio e Pregiudizio”, ma mostra alcune spiccate qualità. Fanny è un personaggio
delizioso! e la zia Norris è uno dei suoi preferiti. I personaggi sono naturali e
credibili, e molti dei dialoghi eccellenti. Non c’è da temere che la sua pubblicazione porti disonore all’Autrice.
Edward Austen Knight: Non così arguto come “Orgoglio e Pregiudizio”, ma nel complesso gradevole. Bello il personaggio di Fanny e le
scene a Portsmouth.
Fanny Knight: Le è piaciuto davvero molto, trova Fanny una delizia ma non le piace la fine, manca del sentimento tra lei ed Edmund. Non pensa che sia naturale che Edmund sia così attaccato ad una donna dai principi di Mary o che voglia favorire il matrimonio tra Fanny e Henry.
Anna Lefroy: Le è piaciuto più di “Orgoglio e Pregiudizio” ma non tanto quando “Ragione e Sentimento”. Non sopporta Fanny. Le piacciono molto la signora Norris, le scene a Portsmounth e tutte le parti comiche.
Miss Lloyd: Lo ha preferito agli altri due, le è piaciuta molto Fanny mentre non poteva sopportare la signora Norris.
Mia madre: Non le è piaciuto quanto “Orgoglio e Pregiudizio”. Ha trovato Fanny piuttosto ispida mentre le è piaciuta la signora Norris.
Cassandra: Lo ha trovato interessante anche se non brillante quanto “Orgoglio e Pregiudizio”. Le è piaciuta Fanny ed è stata
deliziata dalla stupidità del signor Rushworth.
Mio fratello maggiore James: Un grande ammiratore dell’opera in generale. Gli sono piaciute le scene di Portsmouth.
James Edward Austen-Leigh: Ha obbiettato contro la fuga del signor. Rushworth considerandola innaturale.
Charles Austen: Non gli è piaciuto quanto “Orgoglio e Pregiudizio”. Pensa che necessiti di più avvenimenti.
Lady Robert Kerr: “Puoi esser certa che ho letto ogni riga con il più grande interesse e sono più deliziata di quello che la mia umile penna può esprimere. L’eccezionale delineazione dei Personaggi, il buon senso, l’elegante linguaggio e la pura moralità che abbonda, lo rendono un lavoro tanto desiderabile quanto utile.”
Lady Gordon: “Nella maggior parte dei romanzi, ci si diverte con personaggi ideali che non ci si aspetterebbe mai di incontrare
nella vita mentre nei libri di Miss Austen, e specialmente in “Mansfield Park”, ci si immagina di conoscerli e che siano una parte della famiglia. Le scene sono così perfettamente naturali e non ci sono conversazioni, persone o avvenimenti che si ha l’impressione di non aver già sentito, conosciuto o testimoniato.”
Vladimir Nabokov scrisse:
Mansfield Park non è un capolavoro violentemente vivido... È il lavoro di una lady ed il gioco di un bambino. Ma da quel cestino nasce un ricamo squisito e c´è un tocco di meraviglioso genio in quel bambino.
Jane Austen scrisse “Emma” tra il 1814 e il 1815, un anno e mezzo prima della sua morte. Ne vennero stampate duemila copie ma di queste
cinquecento rimasero praticamente invendute. In vita Jane Austen ricavò per “Emma” meno di quaranta sterline.
Due secoli più tardi, la popolarità del romanzo è tale che una rara copia dell’edizione originale di “Emma” è stata battuta all’asta per
180.000 sterline (circa 228.000 euro). Jane Austen l’aveva regalata all’amica Anna Sharp che all’epoca lavorava come istitutrice a casa di suo
fratello Edward e che ispirò la figura di Miss Taylor.
Il romanzo dovette essere dedicato al principe reggente che successivamente divenne Giorgio IV e che fu un grande ammiratore di Jane Austen.
Ammirazione che la scrittrice non ricambiò mai tanto che la sua dedica fu giudicata troppo corta e l’editore la dovette sostituire
con questa frase: “A Sua Altezza Reale, il Principe Reggente, questo lavoro è, grazie al permesso di Sua Altezza Reale, dedicato nel modo più
rispettoso, dalla sua più umile e obbediente servitrice, l’Autrice.”
In una lettera al reverendo James Stanier Clarke, cappellano e libraio del principe, Jane scrisse:
“Qualunque siano i miei desideri per il suo successo, sono tormentata dall’idea che a quei lettori che hanno preferito “Orgoglio e Pregiudizio”
possa apparire inferiore in arguzia, e a coloro che hanno apprezzato di più “Mansfield Park”,
possa apparire inferiore in quanto a buon senso. In ogni modo spero che mi farà il favore di accettarne una copia… Penso di potermi vantare di essere, con tutta la vanità possibile, la più ignorante e disinformata donna che abbia mai
osato dichiararsi un’autrice.”
Protagonista dell’opera è Emma Woodhouse, bella e intelligente ereditiera, ma anche viziata e non molto brava a capire i sentimenti
di chi le sta attorno. Sospetta che il signor Knightley sia innamorato di Jane Fairfax, Jane del marito della sua più cara amica,
Frank Churchill di lei ed Harriet di Frank.
Di Emma, Jane Austen disse: “Sto per descrivere di un’eroina che non piacerà a nessuno tranne che a me.” In alcuni punti è difficile darle torto,
ma nel complesso, anche se piena di sé e decisamente molto snob, Emma non può non piacere per la sua indipendenza e per la forza del
suo carattere. Inoltre suscita simpatia e piace proprio perché non è perfetta esattamente come afferma ad un certo punto del romanzo il signor Knightley.
È capace di riconosce i propri errori e cerca di farsi perdonare da chi ha maltrattato.
Emma è diversa dalle altre eroine di Jane Austen per il fatto di essere ricca e perché non mostra alcun desiderio di sposarsi. Questi due
elementi sono collegati tra loro, visto che il denaro la libera dalla necessità di trovare qualcuno che si occupi di lei. La condizione di
“zitella” qualora accompagnata da un capitale non è affatto brutta come quella di una donna sola e senza mezzi.
“Emma” è stato descritto
come “il primo giallo senza assassinio” forse per i differenti modi con cui la protagonista riesce ad ingannare sé stessa e per i vari colpi di
scena che vi compaiono.
“Emma” è nel complesso uno dei romanzi migliori di Jane Austen, pieno di arguzia, umorismo e qualche pennellata di piacevole malignità.
Il signor Knightley, il protagonista maschile, è un uomo affascinante, elegante, pieno di buon senso ma che verso la fine del romanzo agirà
d’impulso mosso dalla passione e dal suo amore per Emma.
Un altro personaggio degno di nota è il signor Woodhouse da cui non si può non rimanere
affascinate. Con la sua ipocondria e con il suo terrore per i cambiamenti,
è perfettamente riuscito, capace di far sorridere e divertire. Jane Austen raccontò ai nipoti che signor Woodhouse sarebbe morto due anni dopo il matrimonio di Emma. Evidentemente aveva dei motivi per preoccuparsi tanto per la sua salute.
Trama:
Emma Woodhouse è una giovane bella, intelligente, ricca e snob. Abita in un paesino a sedici
chilometri da Londra e conduce una vita nel complesso tranquilla. Si prende cura di suo padre, un ipocondriaco ossessionato non solo dalla sua salute ma anche da quella di chi gli sta intorno, partecipa a balli e feste, suona il piano e disegna ma questi passatempi non le bastano. Dopo aver conosciuto Harriet Smith, una ragazza dolce e facilmente suggestionabile, si prefigge lo scopo di
trasformarla in una donna di gran fascino e di trovarle un marito.
Il romanzo si apre con le nozze della signorina Taylor, governante di Emma e sua amica. Poiché era stato per suo tramite che Miss Taylor aveva
conosciuto il signor Weston, Emma immagina che l’unione sia stata merito suo e decide di organizzare un altro matrimonio.
Nonostante il signor Knightley, cognato di Emma, l’abbia sconsigliata, lei tenta di favorire l’unione fra Harriet
e il signor Elton, il vicario del villaggio. Grazie alla sua personalità forte ed autoritaria riesce a convincere Harriet a rifiutare
la proposta del signor Martin, un agricoltore del paese e ad aspettare che il signor Elton si faccia avanti. Questo piano però le si ritorce contro quando il signor Elton chiede proprio a lei di sposarlo. Dopo aver ricevuto un rifiuto piuttosto brusco,
il vicario decide si lasciare il villaggio per qualche settimana.
A distrarre Emma è l’arrivo di Frank Churchill, figliastro della signora Weston ed erede di una grande fortuna. I due cominciano subito a flirtare ed Emma sente che molti si attendono una loro unione.
Al suo ritorno signor Elton porta con sé la nuova moglie, una donna insulsa, stupida e snob.
Ritorna al villaggio anche Jane Fairfax, bella e riservata nipote di Miss Bates, una vicina di Emma caduta in povertà. Emma invidia a Jane il suo grande talento musicale, e poiché spesso le due ragazze vengono paragonate, nutre una forte gelosia nei suoi confronti.
Jane Fairfax è stata cresciuta dal Colonnello Campbell, vecchio amico di suo padre ed è diventata molto amica della figlia del Colonnello.
Grazie a questa particolare situazione, ha ricevuto un’ottima educazione per la sua posizione sociale. Dopo il matrimonio della figlia del
Colonnello, Jane ritorna dai suoi parenti prima di cercare un posto di lavoro. Guidata dai suoi sentimenti di invidia, Emma si diverte ad
immaginare storie su Jane e si convince che sia innamorata del marito di Miss Campbell, incoraggiata in questo da Frank Churchill.
Dopo aver scoperto che un matrimonio tra lei e Frank è impossibile, Emma cerca di far in modo che si fidanzi con Harriet.
Negli stessi giorni, la signora Weston confida ad Emma di avere la sensazione che il signor Knightley sia infatuato di Jane. Emma dichiara
immediatamente che non vuole che il signor Knightley si sposi, e la ragione che adduce per spiegare questi suoi sentimenti è che se avesse un erede, il figlio di sua sorella non riceverebbe nulla.
Quando il signor Knightley rimprovera Emma per un insulto sconveniente a Miss Bates, Emma inizia a rendersi conto di aver commesso molti errori,
convinzione rafforzata dalla scoperta che Jane e Frank erano segretamente fidanzati da circa una anno.
Ma il colpo più grande è la scoperta che Harriet sia innamorata del signor Knightley e che pensi di essere contraccambiata.
La gelosia le fa capire di esser stata da sempre innamorata del signor Knightley che, per fortuna, non nutre alcun interesse per Harriet e a tempo debito chiede ad Emma di sposarlo.
Harriet invece accetta la proposta di matrimonio del signor Martin.
Opinioni degli Austen e degli amici su Emma annotate dalla stessa Jane:
Mia Madre: L’ha trovato più divertente di “Mansfield Park” ma non così interessante come “Orgoglio e Pregiudizio”.
Nessun personaggio è paragonabile al signor Collins e a Lady Catherine.
Cassandra: Meglio di “Orgoglio e Pregiudizio” ma non buono come “Mansfield Park”.
James Austen: Non gli è piaciuto come gli altri tre. Lingua diversa, più difficile da leggere.
Francis: Gli è piaciuto moltissimo e ha osservato che, sebbene ci sia più arguzia in “Orgoglio e Pregiudizio” e una più alta moralità
in “Mansfield Park”, nel complesso, grazie alla sua aria Naturale, lo preferisce a entrambi.
Il signor Sherer (il vicario): Non gli è piaciuto quanto “Mansfield Park”, che è il suo preferito, o “Orgoglio e Pregiudizio”. Dispiaciuto per il ritratto degli uomini di chiesa.
Il signor Fowle (amico d’infanzia) Ha letto solo il primo e l’ultimo capitolo perché gli sembrava che non fosse interessante.
Il signor Jeffrey (editore dell’Edimburgh review) È rimasto sveglio tre notti per finirlo.
Critica di Sir Walter Scott: Nel complesso, il romanzo di questa autrice ha la stessa somiglianza che i campi di grano, i cottage e i prati hanno con i terreni ben curati di una grande proprietà o con la sublime bellezza di un paesaggio di montagna. Non sono così interessanti come i primi, né così grandiosi come il secondo, ma offrono a coloro che li frequentano un piacere che deriva dal rivivere l’esperienza della propria società; e cosa più importante, un giovane che vi fa una passaggiata può tornare alla sua vita senza ricordare il panorama attraverso il quale à appena passato.
Anthony Throllope: Emma, l’eroina, è trattata senza pietà. In ogni passaggio del libro è colpevole di qualche stupidità, vanità, ignoranza, o proprio cattiveria... Oggi non abbiamo il coraggio di rendere le nostre eroine così piene di difetti.
Jane Austen scrisse “Northanger Abbey” tra il 1798 e il 1799, dandogli il titolo di “Susan”. Come avvenne anche per “Senno e Sensibilità” e “Orgoglio e Pregiudizio” lo mise da
parte e tornò a lavorarci qualche anno dopo. Lo terminò nel 1803, ma il libro fu pubblicato postumo nel 1818 insieme a “Persuasione”
dall’editore John Murray, che aveva già pubblicato “Emma” con una tiratura di 2500
copie. Il titolo fu cambiato perché nel frattempo era uscito già un altro romanzo chiamato “Susan”.
Venne pubblicato con un avvertimento scritto dell’autrice:
«Questo breve lavoro fu terminato nel 1803, ed era destinato a un’immediata pubblicazione. Fu ceduto a un editore, fu persino reclamizzato, e l’autrice non è mai riuscita a sapere perché la cosa non sia andata oltre.
Che un editore abbia creduto valesse la pena acquistare qualcosa che poi non ritenne opportuno pubblicare, è piuttosto strano...»
Northanger Abbey è una parodia gentile del romanzo gotico e ruota attorno a Catherine Morland, eroina atipica, convinta di vivere in un
romanzo di Anne Redcliff.
Eroina atipica perché ingenua, interessata a giocare a palla e a cricket e non bella, per lo meno all’inizio del romanzo. Jane Austen
la descrive in questo modo: “Era magra e sgraziata, aveva la pelle scialba, i capelli neri e piatti, i lineamenti grossi: questo il fisico;
non meno inadatto all’eroismo si rivelava lo spirito.” Catherine però adora la letteratura gotica e si diverte
“leggendo tutti i romanzi che le eroine devono conoscere per arricchire la loro mente di quelle citazioni tanto utili e consolanti nelle vicissitudini della loro vita avventurosa”.
Non mancano nella storia tutti gli elementi del romanzo gotico come vecchie dimore tenebrose, candele che si spengono, tempeste violente.
Alla luce del giorno però ogni cosa si trasforma e ritorna nel mondo della normalità forse un po’ banale a cui Catherine è abituata.
Come in tutti i romanzi di Jane Austen, non ci sono riferimenti alla situazione politica del tempo ma la descrizione del microcosmo sociale dove
si muove l’eroina è molto particolareggiata. Si parla di feste, acquisti di stoffe
per abiti nuovi, tè e discussioni innocue su parenti e nuove conoscenze. Il tema del denaro è importante e rappresenta il movente delle azioni
sia di Isabelle che del generale Tilney. Tra i personaggi più riusciti abbiamo la signora Allen, di cui si dice:
“... apparteneva a quella numerosa schiera di donne, la cui compagnia non può suscitare altri sentimenti se non la sorpresa
di constatare come vi siano stati uomini capaci di amarle sia pure quel tanto che occorre per il matrimonio.”
Trama:
Catherine, che all’età di diciassette anni non ha ancora trovato marito, viene mandata dai genitori a Bath, in compagnia della famiglia Allen.
Qui passa il suo tempo tra balli, tè, passeggiate e soprattutto letture di romanzi
gotici come “Udolpho” e “L’Italiano” di Anne Radcliffe.
Sempre qui, Catherine conosce i Thorpe e i Tilney. I primi sono ignoranti, presuntuosi e decisamente venali mentre
i secondi sono esattamente l’opposto: colti, intelligenti e garbati. Henry Tinley
letteratura e della storia e alle sue risposte argute e divertenti. Isabelle Thorpe diventa la fidanzata del fratello di Catherine ma,
quando viene a sapere che non è così ricco come immaginava lo lascia nella speranza di ricevere un’offerta dal fratello di Henry, speranza che
ben presto viene delusa.
Cathererine viene invitata a Northanger Abbey e trattata con tutti i riguardi dal generale Tilney, convinto che la ragazza sia un’ereditiera.
Qui, in uno scambio tra fantasia e realtà, banali eventi quotidiani vengono alterati alla luce di immaginarie atmosfere di terrore e la fervida
immaginazione di Catherine la convince, dopo il ritrovamento di
antichi documenti, che nell’abbazia sia stato commesso un delitto proprio dal generale Tinley. La luce del mattino le dimostrerà che la sua
paura è stata del tutto immotivata e che i documenti antichi altro non sono che vecchi conti della lavandaia.
Venuto a sapere che le voci sull’eredità di Chatherine erano infondate, il generale la rispedisce senza tante cerimonie nel suo paese natale.
La storia si conclude con l’arrivo di Henry Tilney che chiede la mano di Catherine e, dopo mesi di lotte con suo padre che non approva il matrimonio, la riporta
a Northanger Abbey.
L’ultimo romanzo di Jane Austen, “Persuasione”, fu pubblicato dopo la sua morte insieme all’“Abbazia di Northanger”.
Durante la stesura di questo romanzo si manifestarono i primi segni
della malattia che la portò rapidamente alla tomba, tanto che non ebbe nemmeno il tempo di scegliergli un titolo. Gli diede il nome provvisorio
“Gli Elliot ” e “Persuasione ” venne scelto da Cassandra e da Henry. Fu proprio con la pubblicazione di questo romanzo
che Henry, sempre orgoglioso del talento di sua sorella, rese noto al pubblico il suo nome ed il fatto che fosse anche l’autrice di
“Orgoglio e Pregiudizio ”.
L’otto luglio del 1816, Jane Austen cominciò il capitolo X di “Persuasione” e il diciotto dello stesso mese, scrisse la parola “Fine”.
Uno dei suoi nipoti racconta che: “Trovò la fine piatta e noiosa” e così pochi giorni dopo riscrisse i capitoli finali.
I capitoli cancellati sono gli unici manoscritti originali che rimangono dei sei romanzi e sono conservati nella British Library.
Molti pensano che Jane Austen avesse intenzione di lavorare ancora al romanzo che risulta più corto rispetto agli altri. A sua nipote Caroline
inoltre scrisse che “Gli Elliot” sarebbe stato pronto entro un anno ma morì quattro mesi dopo aver fatto questa affermazione.
“Persuasione” ruota attorno ad Anne Elliot che all’età di diciotto anni fu persuasa a rinunciare all’amore del Capitano
Wentworth e a rompere il loro fidanzamento. Otto anni più tardi, i due si rincontrano e Anne ha la possibilità di rimediare al suo errore.
Anne Elliot è molto diversa dalle altre eroine di Jane Austen. Non è giovane come Elizabeth o Emma, per esempio, non ha la loro arguzia o
determinazione, possiede però una maturità e dolcezza che la rendono una dei personaggi più interessanti dei suoi libri.
“È quasi troppo buona per me” scrisse Jane di Anne che forse si ispirò alla stessa Cassandra nel tratteggiarne il carattere.
Anne subisce una vera evoluzione nel corso del romanzo. Cresciuta da un padre egoista che l’ha sempre ignorata e troppo dipendente dal
giudizio di Lady Russell, si presenta come una donna pallida e magra, quasi senza attrattive. È per il desiderio di riconquistare il capitano
che comincia a parlare delle sue idee, a mostrarsi più sicura di sé e a fiorire tornando ad aver quell’aspetto piacente della sua giovinezza.
Ciò che più colpisce di questo romanzo è l’atteggiamento di Jane Austen nei confronti del matrimonio e delle donne. I Croft, per esempio,
rappresentano uno splendido esempio di felicità coniugale, dove la moglie è tanto capo della casa quanto il marito.
E come dimenticare le parole di Anne Elliot al Capitano Harville? Con il suo discorso è lei l’artefice della riconciliazione con il capitano Wentworth.
Anne sostiene che l’affetto delle donne è più profondo, anche perché al contrario degli uomini che vivono una vita di avventure, loro rimangono
a casa e possono rimuginare sui loro sentimenti. Si nota una forte amarezza in queste parole, quasi come se volesse suggerire che la condizione femminile sia troppo
piena di limitazioni.
Anche in “Persuasione” compare un tema caro a Jane Austen, quello della critica alla distinzione di classe. Sir Walter è un uomo
superficiale e vuoto, interessato solo all’esteriorità e del tutto inetto come padre. Merita il suo destino che è di perdere Kellynch a
causa della sua incapacità di gestire il suo patrimonio.
La famiglia dell’Ammiraglio Croft invece attira la simpatia di Jane Austen per il suo calore e bontà.
“Solo i marinai sanno come vivere” disse una volta Jane Austen e, leggendo “Persuasione” è difficile darle torto.
Un’altra importante differenza tra questo romanzo e gli altri è il maggior interesse per la natura. L’autunno, con il suoi colori e profumi,
aiuta a creare un’atmosfera che non dipende solo dai dialoghi.
Allo stesso modo, Anne e il capitano Wentworth comunicano più con sguardi e rossori piuttosto che con le parole, come avviene, per esempio in
“Orgoglio e Pregiudizio ” o “Senno e Sensibilità”.
Trama: Anne Elliot è la secondogenita di Sir Walter Elliot, un baronetto interessato esclusivamente al suo aspetto
fisico e al suo rango. Carattere simile è quello di Elizabeth, sorella maggiore di Anne mentre Mary, la sorella minore, è una donna irritante,
sempre incline ad atteggiarsi a vittima. Ha sposato Charles Musgrove di Uppercross Hall, figlio di un rispettato cavaliere.
Otto anni prima dell’inizio della storia, Anne era stata persuasa dalla più grande amica della madre, Lady Russell, a rompere il fidanzamento
con il Capitano Frederick Wentworth.
Anne e il Capitano Wentworth si rincontrano quando Sir Walter è costretto a dare in affitto la sua residenza, Kellynch perché per la
sua indolenza ed incapacità di gestire il patrimonio di famiglia deve fare economie.
Il nuovo affittuario è l’Ammiraglio Croft, cognato del Capitano Wentworth. Durante le guerre napoleoniche, il capitano ha ricevuto una promozione
ed un premio di 25.0000 sterline ed ora è molto più ricco della famiglia Elliot.
Sia Louisa che Henrietta Musgrove sono attratte da Frederick e Charles, Mary e i Croft scommettono su quale delle due sorelle cadrà la scelta del capitano.
Dopo aver ricevuto un invito da parte di un suono vecchio amico, il capitano Harville, Wentworth decide di visitare Lyme. Alla gita prendono
parte anche Anne, Louisa ed Henrietta. A causa del suo comportamento impetuoso, Louisa cade e batte il capo a terra. L’unica persona che mantiene
il sangue freddo è Anne che organizza i primi soccorsi e manda a chiamare un medico.
L’atteggiamento calmo di Anne fa sì che il capitano Wentworth ricominci ad ammirarla e a sentire le emozioni che lo avevano spinto a chiedere
la sua mano otto anni prima.
Nel frattempo Sir Walter, Elizabeth e un’amica di Elizabeth, la signora Clay, si trasferiscono a Bath. Qui
incontrano il cugino ed erede di Sir Walter, William Elliot, con cui i rapporti si erano interrotti qualche anno prima. Elizabeth spera che questo
riavvicinamento sia dovuto ad un suo desiderio di corteggiarla, mentre Lady Russell suppone, giustamente, che ad interessare William sia Anne.
Anne però, non solo è ancora innamorata del capitano Wentworth ma non si fida pienamente del cugino. I suoi dubbi sono confermati quando si reca
a far visita ad una vecchia amica caduta in miseria, la signora Smith che rivela ad Anne il vero motivo del riavvicinamento del cugino. William
Elliot teme un matrimonio tra sir Walter e la signora Clay e la nascita di un nuovo erede.
Giungono a Bath anche i Musgrove al completo per comprare il corredo per le figlie Louisa ed Henrietta. Li accompagnano il capitano
Wentworth e il Capitano Harville. Anne e il capitano Wentworth hanno così la possibilità di riavvicinarsi e di chiarire i loro sentimenti.
I Capitoli cancellati
Capitolo X
Con le informazioni che aveva sul signor Elliot e con il permesso di rivelarle, Anne lasciò West Builds; la sua mente era profondamente concentrata
su quello che aveva appena udito e continuava a sentire, pensare, ricordare e rivedere tutto;
era sconvolta a causa del signor Elliot, sospirava al futuro di Kellynch, e si dispiaceva per Lady Russel, la cui fiducia in lui era stata completa.
L’imbarazzo che si doveva provare da questo momento in presenza del cugino! Come comportarsi
con lui? Come liberarsi di lui? Cosa fare con ognuna delle Persone a casa? Dove mostrarsi ciechi? Dove essere attivi?
Si trattava nel complesso di una confusione di immagini e dubbi, una perplessità, un’agitazione di cui
non poteva vedere la fine. Era in Gay St. e si sentiva ancora così sconvolta che quando l’Ammiraglio Croft le rivolse la parola, reagì
come se non si aspettasse di trovarlo in quel luogo e non era che a pochi passi dalla sua porta.
“Sta andando a fare visita a
mia moglie” disse l’ammiraglio. “Sarà molto lieta di vederla.”
Anna gli rispose che no, non aveva veramente tempo, stava tornando a casa. Ma mentre parlava, l’Ammiraglio era tornato indietro ed aveva bussato
alla porta, dicendo: “Sì, sì, entri; è tutta sola, vada e si riposi.”
Anne si sentiva
talmente poco incline in quel momento ad una compagnia di qualsiasi genere, che le diede molto fastidio essere costretta in quel modo ma fu
obbligata a fermarsi. “Visto che siete così gentile, disse, chiederò solo alla signora Croft come sta, ma
davvero non posso stare che cinque minuti. È sicuro che sia proprio sola?”
Le era venuta in mente la possibilità che il Capitano Wentworth fosse lì e con ansia voleva essere rassicurata o che si trovasse in casa o
che non lo fosse;...
“Oh! sì, proprio sola. Non c’è nessuno tranne la sua sarta, e sono state insieme
in quest’ultima mezz’ora, quindi dovrebbero finire presto.”
“La sua sarta! Allora sono sicura che la mia visita sia davvero inopportuna. Davvero, mi deve permettere di lasciare il mio biglietto da
visita ed essere così buono da spiegare più tardi alla signora Croft che non mi sono potuta trattenere.”
“No, no, davvero. Sarà così felice di vederla. Certo non giurerei che non abbia qualcosa di particolare da dirle ma sono certo che tutto andrà
per il meglio. Non voglio dare indizi. Bene, Miss Elliot, abbiamo cominciato a sentire strane cose al suo riguardo.”
(sorridendo davanti suo viso). “Ma non avete proprio l’aspetto grave come un piccolo giudice!”
Anne arrossì. “Ah, così va bene. Adesso va bene. Lo pensavo che non ci eravamo sbagliati.”
Anne fu lasciata ad indovinare la direzione dei suoi sospetti; la prima idea era stata una qualche rivelazione da parte di suo cognato
ma si vergognò di quel momento -e pensò a quanto fosse più probabile che intendesse parlare del signor Elliot.
La porta era aperta e il cameriere evidentemente era sul punto di negare la presenza della sua padrona, quando la vista del padrone lo fermò.
L’ammiraglio si divertì molto a quello scherzo. Anne giudicò che il suo trionfo su Stephen
fosse piuttosto lungo. Comunque la invitò al piano di sopra e passandole davanti disse: “Salirò io stesso e la farò entrare. Non posso rimanere
perché devo andare all’ufficio postale ma, se siederà per cinque minuti sono sicuro che Sophy verrà e non troverà nessuno che la disturberà,
non c’è assolutamente nessuno tranne Frederick qui” disse aprendo la porta mentre parlava.
Che tale persona fosse presentata come un Nessuno proprio a lei! Dopo averle permesso di sentirsi abbastanza al sicuro, dirle in quel modo
che sarebbe stata nell’istante successivo nella sua stessa stanza! Nemmeno il tempo per riprendersi! Per decidere come comportarsi o regolare le
sue maniere! Ci fu solo il tempo di impallidire, prima di attraversare la porta, e incontrare gli occhi attoniti del Capitano Wentworth che era
seduto accanto al fuoco facendo finta di leggere e non era preparato per nessuna sorpresa più grande del ritorno dell’Ammiraglio.
L’incontro fu ugualmente inaspettato da entrambe le parti. Non c’era niente che potesse esser fatto comunque, tranne soffocare i propri sentimenti
e mostrarsi gentili; l’Ammiraglio era troppo consapevole della situazione per lasciare pause
imbarazzanti. Ripeté ciò che aveva detto prima su sua moglie e tutti gli altri, insistette perché Anne si sedesse e fosse perfettamente a suo agio;
era dispiaciuto di dover andare via ma era sicuro che la signora Croft sarebbe scesa subito,
anzi sarebbe andato lui stesso al piano di sopra per informarla della loro presenza.
Anne si era seduta ma a quel punto si alzò per pregarlo
di non interrompere la signora Croft e ripetere il desiderio di andare e farle visita un’altra
volta. Ma l’Ammiraglio non volle sentirne parlare; se fosse tornata alla carica con maggiore perseveranza o se fosse uscita dalla stanza con
una più passiva determinazione non sarebbe stata
perdonata? Se non avesse provato orrore all’idea di qualche minuto di tête a tête con il capitano, non avrebbe potuto esser perdonata per non
avergli voluto dare l’idea del contrario? Tornò a sedersi, e l’Ammiraglio uscì; ma quando
raggiunse la porta disse: “Frederick, vorrei parlarti, se non ti dispiace.”
Il capitano lo raggiunse; e immediatamente, prima che fossero
usciti del tutto dalla stanza, l’Ammiraglio continuò: “Dal momento che sto per lasciarvi insieme,
è giusto che vi dia anche qualcosa di cui parlare, e così, se non ti dispiace...” A questo punto la porta fu chiusa con decisione ed Anne poté
solo cercare di indovinare il discorso. Anche se perse completamente ciò che seguì, le fu
impossibile non distinguerne il contenuto perché l’Ammiraglio, considerando che la porta era chiusa, stava parlando senza controllare il volume
della voce, anche se poteva chiaramente sentire i tentativi del suo compagno di trattenerlo.
Non dubitò che stessero parlando di lei. Sentì il suo nome e Kellynch ripetutamente e ne fu disorientata. Non sapeva cosa fare, o cosa
aspettarsi e tra le tante agonie temette la possibilità che il capitano non potesse tornare nella
stanza, la qual cosa, dopo il suo assenso a rimanere, sarebbe stato… troppo terribile da poter essere descritto a parole. Sembrava che stessero
parlando dell’affitto di Kellynch dell’Ammiraglio. Lo sentì dire qualcosa su “il contratto firmato
o non firmato” ma non sembrava essere molto agitato. Poi proseguì: “Odio trovarmi in una tale incertezza, devo saperlo subito. Sophy pensa lo
stesso.” Poi, in un tono più basso, il capitano Wentworth sembrò protestare, voler esser
scusato, voler rimandare qualcosa. “Suvvia” rispose l’Ammiraglio. “Adesso è il momento. Se non le parlerai tu, mi fermerò e ci penserò io stesso.”
“Molto bene, signore” fu il commento impaziente del suo compagno che aprì la porta mentre parlava.
“Lo farai allora, prometti che lo farai?” rispose l’Ammiraglio, con tutta la potenza naturale della sua voce, per niente attutita dalla porta sottile.
“Sì, signore, lo farò.”
L’Ammiraglio se ne andò in fretta, la porta fu chiusa, ed il momento in cui Anne si ritrovò sola con il Capitano Wentworth arrivò. Non poté
provare ad osservare il suo aspetto perché lui camminò verso la finestra come se fosse irresoluto ed imbarazzato; e nei cinque secondi successivi
si pentì di quello che aveva fatto, considerandolo poco saggio, ed arrossì per la sua indelicatezza. Desiderò di essere in grado di parlare del
tempo o del concerto, ma poté solo cercare sollievo prendendo uno dei giornali in mano.
Quella pausa angosciante finì quasi subito; lui si voltò
e si avvicinò al tavolo dove lei era seduta e disse con tono forzato: “Deve aver sentito, Madam, la mia promessa all’Ammiraglio Croft di
parlarle di un particolare argomento, e questa promessa mi obbliga – per quanto mi sia ripugnante ed è contro tutti i miei sentimenti di proprietà,
di prendermi una grande libertà – Mi accuserà di impertinenza, credo, considerando che le sto parlando a nome di un altro e parlando per
necessità – e l’Ammiraglio è un uomo che una persona che lo conosce come lei non potrà mai considerare impertinente. Egli è mosso sempre
dalle più gentili e migliori intenzioni, e lei si renderà conto che nient’altro lo spinge ad agire. Adesso sarò un suo tramite –anche se con
sentimenti molto peculiari— e sono obbligato a fare…” Si interruppe, ma solo per riprendere fiato e non sembrava attendere una risposta.
Anne ascoltò come se la sua vita dipendesse da quel discorso.
Lui andò avanti con maggiore energia. “L’Ammiraglio,
Madam, è stato informato questa mattina in confidenza che lei è, davvero sono terribilmente imbarazzato” (respirando e parlando più velocemente)
“Il disagio di dare un’informazione di questo tipo ad una delle persone coinvolte. Sicuramente lei non può non capirmi… Gli è stato detto in
confidenza che il signor Elliot… che tutto era stato deciso in famiglia per un’unione tra il signor Elliot… e lei. Gli è stato anche riferito che
vivrete a Kellynch e che per questo Kellynch vi dovrà essere restituita. L’Ammiraglio sa che ciò non può essere vero, ma gli è venuto in mente
che potrebbe essere vostro desiderio… Il compito affidatomi, Madam, è quello di dirle, se è questo ciò che la sua famiglia desidera, che il
contratto di affitto di Kellynch può essere annullato. Lui e mia sorella troveranno un’altra casa, comportandosi così come chiunque in simili
circostanze si sarebbe comportato con loro. Questo è tutto, Madam. Poche brevi parole da parte sua saranno sufficienti. Che debba esser io la
persona che ha ricevuto questo incarico è straordinario! E credetemi, Madam, tutto ciò non è privo di pene per me. Poche parole da parte sua e
poniamo fine all’imbarazzo e al disagio che entrambi proviamo.”
Anne provò a dire una o due parole ma erano incomprensibili. E prima che potesse riprendere il controllo di sé stessa, lui aggiunse: “Se solo lei
desidera che l’Ammiraglio mandi qualche riga a sir Walter, ciò sarà sufficiente.
Pronunci solo le parole e lo seguirò immediatamente con il suo messaggio.”
Questo fu detto con una tale fermezza che finalmente Anne
rispose: “No, signore, non c’è nessun messaggio. Siete stato mal… l’Ammiraglio è stato mal informato. Mi rendo conto della gentilezza delle sue
intenzioni ma c’è stata veramente un’incomprensione. Non c’è alcuna verità in tali notizie.”
Egli rimase un momento in silenzio. Anne si voltò verso di lui per la prima volta da quando era rientrato nella stanza. Il colore del suo volto
era mutato ed ora la guardava con un calore ed un’intensità tali che lei credeva non esistessero in altri occhi se non nei suoi.
“Queste notizie non sono vere?” ripeté “Nessuna parte di loro?”
“Nessuna.”
Era in piedi vicino ad una sedia, sollevato di potercisi appoggiare, o di giocherellarci. Poi si sedette, la avvicinò ad Anne, e la osservò con
un’espressione dolce. Il suo contegno non lo scoraggiò. Fu un dialogo silenzioso ma molto potente: dal lato di lui supplica e da quello di lei
accettazione. Le si avvicinò ancora, le prese una mano e la strinse: “Anne, mia cara Anne!” proruppe nella pienezza dei suoi sentimenti e tutte
le attese e l’indecisione finirono. Erano di nuovo insieme. Avevano ancora tutto ciò che avevano perso. Erano tornati al passato con solo un
aumento di affetto e confidenza ed erano tanto presi dalla felicità presente da sentirsi poco ben disposti nei confronti dell’interruzione della
signora Croft che arrivò non molto tempo dopo. Probabilmente nei dieci minuti che seguirono, vide qualcosa che la rese sospettosa poichè era
difficile che una donna come lei sperasse che la sarta l’avesse trattenuta più a lungo e si ritrovò a desiderare di avere qualche scusa per
abbandonare la casa, qualche tempesta che rompesse le finestre al piano superiore o l’arrivo del calzolaio per l’Ammiraglio.
La fortuna comunque li favorì in altri modi, con una pioggia leggera ma costante, nel bel mezzo della quale tornò l’Ammiraglio ed Anne propose
di tornare a casa. Fu prontamente invitata a cena e così venne mandato un biglietto a Camden Place ed Anne si fermò fino alle dieci. Durante quel
tempo, marito e moglie, seguendo le direttive della moglie, o semplicemente seguendo le loro abitudini, si assentarono spesso dalla stanza.
Salirono al piano di sopra perché avevano sentito un rumore o a quello di sotto per sbrigare delle faccende o in corridoio per sistemare una
lampada. E tutti quei preziosi momenti furono usati per dimenticare gli ansiosi sentimenti del passato.
Prima di separarsi quella notte,
Anne ebbe la felicità di esser rassicurata che (lungi dall’essere peggiorata nell’aspetto) ne aveva guadagnato in modo indescrivibile in fascino
personale e in carattere. Il suo era ora fissato nella mente di lui come quello perfetto - manteneva la giusta misura di forza e gentilezza;
L’ammirazione del signor Elliot durante la passeggiata lo aveva risvegliato, così come le scene accadute a Cobb e presso il Capitano Harville
avevano stabilito la sua superiorità.
Nei suoi precedenti tentativi di attaccarsi a Louisa Musgrove (dovuti a rabbia e risentimento) le assicurò che aveva continuamente sentito l’impossibilità di innamorarsi veramente di lei nonostante non avesse
ancora ben compreso la perfetta eccellenza di quella mente, al cui confronto quella di Louisa non avrebbe potuto reggere. A quel punto egli
aveva imparato a distinguere tra la fermezza dei principi e l’ostinazione di chi vuol agire a modo suo, tra l’audace intraprendenza e la
risolutezza di una mente tranquilla.
Aveva visto che tutto esaltava nella sua stima la donna che aveva perso ed aveva cominciato a biasimare l’orgoglio, la stupidità, la pazzia
del risentimento che gli avevano impedito di cercare di riconquistarla, quando si era trovata sulla sua strada.
Fin da quel momento la sua penitenza era stata più che severa. Scoprì di essere considerato dal suo amico Harville un uomo fidanzato.
Gli Harville non nutrivano alcun dubbio circa il reciproco affetto tra lui e Louisa e, sebbene a questo livello avesse ancora la possibilità
di contraddirli subito, quando capì che altri potevano pensarla allo stesso modo, la sua famiglia, lei medesima, allora decise che per onore
avrebbe rinunciato alla propria libertà. Tuttavia, se questa doveva essere la conclusione, libero non era, purtroppo, nel suo cuore! Non
aveva mai riflettuto seriamente sulla questione. Non aveva considerato con attenzione i pericoli che poteva suscitare quella eccessiva intimità
ad Uppercross e non aveva considerato che, mentre tentava di legarsi ad una delle due ragazze, avrebbe potuto alimentare chiacchiere spiacevoli.
Aveva scoperto troppo tardi che si era compromesso, e proprio quando iniziava a comprendere che non poteva innamorarsi in alcun modo a Louisa, le si
scoprì quasi fidanzato, se i suoi sentimenti per lui erano quelli che gli Harville supponevano.
Decise così di lasciare Lyme ed attese la sua completa guarigione. Avrebbe indebolito volentieri, con qualsiasi mezzo dignitoso, ogni
sentimento o congettura lo potesse riguardare. Rimase per qualche tempo nello Shropshire, con l’intenzione di tornare poi dai Croft a Kellynch
ed agire come gli fosse stato richiesto. Trascorse i suoi giorni nello Shropshire rimproverandosi per la cecità del proprio orgoglio e gli
errori dei propri calcoli, fino a che fu proprio Louisa a liberarlo con la stupefacente sorpresa del suo felice fidanzamento con Benwick. Bath,
Bath! Fu il suo immediato pensiero. E non tardò ad essere seguito dall’azione. Arrivò a Bath carico di speranza ma fu tormentato dalla gelosia
appena vide il signor Elliot! Ebbe modo di vedere tutti quei cambiamenti al concerto, influenzato anche dai pettegolezzi uditi al mattino, e poi era
giunto quel momento, così felice che neanche le parole potevano descriverlo, e nessun cuore tranne il suo era in grado di contenerlo.
Fu molto entusiasta, quasi adorabile, nel descrivere ciò che aveva provato al concerto. La serata sembrava piena di momenti bellissimi; l’istante
in cui lei si era fatta avanti all’Octagon Room per parlargli, il momento in cui era apparso il signor Elliot per portarla via ed uno o
due dei successivi, distintisi per un improvviso ritorno di speranza o per una maggiore depressione: narrò tutto con intenso fervore,
dalla prima all’ultima parola.
“Vederti,” esclamò “Tra coloro che non potevano augurarmi alcun bene, vedere tuo cugino accanto a te che parlava
e sorrideva e sentire quanto fosse orribilmente adatto ed adeguato alla situazione! Considerare questa unione come vivo desiderio di chiunque
potesse sperare di influenzarti… anche se i tuoi sentimenti fossero stati riluttanti o indifferenti, quali potenti appoggi avrebbe avuto lui
dalla sua parte! Ciò non era abbastanza per farmi diventar pazzo, quale appunto dimostrò essere il mio comportamento? Come potevo osservarvi
senza soffrire? Non fu proprio la vista dell’amica seduta dietro di te… non fu il ricordo di ciò che era stato… la consapevolezza della sua
influenza… l’indelebile, irremovibile impressione di quello che la persuasione aveva fatto un tempo… non era tutto contro di me?”
“Avresti dovuto distinguere” rispose Anne. “Non avresti dovuto sospettare di me; la situazione è talmente diversa, la mia età è diversa!
Se allora sbagliai a cedere alla persuasione, ricorda che fu persuasione esercitata solo in virtù della sicurezza, non del rischio. Quando
cedetti, pensai che fosse mio dovere. Ma qui non c’era alcun dovere da invocare. Sposando un uomo che mi è indifferente, avrei corso ogni
rischio e violato tutti i doveri.”
“Forse avrei dovuto ragionare così” rispose. “Ma non potevo. Non potevo trarre alcun beneficio dalle recenti scoperte circa il tuo carattere
che avevo acquisito. Ciò non poteva rassicurarmi. Ero sommerso, bruciato, perso nei precedenti sentimenti, gli stessi che mi avevano demolito
anno dopo anno. Potevo pensare a te solo come a colei che aveva ceduto, che mi aveva lasciato, che era stata influenzata da chiunque tranne
che da me. Ti ho visto con l’unica persona che ti aveva guidata proprio durante quel triste anno. Non avevo alcuna ragione per crederla priva
di autorità ora. Bisognava anche aggiungere la forza dell’abitudine.”
“Pensavo” disse Anne. “Che le mie maniere nei tuoi confronti avrebbero potuto risparmiarti molto di tutto ciò.”
“No, no, le tue maniere
avevano la disinvoltura che solo il fidanzamento con un altro uomo poteva dare. Ti ho lasciato credendo questo. Eppure… ero determinato a
rivederti.
Il mio spirito si riprese il mattino seguente e sentii che c’era ancora un motivo per rimanere qui. Le notizie dell’Ammiraglio cambiarono le cose.
Sin da quel momento ho cercato di decidere cosa fare e, se la notizia fosse stata confermata, questo sarebbe stato il mio ultimo giorno a Bath.”
Ci fu tempo di parlare di tutte queste cose e le interruzioni non fecero che accrescere l’attrattiva di tali confessioni. Bath poteva a stento
contenere altri due esseri allo stesso tempo così razionali e così incredibilmente felici come coloro che in quella serata occupavano il divano
del salotto del signor Croft in Gay Street.
Il Capitano Wentwoth si era premurato di incontrare l’Ammiraglio mentre tornava a casa, per soddisfarlo riguardo al signor Elliot e Kellynch,
e la delicatezza dell’Ammiraglio gli impedì di dire un’altra parola sull’argomento ad Anne. Sarebbe stato davvero molto sconcertato se le
avesse causato disagio parlandole di un così tenero argomento. Chi avrebbe potuto dirlo? Il cugino poteva piacere a lei più di quanto lei
piacesse a lui.
E, a ben pensarci, se avessero avuto davvero l’intenzione di sposarsi, perchè aspettavano così tanto?
Quando la serata si concluse, è probabile che l’Ammiraglio avesse ricevuto qualche nuova idea da sua moglie, la quale era stata particolarmente
affettuosa con Anne, persuadendola del fatto che sicuramente aveva visto e approvava.
Era stato un tale giorno per Anne! Le ore che erano trascorse da quando aveva lasciato Camden Place avevano fatto tanto per lei! Era
confusa, ma se si guardava indietro era altrettanto contenta. Era necessario riposare per tutto il resto della notte e rimandare al risveglio
la comprensione di quel particolare stato presente, poiché l’abbondante felicità le aveva causato mal di testa e stanchezza.
Capitolo XI
“Chi può essere in dubbio su ciò che seguì? Quando due giovani decidono di sposarsi, grazie alla loro perseveranza raggiungeranno lo scopo...”
“Lady Susan” fu scritto in forma epistolare probabilmente prima del 1805 ma fu pubblicato solo nel 1871 insieme alle “Memorie di
James Austen-Leigh” che ne scelse anche il titolo.
Trama: Dopo esser rimasta vedova, Lady Susan si trasferisce a Langford, presso la famiglia Manwaring. Dopo poco tempo però
le viene chiesto di trasferirsi altrove. La sua presenza non è più gradita perché ha suscitato la gelosia della signora Manwaring, flirtando spudoratamente
con suo marito e cercando di favorire il matrimonio di sua figlia Frederica con il suo
fidanzato della sorella di Mr. Manwaring, il ricco Sir James Martin.
All’inizio del romanzo, Lady Susan raggiunge la casa del signor Charles Vernon, fratello del suo defunto marito, senza sua figlia che lascia in una
scuola di Londra. Dalle sue lettere emerge che è ancora furiosa con Frederica per non aver sposato Sir James e la definisce stupida e priva di
attrattive.
Lady Susan a trentacinque anni è ancora una donna bella, attraente e dalle maniere affascinanti. Cerca di utilizzare queste sue
qualità per conquistare l’amicizia della signora Vernon.
Tuttavia la signora riesce a non farsi ingannare e comincia a preoccuparsi notevolmente quando suo fratello Reginald de Courcy,
che si trova in visita nella sua dimora, comincia a mostrare una certa simpatia nei confronti di Lady Susan.
Nel frattempo anche
Frederica arriva dai Vernon dopo aver cercato di scappare dalla scuola per evitare il matrimonio con sir James. La signora Vernon
si rende conto che si tratta di una ragazza intelligente, timida e gentile ed è felice di notare che si sta innamorando si suo fratello.
La tranquillità della famiglia è turbata dall’arrivo inaspettato di sir James che si invita da solo a restare. A Frederica non rimane che
chiedere aiuto a Reginald, nonostante Lady Susan le abbia proibito di far parola dei suoi sentimenti.
Reginald è così furioso per la situazione che litiga con lady Susan e minaccia di lasciare la casa dei Vernon e tornare a casa. Lady Susan riesce
però con le sue arti a riconquistare la sua fiducia.
Poche settimane più tardi, lady Susan si reca a Londra in visita dalla sua amica
Alicia Johnson.
Mentre la donna si lamenta del comportamento di suo
marito con Lady Susan, Reginald sente la conversazione e scopre la verità sulla natura di Lady Susan con cui era fidanzato in segreto.
Qui finiscono le lettere ma in un breve epilogo narrato dall’autrice si scopre che Frederica riesce a sposare Reginald mentre Lady Susan
convola a nozze lo stupido sir James.
Benché cominciato quando Jane Austen aveva solo diciassette anni, questo breve racconto rimasto incompiuto ha in sé
tutte le caratteristiche di quella che sarà la sua futura produzione. Non manca la solita ironia sferzante, la critica
nei confronti di vanità, orgoglio e cattivo carattere. La protagonista è una ragazza vivace, amante dei balli, intelligente e
capace di provare forti affetti.
Una delle sue migliori amiche viene spedita in India a trovare marito. È possibile che questo episodio sia stato
ispirato almeno in parte da Philedelphia, madre di Eliza e sorella di George Austen, che subì la stessa sorte ma tornò in Inghilterra in possesso di una grande fortuna.
Trama:
Catherine è una giovane piena di vita, amante dei balli e della lettura. Rimasta orfana da bambina, viene allevata da una zia rigida
e severa costantemente di cattivo umore.
Il grande dolore di Catherine è di aver perso le sue due migliori amiche, Cecilia e Mary Wynnie, con cui da bambina aveva costruito un piccolo
pergolato nel giardino di casa. Le due ragazze, figlie del
pastore del piccolo villaggio dove abita Catherine, sono state costrette a cercare la loro fortuna altrove dopo la
morte del padre che le ha lasciate praticamente in miseria.
Cecilia è partita per l’India e lì ha sposato un uomo con cui è molto
infelice. Mary invece abita da una parente ricca ed avara che la considera alla stregua di una mendicante.
Ad aumentare l’infelicità di Catherine c’è il fatto che il nuovo pastore, sua moglie e sua figlia sono persone insopportabili. Orgogliose
della famiglia da cui provengono, anche se impoveriti, non fanno che litigare con il vicinato per ogni piccolezza.
La monotonia della sua vita è diminuita dall’arrivo degli zii e della cugina Isabella di cui inizialmente Catherine è entusiasta ma
dopo una breve conversazione sui libri e sulle sorelle Wynnie, Catherine comincia a capire che la vuotaggine e
la vanità di sua cugina sono molto superiori a quello che aveva pensato inizialmente.
Un improvviso mal di denti le impedisce di unirsi agli zii e alla cugina per partecipare ad un ballo. Decide
così di scrivere a Mary. Quando finisce la lettera, si rende conto che il mal di denti è passato e si prepara per
andare al ballo ma mentre sta per uscire di casa, riceve la visita di un gentiluomo dall’aspetto bello in modo devastante -così lo descrive
la governante. Si tratta del fratello di Isabella, il signor Stanley, che è appena tornato dalla Francia.
Jane Austen non lo presenta
come un personaggio privo di difetti. Comincia con una gaffe, dicendo a Catherine che l’aveva scambiata per la domestica e ci mette mezz’ora per prepararsi nonostante tutto quello che doveva fare era cambiarsi le scarpe. Cosa più grave, non si cura minimamente della reputazione di Catherine ed entra con lei nella sala da ballo suscitando il malcontento
della zia.
Quando si rende conto di quanto la signora in questione sia irritata dalle attenzioni che presta a Catherine, Edward Stanley si mostra ancora più galante con la nipote e mantiene lo stesso comportamento per tutta la giornata successiva, facendo credere a Catherine di essere innamorato
di lei.
Edward parte il giorno successivo, senza salutare Catherine che però viene rincuorata dall’annuncio di Isabella: Edward si è dichiarato innamoratissimo di lei e solo l’ordine di suo padre di allontanarsi
l’ha convinto ad andare.
L’estate di Catherine passa senza avvenimenti particolari, a parte l’annuncio che Cecilia e suo marito stanno per tornare in Inghilterra.
In un pomeriggio estivo, Catherine riesce a convincere sua zia a recarsi in una città vicina per assistere
ad uno spettacolo teatrale. È necessaria però una compagnia maschile.
A questo punto purtroppo il romanzo finisce.
Questo romanzo incompleto fu scritto tra il 1803 ed il 1805, quando Jane Austen risiedeva a Bath, ma non fu pubblicato fino al 1871 insieme
alle memorie di James Edward Austen-Leigh che ne scelse anche il titolo.
Descrive il ritorno a casa di Emma Watson, educata da una zia più
ricca.
Non è chiaro perché Jane Austen non finì il romanzo anche se è probabile che fosse stato a causa della morte di suo padre.
Secondo le memorie di suo nipote, Jane Austen intendeva finire il romanzo in questo modo:
"Quando la sorella dell’autrice, Cassandra, mostrò il manoscritto ad alcune delle sue nipoti, disse anche loro qualcosa su come la
storia si sarebbe dovuta sviluppare; credo, infatti, che con nessun altro Jane abbia parlato così liberamente del suo lavoro. Il signor Watson
sarebbe morto presto; ed Emma sarebbe andata a vivere dalla sua stupida cognata e da suo fratello. Avrebbe rifiutato una proposta di matrimonio da Lord
Osborne, e buona parte dell’interesse della storia sarebbe stato suscitato dall’amore di Lady Osborne per il signor Howard, e dall’affetto di
quest’ultimo per Emma, che alla fine sposerà."
Trama:
Il signor Watson è un parroco vedovo con due figli e quattro figlie. La più giovane, Emma, è stata cresciuta da una ricca zia ed ha una migliore
educazione delle sue sorelle.
Quando la zia si sposa e si trasferisce in Irlanda, Emma è obbligata a tornare nella casa di suo padre da cui era stata assente per molti anni.
Poco dopo il suo arrivo, viene invitata ad un ballo. Poiché solo la sorella Elizabeth si trova a casa in quei giorni e il signor Watson, a causa della sua malattia ha
bisogno di assistenza, Emma è costretta a parteciparvi da sola e viene scortata dagli Edwards
che possiedono una carrozza. Gli Edwards hanno una figlia che si chiama Mary di cui Samuel Watson, fratello di Emma, è innamorato. Elizabeth
prega Emma di notare
con chi avrebbe ballato Mary e anche di fare attenzione a Tom Musgrave, un giovane pieno di fascino di cui tutte le ragazze del vicinato sono
innamorate. Su di lei, invece, Tom non ha lasciato alcuna impressione perché è innamorata di un certo Purvis. La loro storia non ha avuto un esito positivo a causa delle
interferenze di Penelope.
È in questa occasione che Emma dichiara di
preferire l’idea di diventare un’insegnante piuttosto che sposare un uomo che non ama. Elizabeth dice di esser d’accordo ma subito dopo afferma che avrebbe
sposato chiunque in possesso di un minimo di buon senso e denaro pur di non diventare un’insegnante.
Emma scopre che gli Edwards sono persone gentili ed amichevoli e nota il rossore di Mary quando suo fratello Samuel viene menzionato ma si rende
anche conto che i genitori di lei non approverebbero un matrimonio vista la mancanza di mezzi di Samuel.
Al ballo Emma fa la conoscenza degli Osborne, una famiglia ricca e titolata, la cui
partecipazione è considerata da tutti un grande onore. Insieme agli Osborne arrivano anche Miss Carr, amica di Miss Osborne, il signor
Howard che è il vicario e sua sorella, la signora Blake con il figlio Charles.
Durante il ballo Emma viene a sapere che Miss Osborne ha rifiutato di ballare con
Charles dopo avergli promesso le prime due danze, così gli chiede di essere il suo partner. I due attirano l’attenzione dei
presenti ed in particolare di Lord Osborne che chiede a Tom Musgrove di ballare con Emma, di modo che lui la possa osservare danzare. Tom si fa
presentare ma, quando le chiede di ballare, lei lo rifiuta perché già impegnata con signor Howard. Prima di andare via gli Osborne si
accomiattano da lei personalmente.
Il giorno dopo, Tom Musgrave raggiunge Emma a casa degli Edwards e le comunica che suo padre non può mandarle la carrozza offrendosi nel
contempo di poterla scortare a casa. Emma però rifiuta e per fortuna il signor Edwards le mette a disposizione la carrozza. Una volta arrivata a casa, Emma scopre che suo padre ha
incontrato signor Howard e che questi ha chiesto informazioni su una delle sue figlie ma ha dimenticato quale.
Pochi giorni più tardi Tom Musgrove e Lord Osborne fanno visita ai Watson per la prima volta. L’evento successivo è il ritorno di Margaret,
Robert e di sua moglie Jane. Emma ha una pessima impressione dei tre.
Quella sera anche Tom Musgrove visita i Watson e Margaret, convinta che sia perché innamorato di lei, lo invita per il giorno dopo. Tom però
non si fa vedere.
Prima di partire Robert e Jane invitano Emma a far loro visita ma Emma rifiuta.
Qui finisce la storia.
Il titolo originale dell’opera è "I Fratelli", probabilmente riferito ai fratelli Parker. Dopo la morte di Jane Austen, la famiglia lo chiamò "Sanditon", dal nome della città sulla costa in cui è ambientato.
È un romanzo incompleto, che Jane cominciò alcuni mesi prima di morire. Poiché lo firmò personalmente, siamo oggi certi che lo cominciò nel gennaio del 1817 e che ci lavorò fino al 18 marzo dello stesso anno.
Trama:
Il romanzo comincia con un incidente. Una carrozza si ribalta nei pressi di un piccolo villaggio e signor Parker, a cui appartiene la carrozza,
viene soccorso dal signor Heywood.
Poiché in paese non c’è nemmeno un dottore, il signor Heywood invita il signor Parker e sua moglie ad
entrare in casa. Prima però signor Parker insiste per presentarsi:
“Il mio nome forse... sarà sconosciuto a questa distanza dalla costa -ma Sanditon- tutti hanno sentito parlare di Sanditon -la preferita-
certamente il luogo preferito di tutti coloro che si trovano sulla costa del Sussex; -il posto preferito dalla natura e che promette di essere
il più scelto dall’uomo.”
Ne segue una breve discussione in cui il signor Parker tesse le lodi di Sanditon senza però riuscire a convincere il suo interlocutore che
è più preoccupato per la storta alla caviglia del suo nuovo conoscente piuttosto che per le bellezze del paese in cui abita.
Il signor Parker e sua moglie trascorrono due settimane a casa del signor Heywood da cui ricevono tutte le gentilezze dovute ad un ospite.
Per ringraziarlo, il signor Parker invita sua figlia maggiore Charlotte a trascorrere l’estate a Sanditon.
L’abitante più in vista di Sanditon è Lady Denham che ha ereditato la sua fortuna dal primo marito ed il titolo dal secondo e che è una
delle persone più avare che abbia mai vissuto in Inghilterra.
Lady Denham vive con una nipote, Clara, una ragazza completamente priva
di mezzi ma dal carattere apparentemente amabile.
Una volta arrivati a Sanditon, il signor Parker riceve e legge a voce alta una lettera di sua sorella Diana che si lamenta della sua salute,
di quella dell’altra sorella Susan che si è appena fatta strappare due denti e di Arthur, il loro fratello minore. Il signor Parker si rammarica per l’assenza di Sidney,
l’altro suo fratello, dicendo che avrebbe saputo fare due o tre osservazioni veramente divertenti su quella lettera.
Nel frattempo Charlotte ha occasione di conoscere meglio il nipote di Lady Denham che sembra molto desideroso di conquistare la bella Clara.
Charlotte però non è impressionata dalle sue maniere e ne conclude che si deve trattare di una persona piuttosto sciocca.
La sorpresa arriva quando Diana, Susan e Arthur vengono a Sanditon. Diana infatti desidera trovare una casa per la signora Griffith, una donna
che si guadagna da vivere facendo da chaperon alle ragazze della buona società. Tra queste la più importante è un’ereditiera indiana.
Charlotte e la signora Parker si recano in visita a Lady Denham e per strada incontrano proprio Sidney, un giovane bello ed elegante che promette di fare loro visita.
La storia si conclude con l’arrivo nel salottino di Lady Denham.