Scritti tra il 1787 e il 1790:

Edgar ed Emma
La bella Cassandra
Sir William Mountague
Amelia Webster
La visita: una commedia in due atti
Il mistero: un racconto incompleto
Ode alla pietà
Frederic e Elfrida
Le Tre Sorelle
Jack e Alice
Henry e Eliza

Scritti tra il 1790 e il 1792:
Amore e Amicizia
La storia dell’Inghilterra
Bozze (Lettere dedicate a Fanny)
Lesley Castle

Scritti tra il 1792 e il 1793:
Evelyn
Catherine o la Pergola




      La bella Cassandra


Un romanzo in dodici capitoli
Dedicato con il permesso della signorina Austen:

Madam,
Lei è una Fenice. Il suo gusto è raffinato, i suoi sentimenti sono nobili e le sue virtù innumerevoli. La sua persona è deliziosa, la sua figura elegante e la sua forma maestosa.
Le sue maniere sono perfette, la sua conversazione razionale e il suo aspetto singolare. Se, quindi, il seguente racconto le procurerà un momento di divertimento, ogni desiderio diverrà realtà per la
Sua più obbediente
umile servitrice,
l’autrice

Capitolo Primo

Cassandra era la figlia e unica figlia di una famosa produttrice di cappelli in Bond Street. Suo padre era di nobile nascita poiché era imparentato al maggiordomo della duchessa di---.

Capitolo Secondo

Quando Cassandra ebbe raggiunto il suo sedicesimo anno, era incantevole e amabile e sul punto di innamorarsi di un elegante cappello che sua madre aveva appena completato, ordinato dalla Contessa di--, lo mise sulla sua gentile testa e lasciò il negozio di sua madre per far fortuna.

Capitolo Terzo

La prima persona che incontrò fu il visconte di --, un giovane non meno lodato per il suo talento e le sue virtù che per la sua eleganza e bellezza.
Lei fece un inchino e camminò oltre.

Capitolo Quarto

Raggiunse allora una pasticceria dove divorò sei gelati, rifiutò di pagarli, colpì la cuoca e camminò oltre.

Capitolo Quinto

Successivamente salì su una carrozza da nolo e ordinò che la portasse a Hampstead, dove, una volta arrivata, ordinò al cocchiere di girarsi e di riportarla indietro.

Capitolo Sesto

Dopo esser tornata nella stessa strada da cui era partita, il cocchiere domandò di essere pagato.

Capitolo Settimo

Frugò nelle sue tasche diverse volte; ma ogni ricerca fu inutile. Non riuscì a trovare del denaro. L’uomo si fece perentorio. Lei si mise in testa il suo cappello e scappò via.

Capitolo Ottavo

Attraversò molte strade senza incontrare alcuna avventura, fino a quando girò l’angolo in una piazza di Bloomsbury Square ed incontrò Maria.

Capitolo Nono

Cassandra sobbalzò e Maria sembrò sorpresa; tremarono, arrossirono, impallidirono e si allontanarono in mutuo silenzio.

Capitolo Decimo

Cassandra venne poi avvicinata dalla sua amica la Vedova che, facendo uscire la sua piccola testa attraverso la finestra, le chiese come stava. Cassandra fece un inchino e si allontanò.

Capitolo Undicesimo

Un quarto di miglio la riportò sotto il tetto paterno in Bond Street da cui adesso era stata assente per sette ore.

Capitolo Dodicesimo

Entrò e fu abbracciata da sua madre, quella degna donna.
Cassandra sorrise e sussurrò: "Questa è stata una giornata ben trascorsa."

Finis
Sir William Mountague

Un racconto incompleto è dedicato umilmente a Charles John Austen Esqre.,
dalla sua più obbediente e umile servitrice
L'Autrice

Sir William Mountague era il figlio di Sir Henry Mountague, che era il figlio di Sir John Mountague, un discendente di Sir Christopher Mountague, che era il nipote di Sir Edward Mountague, il cui avo era Sir James Mountague, un parente stretto di Sir Robert Mountague, che ereditò il titolo e la proprietà da Sir Frederic Mountague.
      Sir William aveva circa diciassette anni quando suo padre morì e gli lasciò una bella fortuna, una casa antica e un parco pieno di cervi. Sir William non era da molto tempo in possesso della sua proprietà che si innamorò delle tre signorine Cliftons di Kilhoobery Park. Queste giovani signorine erano tutte ugualmente giovani, ugualmente belle, ugualmente ricche ed ugualmente amabili -- Sir William era ugualmente innamorato di tutte loro e, non sapendo quale preferiva, lasciò il paese e affittò una casa in un villaggio vicino a Dover.
      Nel ritiro che aveva raggiunto nella speranza di trovare un sollievo per i suoi dolori d’amore, si innamorò di una giovane vedova di qualità che era arrivata nel suo stesso villaggio per un cambiamento d’aria, dopo la morte di suo marito che aveva sempre amato teneramente e di cui lamentava con sincerità la scomparsa.
      Lady Percival era giovane, piena di talento e incantevole. Sir William l’adorava e lei accettò di diventare sua moglie. Pressata con veemenza da Sir William a nominare il giorno in cui l’avrebbe potuta condurre all’altare, si decise per il lunedì successivo che era il primo di settembre. Sir William amava andare a caccia e non sopportava di perderne un giorno, nemmeno per una tale causa. La pregò di rimandare il matrimonio di un breve periodo. Lady Percival si infuriò e tornò a Londra il lunedì successivo.
      Sir William fu dispiaciuto di vederla andar via ma poiché sapeva che avrebbe sofferto molto di più per la perdita del primo settembre, il suo dolore fu accompagnato da un misto di felicità e la sua afflizione fu considerevolmente diminuita dalla sua gioia.
      Dopo esser rimasto nel villaggio per qualche altra settimana, lo lasciò e andò nella casa di un amico nel Surrey. Il signor Brudenell era un uomo di buon senso e aveva una bella nipote di cui presto Sir William si innamorò. Ma Miss Arundel era crudele; preferiva un certo signor Stanhope: Sir William sparò al signor Stanhope; a quel punto la signora non aveva alcun motivo per rifiutarlo; lo accettò e decisero di sposarsi il ventisette ottobre. Ma il venticinque Sir William ricevette una visita da Emma Stanhope, la sorella della sfortunata vittima della sua furia. Lo pregò di darle un risarcimento per il crudele assassinio di suo fratello. Sir William le chiese di nominare un prezzo. Lei lo fissò a 14 scellini. Sir William le offrì sé stesso e la sua fortuna. Andarono a Londra il giorno successivo e vennero sposati in una cerimonia privata. Per due settimane Sir William fu completamente felice ma un giorno vide una donna incantevole entrare in una carrozza in Brook Street, si innamorò di lei violentemente. Dopo aver chiesto il nome di quella bella sconosciuta, scoprì che era la sorella della sua vecchia amica Lady Percival, cosa che lo rese molto felice, poiché sperava di avere, grazie alla sua amicizia con Sua Signoria, libero accesso a Miss Wentworth........

Finis
Amelia Webster


Un racconto interessante e ben scritto
è dedicato con il permesso
della
Signora Austen
dalla
Sua umile Servitrice
l’Autrice

Lettera Prima

Alla signorina Webster

Mia cara Amelia,
Sarai lieta di sentire del ritorno del mio amabile fratello dall’estero. È arrivato giovedì e non ho mai visto una forma migliore, tranne quella della tua sincera amica,
Matilda Hervey

Lettera Seconda

All’onorevole H. Beverley

Caro Beverley, Sono arrivato lo scorso giovedì e ho ricevuto una calda accoglienza da mio padre, mia madre e dalle mie sorelle. Queste sono tutte ragazze istruite --particolarmente Maud, che penso sarebbe adatta a te come moglie. Cosa ne dici? Riceverà duemila sterline e tutto quello che riuscirai ad ottenere. Se non la sposerai offenderai mortalmente
George Hervey

Lettera Terza

Alla signorina Hervey

Cara Maud,
Credimi, sono lieta di sentire dell’arrivo di tuo fratello. Ho un migliaio di cose da raccontarti ma la mia lettera mi permette solo di aggiungere che sono la tua affezionata amica,
Amelia Webster

Lettera Quarta

Alla signorina Hervey

Cara Sally,
ho trovato una vecchia quercia cava molto conveniente per lasciare le nostre lettere; perché come sai, intratteniamo da tempo una corrispondenza privata. È a circa un miglio dalla mia casa e a sette dalla tua. Forse potrai chiederti perché non abbia scelto un albero che si trovasse ad una distanza uguale -- ero conscio della questione ma ho pensato che la passeggiata ti sarebbe stata di beneficio nel tuo debole stato di salute, e così l’ho preferita rispetto ad una più vicina alla tua casa e sono il tuo fedele,
Benjamin Bar

Lettera Quinta

Alla signorina Hervey

Cara Maud,
Scrivo adesso per informarti che non mi sono fermata a casa tua mentre andavo a Bath, lunedì scorso. --Ho molte altre cose di cui informarti ma la mia lettera mi ricorda che devo concludere;
Credimi tua sempre ecc...
Amelia Webster

Lettera Sesta

Alla signorina Webster

Sabato
Madam
un umile ammiratore le scrive -- L’ho vista, incantevole bionda, mentre passava lo scorso lunedì, davanti alla nostra casa mentre andava a Bath. L’ho vista attraverso un telescopio e sono stato così colpito dal suo fascino che da quel momento non sono stato in grado di toccare cibo.
George Hervey

Lettera Settima

A Jack

Mentre stavo facendo colazione questa mattina, mi è stato portato il giornale e, nella lista dei matrimoni, ho letto quando segue:
"Cavaliere George Hervey alla signorina Amelia Webster"
"Henry Beverley cavaliere alla signorina Hervey"
"Benjamin Bar cavaliere alla signorina Sarah Hervey"
tuo,
Tom

Finis

La visita:

una commedia in due atti


Dedica
Al reverendo James Austen
Signore,
Il seguente dramma, che umilmente raccomando alla sua Protezione e Patronaggio, anche se inferiore a quelli celebrati nelle commedie chiamate "La scuola della gelosia" e "L’uomo viaggiatore", spero che procuri un poco di divertimento a un rispettabile curato quale è Lei; questo è stato lo scopo mentre veniva composto dalla Sua umile servitrice,
L’autrice

Dramatis Personae:
Sir Arthur Hampton
Lady Hampton
Lord Fitzgerald
Miss Fitzgerald
Stanly
Sophy Hampton
Willoughby, il nipote di Sir Arthur
Cloe Willoughby

Le scene sono ambientate in casa di Lord Fitzgerald

Atto Primo

Scena prima, un salotto

Entrano Lord Fitzgerald e Stanly.

Stanly
Cugino, tuo servitore.

Fitzgerald
Stanly, buongiorno a te. Spero che tu abbia dormito bene stanotte.

Stanly
Rimarchevolmente bene, grazie.

Fitzgerald
Temo che tu abbia trovato il letto troppo corto. È stato acquistato ai tempi di mia nonna che era lei stessa una donna molto bassa ed aveva deciso di adattare tutti i letti alla sua lunghezza perché non desiderava avere compagnia in casa a causa di un impedimento nella pronuncia che sapeva essere molto sgradevole per i suoi compagni.

Stanly
Non c’è bisogno di scuse, caro Fitzgerald.

Fitzgerald
Non ti angoscerò con troppa buona educazione-- ti prego solo di considerarti tanto a casa tua quanto in quella di tuo padre. Ricora, "il più libero, il più benvenuto".

Fitzgerald esce.

Stanly
Amabile giovane! "Le tue virtù, si potessero imitare
Che felice sarebbe il destino di Stanly"

Esce Stanly

Scena Seconda

Stanly e la signorina Fitzgerald.

Stanly
Quale compagnia aspetta per cena, mia cara cugina?

La signorina Fitzgerald
Sir Arthur e Lady Hampton; la loro figlia e i loro nipoti.

Stanly
La signorina Hampton e sua cugina sono entrambe belle, no?

La signorina Fitzgerald
La signorina Willoughby lo è molto. La signorina Hampton è una ragazza carina ma non uguale a sua cugina.

Stanly
Suo fratello non è legato a quest’ultima?

La signorina Fitzgerald
La ammira, lo so ma non credo che ci sia niente di più. Davvero, l’ho sentito dire che era la ragazza più bella, compiacente e amabile del mondo e che tra tutte la preferirebbe come moglie ma non è mai andato oltre, ne sono certa.

Stanly
Eppure mio cugino non dice nulla che non pensa.

La signorina Fitzgerald
Mai. Sin dalla culla è sempre stato rigidamente rispettoso della verità.

Fine del Primo atto

Atto Secondo

Scena Prima. Il soggiorno. Sedie attorno a un tavolo. Lord Fitzgerald, la signorina Fitzgerald e Stanly sono seduti.

Entra un servitore.

Servitore
Sir Arthur e Lady Hampton. La signorina Hampton, il signore e la signorina Willoughby.

Il servitore esce

Entra la compagnia

La signorina Fitzgerald
Spero di avere il piacere di sapere che Sua Signorina sta bene. Sir Arthur, vostra servitrice. Vostra, signor Willoughby. Cara Sophy, Cara Cloe, --

Alternativamente ognuno porge i suoi omaggi.

La signorina Fitzgerald
Per favore, accomodatevi.

Si siedono.

Oh, ci dovrebbero essere otto sedie e non ce ne sono che sei. Comunque, se Sua Signoria prenderà sir Arthur sul grembo e Sophy mio fratello sul suo, credo che staremo bene.

Lady Hampton
Oh! Che piacere...

La signorina Fitzgerald
Sono veramente sconvolta nell’affollarvi in questa maniera ma mia nonna (che comprò tutti i mobili di questa stanza) non aveva mai una grande compagnia e non pensò necessario acquistare più sedie di quelle sufficienti per lei e la sua famiglia e per due sue amiche particolari.

Sophy
La prego di non scusarsi. Suo fratello è molto leggero.

Stanly, a parte
Che cherubino è Cloe.

Cloe, a parte
Che serafino è Stanly.

Entra un servitore.

Servitore
La cena è servita.

Si alzano tutti.

La signorina Fitzgerald
Lady Hampton, Miss Hampton, Miss Willoughby.

Lady Hampton, Miss Hampton, Miss Willoughby. Stanly prende la mano di Cloe; Lord Fitzgerald, Sophy; Willoughby, la signorina Fitzgerald; sir Arthur e Lady Hampton escono.

Scena Seconda, camera da pranzo.

La signorina Fitzgerald in cima, Lord Fitzgerald in fondo. La compagnia in ogni lato. I servitori aspettano.

Cloe
Disturberò il signor Stanly per un poco della zampa di mucca fritta e cipolle.

Stanly
Oh, Madam, c’è un piacere segreto nell’aiutare una signora così amabile.

Lady Hampton
Le assicuro, milord, che Sir Arthur non tocca mai il vino; ma Sophy berrà un bicchiere colmo, ne sono certa, per far piacera a Sua Signoria.

Lord Fitzgerarld
Vino invecchiato o idromele, signorina Hampton?

Sophy
Se è lo stesso per lei, sir, preferirei della birra calda con del pane tostato e della nocciola.

Lord Fitzgerarld
Due bicchieri di birra calda con pane tostato e nocciola.

La signorina Fitzgerarld
Temo, signor Willoughby, che non si prenda cura di sé. Temo che non ci sia nulla che le piaccia.

Willoughby
Oh, Madam, non posso desiderare nulla se ci sono aringhe rosse sul tavolo.

Lord Fitzgerarld
Sir Arthur, assaggi la trippa. Credo che non troverà nessuna mancanza.

Lady Hampton
Sir Arthur non mangia mai la trippa; ha troppo sapore per lui, milord.

La signorina Fitzgerald
Porta via il fegato e il corvo e porta il pudding.

Una breve pausa

La signorina Fitzgerald
Sir Arthur, non desidera un po’ di pasticcio di rognone?

Lady Hampton
Sir Arthur non mangia mai il pasticcio di rognone, madam. È un piatto troppo pesante per lui.

La signorina Fitzgerald
Mi concede l’onore di prenderne un po’? John, porta via il pasticcio e porta il vino.

I servi portano via tutto e tornano portando bottiglie e bicchieri.

Lord Fitzgerald
Vorrei che avessi un dolce da offrirle. Ma mia nonna, quando era in vita, distrusse la serra per costruire un recinto per i tacchini con il materiale; e non siamo stati più in grado di costruirne un’altra.

Lady Hampton
La prego di non scusarsi, milord.

Willoughby
Forza, ragazze, fate girare la bottiglia.

Sophy
Un’idea molto buona, cugino; l’approvo di tutto cuore. Stanly, lei non beve.

Stanly
Madam, sto bevendo sorsi d’amore dagli occhi di Cloe.

Sophy
Questo è uno scarso nutrimento. Forza, brindi ad una migliore conoscenza.

La signorina Fitzgerald raggiunge un armadio e ne prende una bottiglia.

La signorina Fitzgerald
Questo, signore e signori, è uno dei più cari manufatti della nonna. Eccelleva nella preparazione del vino di ribes. Per favore, lo assaggi, Lady Hampton.

Lady Hampton
Quanto è rinfrescante!

La signorina Fitzgerald
Penso, con il permesso di milady, che sir Arthur dovrebbe assaggiarne un poco.

Lady Hampton
Assolutamente no. Sir Arthur non beve mai niente di così elaborato.

Lord Fitzgerald
Ed ora, mia amabile Sofia, accetti di sposarmi.

Le prende la mano e la conduce al centro.

Stanly
Oh, Cloe! Posso sperare che mi renda...

Cloe
Lo farò.

Si fanno avanti.

La signorina Fitzgerald
Visto che lei, Willoughby, è l’unico che è rimasto, non posso rifiutare la sua seria domanda -- Ecco la mia mano.

Lady Hampton
Che possiate essere tutti felici!

Finis

Frederic e Elfrida


Alla signorina Lloyd
Mia cara Martha,
Come piccola testimonianza della gratitudine che sento per la tua generosità nel finire il mio cappotto di mussola, le offro questa piccola produzione della sua sincera amica
l'autrice
Capitolo Primo

Lo zio di Elfrida era il padre di Frederic; in altra parole, i due erano cugini dal lato paterno.
      Poiché erano entrambi nati nello stesso giorno ed erano stati allevati nella stessa scuola, non è una meraviglia che si rivolgessero l’uno all’altra con qualcosa di più di semplice gentilezza. Si volevano sinceramente bene, ma erano entrambi determinati a rispettare quelle regole di proprietà che imponevano di non rivelare il proprio attaccamento né all’oggetto amato né a nessun altro.
      Erano entrambi molto belli e così simili che non tutti erano in grado di distinguerli. Nemmeno i loro amici più intimi avrebbero saputo come fare se la forma del viso, il colore degli occhi, la lunghezza del naso ed il colorito non fossero stati differenti.
      Elfrida aveva un’amica intima a cui, trovandosi in visita da una zia, scrisse questa lettera:

Alla signorina Drummond
Cara Charlotte
Ti sarò molto grata se mi comprerai, durante il tuo soggiorno dalla signora Williamson, un nuovo cappello alla moda, che si adatti alla carnagione della tua
E. Falknor

Charlotte, che aveva una naturale tendenza a cercare di accontentare tutti, quando tornò in campagna, comprò all’amica il cappellino che desiderava, e così finì questa piccola avventura con grande soddisfazione di entrambe le parti.
      Al suo ritorno a Crankhumdunberry (del cui ameno villaggio suo padre era Rettore) Charlotte fu ricevuta con la più grande gioia da Frederic e Elfrida che, dopo averla abbracciata a turno, le proposero di fare una passeggiata in Grove of Poplars che conduceva dal vicariato ad un prato lussureggiante. Ospitava una grande varietà di fiori e veniva innaffiato da una fonte portata alla Valley of Tempé da un passaggio sotterraneo. Si trovavano in questo luogo da appena nove ore quando furono piacevolmente colpiti nel sentire una voce incantevole cantare questa strofa.

Canzone:
Quel Damon era innamorato di me
Una volta pensavo e Credevo
Ma adesso che non lo vedo,
temo di essere stata ingannata.

Appena questi versi cessarono due giovani donne eleganti che si tenevano a braccetto apparvero sul sentiero ma appena li videro presero una strada differente e scomparvero alla vista.

Capitolo Secondo

Poiché Elfrida e i suoi compagni avevano visto a sufficienza per sapere che non si trattava né delle due signorine Green, né della signora Jackson e sua figlia, non poterono evitare di esprimere la loro sorpresa a quella apparizione; alla fine ricordarono che una nuova famiglia aveva preso una casa non molto lontana dal prato, così corsero a casa, determinati a non perdere tempo nel fare la conoscenza di due ragazze tanto amabili che immaginarono facessero parte della nuova famiglia.
      Così determinati, andarono quella stessa sera a porgere i loro omaggi alla signora Fitzroy e alle sue due figlie. Quando entrarono nell’elegante soggiorno, decorato con fiori artificiali, furono colpiti dall’aspetto di Jezalinda, la più grande delle giovani Lady; ma dopo esser rimasti seduti per parecchi minuti, l’arguzia e il fascino che risplendeva nella conversazione dell’amabile Rebecca li incantò al punto che allo stesso tempo esclamarono:
      “… non posso evitare di esprimere il mio rapimento alle incredibili qualità della sua mente che suppliscono ampiamente all’orrore che il suo aspetto può ispirare all’inconsapevole visitatore.”
      “I suoi sentimenti sulle differenze tra le mussole inglesi e quelle indiane sono espressi in modo così nobile e la saggia preferenza accordata alle prime, hanno fatto nascere in me un’ammirazione di cui posso dare un’idea adeguata se non assicurandole che è quasi uguale a ciò che provo per me stessa.”
      Poi facendo un inchino profondo all’amabile e timida Rebecca, lasciarono la stanza e tornarono a casa.
      Da quel momento l’intimità tra le famiglie Fitzroy, Drummond e Falknor aumentò di giorno in giorno fino a raggiungere il punto in cui non avevano nessuno scrupolo nel calciare fuori della finestra l’uno o l’altro alla minima provocazione.
      Durante questo felice stato di armonia, la maggiore delle signorine Fitzroy scappò con il cocchiere e l’amabile Rebecca fu chiesta in moglie dal Capitano Roger del Buckinghamshire. La signora Fitzroy non approvava l’unione a causa della giovane età della coppia, Rebecca aveva 36 anni ed il Capitano Roger poco più di 63. Per rimediare a questa obbiezione, la coppia accettò di attendere fino a quando sarebbe stata un po’ più vecchia.

Capitolo Terzo

Nel frattempo i genitori di Frederic suggerirono a quelli di Elfrida un’unione tra i due che fu accolta con piacere, gli abiti per il matrimonio furono comprati e non rimase nulla da decidere tranne la data delle nozze.
      Per quanto riguarda l’incantevole Charlotte, che fu importunata dalla richiesta di fare un’altra visita a sua zia, decise di accettare l’invito e di conseguenza andò dalla signora Fitzroy per accomiatarsi dall’amabile Rebecca, che trovò circondata da Polveri, Creme e Colori, che stava usando per cercare di migliorare la naturale bruttezza del suo volto.
      “Sono venuta, mia amabile Rebecca, per accomiatarmi da te perché sono destinata a trascorrere i quindici giorni futuri con mia zia. Credimi, questa separazione è molto dolorosa, ma è necessaria come il lavoro con cui sei occupata adesso.”
      “Ad essere sincera, mia cara” rispose Rebecca, “Ho cominciato a pensare (forse non a ragione) che il mio incarnato non faccia onore al resto del mio viso e perciò ho deciso di dipingerlo di un bianco e rosso che odierei usare in un’altra occasione, visto che detesto questi artifici.”
      Charlotte, che aveva capito perfettamente il senso del discorso della sua amica, aveva un’indole troppo gentile per rifiutarle quello che veramente desiderava – un complimento, e si separarono come le migliore amiche del mondo.
      Con il cuore pesante e gli occhi lucidi salì sul bel veicolo che la portò dai suoi amici a casa; ma, triste com’era, rifletté poco su quale strana maniera ci ritornava. All’ingresso di Londra, che era il luogo dove Mrs. Williamson dimorava, il cocchiere, la cui stupidità era sorprendente, dichiarò senza la minima vergogna di essere totalmente ignorante su quale parte della città avrebbe dovuto guidare. Charlotte, la cui natura abbiamo già conosciuto, aveva un desiderio sincero di compiacere chiunque e con la più grande condiscendenza e buon umore lo informò che doveva raggiungere Portland Place, cosa che lui fece e Charlotte si trovò presto tra le braccia di sua zia.
      Si erano appena sedute come al solito che la porta improvvisamente si aprì e un signore di una certa età con un viso giallastro e un vecchio cappotto rosa, in parte per sua volontà e in parte per debolezza arrivò ai piedi dell’incantevole Charlotte, dichiarando il suo attaccamento per lei e implorando la sua pietà nella maniera più commovente.
     Non essendo capace di rendere infelice nessuno, accettò di diventare sua moglie; allora il gentiluomo lasciò la stanza e la tranquillità fu ristorata. La loro quiete comunque continuò solo per un breve periodo, perché la porta si aprì ancora e un giovane gentiluomo attraente con un nuovo cappotto blu entrò nella stanza e chiese all’amabile Charlotte il permesso di rivolgerle la parola e chiederla in moglie. C’era qualcosa nell’aspetto del secondo sconosciuto che influenzò Charlotte in suo favore… Avendo il desiderio di rendere tutti felici, promise di diventare sua moglie il giorno seguente, lui se ne andò e le due signore si sedettero per cenare con un cacciagione ed una dozzina di piccioni.

Capitolo Quarto

Non fu fino al giorno seguente che Charlotte si ricordò del doppio fidanzamento; quando lo fece, la memoria della sua follia ebbe un tale effetto sulla sua mente, che decise di essere colpevole di una colpa più grande, e per questo si gettò in un fiume che scorreva con grande piacere di sua zia tra i campi di Portland Place.
      Il suo corpo arrivò fino a Crankhumdunberry e fu seppellito; il seguente epitaffio, composto da Frederic, Elfrida e Rebecca fu posto sulla sua tomba.

Epitaffio
Qui giace la nostra amica che avendo promesso
Che avrebbe sposato due persone
Gettò il suo Corpo gentile ed il suo viso incantevole
tra le Acque che scorrono in Portland Place.


Questi versi dolci, tanto patetici quando belli, non furono mai letti da nessun passante senza che versasse un fiume di lacrime e, se dovessero fallire nel commuoverti, Lettore, significa che la tua mente è indegna di leggerli.
Dopo aver reso quest’ultimo servizio alla loro amica, Frederic e Elfrida insieme al Capitano Roger e a Rebecca tornarono dalla signora Fitzroy, gettandosi ai suoi piedi e dicendole:
      “Madam.”
      “Quando il caro Capitano Roger chiese la mano di Rebecca, solo lei ha fatto obbiezioni alla loro unione a causa della loro giovane età. Sono passati sette giorni da quando il capitano per la prima volta vi ha parlato di questo argomento.”
      “Acconsentite alla loro unione, Madam, e come compenso questa bottiglia che porto nella mano destra sarà vostra per sempre; non la reclamerò mai. Ma se lei rifiuterà di vederli uniti in matrimonio entro tre giorni, questo pugnale che ho nella mano sinistra sarà bagnato dal sangue del suo cuore.”
      “Parli allora, Madam, e decida il loro destino e il suo.”
      Una persuasione così gentile e dolce sortì l’effetto desiderato. La risposta che ricevettero fu questa.
      “Miei cari amici, le ragioni che avete addotto sono fin troppo giuste ed eloquenti perché mi possa opporre; Rebecca, tra tre giorni, sarai unita in moglie al capitano.”
      Questo discorso, che non avrebbe potuto essere più soddisfacente, fu ricevuto con gioia da tutti; e rinnovata la pace, il Capitano Rogers chiese a Rebecca di allietarli con una canzone. In risposta a questa domanda, avendoli dapprima assicurati che aveva un terribile raffreddore, cantò questa canzone.

Canzone
Quando Corydon andò alla fiera
Comprò un fiocco rosso per Bess,
con cui lei si legò i capelli
e così sembrò meno di buon umore

Capitolo Quinto

Dopo tre giorni il Capitano Roger e Rebecca furono uniti in matrimonio ed immediatamente dopo la cerimonia partirono per la dimora del capitano nel Buckinghamshire.
      Per quanto riguarda i genitori di Elfrida, sebbene desiderassero sinceramente vederla sposata con Frederic prima che morissero, sapendo che il loro delicato stato di salute poteva sopportare a stento ogni eccitazione e giudicando giustamente che la decisione del giorno delle nozze avrebbe avuto questo effetto, evitarono di farle pressioni sull’argomento.
      Settimane e coppie di settimane volarono via; i vestiti divennero fuori moda. Alla fine il Capitano Roger e la sua signora arrivarono per far visita a loro madre e presentare la loro bella figlia di diciotto anni. Elfrida, che pensava che la sua vecchia conoscenza fosse diventata troppo vecchia e brutta per essere ancora gradevole, fu lieta dell’arrivo di una ragazza così carina qual era Eleonor, con cui decise di stringere una calda amicizia.
      Ma la felicità che si era attesa dalla conoscenza di Eleanor, scoprì presto che non sarebbe arrivata perché ebbe la mortificazione non solo di vedersi trattata come una vecchia signora ma provò addirittura l’orrore di vedere la nascita di una passione tra Frederic e la figlia dell’amabile Rebecca.
      Nell’istante in cui l’idea di questo affetto le attraversò la mente, volò da Frederic ed in modo del tutto eroico, gli disse della sua intenzione di essere sposata il giorno successivo. Per una persona che avesse meno coraggio di Frederic quel discorso sarebbe stato la Morte; ma lui, non essendo affatto spaventato, replicò:
      “Efrida, tu puoi essere sposata domani ma io non lo sarò.”
      Questa risposta sconvolse la sua delicata costituzione. Di conseguenza svenne ed aveva una tale fretta di avere una serie di svenimenti, che trovò con difficoltà la pazienza di attendere che il primo attacco fosse passato per avere l’altro.
      Anche se la sua vita e la sua libertà erano in pericolo, Frederic pur rispettando il suo cuore si dimostrò soffice quanto il cotone e andò velocemente da Efrida e scoprendo che si trovava in uno stato migliore di quello che si aspettava, si unì a lei per sempre.

Finis

Le tre sorelle


Al Cavalier Edward Austen
Il seguente romanzo incompleto
È rispettosamente dedicato
dalla
Sua obbediente e umile servitrice
L’autrice

Prima Lettera
Dalla signorina Stanhope a Mrs.

Mia cara Fanny,
sono la creatura più felice del Mondo, perché ho ricevuto un’offerta di matrimonio dal signor Watts. È la prima che mi sia mai stata fatta e so a stento come darle sufficiente valore.
     Che trionfo sarà sopra le Duttons! Non intendo dire di sì, per lo meno credo di no, ma visto che non ne sono completamente sicura, gli ho dato una risposta ambigua e l’ho lasciato.
     E adesso, mia cara Fanny, voglio il tuo consiglio sull’opportunità di accettare o meno questa offerta e così, affinché tu sia in grado di giudicare meglio il suo valore, ti darò un breve resoconto della situazione del signor Watts. È un uomo piuttosto anziano, di circa trentadue anni, decisamente insignificante, così insignificante che mi da’ fastidio guardarlo. È estremamente sgradevole e lo odio più di qualsiasi altra persona al mondo. Ha una grande fortuna e riceverei un ottimo appannaggio; però è anche molto sano. Per farla breve, non so cosa fare.
      Se lo rifiuto, mi ha detto chiaramente che chiederà la mano di Sofia e, se lei lo rifiutasse, si rivolgerà a Georgiana, e non sopporterei di vedere nessuna di loro sposata prima di me. Se lo accettassi so che sarei infelice per il resto della vita perché ha un cattivo carattere ed è molto irascibile, estremamente geloso e così avaro che non c’è nessuno che abita nella sua casa. Ha detto che dovrebbe parlare di questa proposta con la mamma ma io ho insistito perché non lo facesse, perché è molto probabile che lei mi costringa a sposarlo che lo voglia o no; comunque probabilmente ha già parlato con lei perché non fa mai nulla che si desideri.
     Credo che lo accetterò. Sarà un tale trionfo essere sposata prima di Sophy, Georgiana e le ragazze Dutton. E mi ha promesso che per l’occasione avrà una nuova carrozza, ma abbiamo quasi litigato sul colore, perché io ho insistito sul fatto che sia blu e argento, e lui ha dichiarato che dovrebbe essere di un semplice color cioccolato; e, per provocarmi ulteriormente, ha detto che dovrebbe essere tanto bassa quanto quella vecchia.
     Non lo accetterò, lo dichiaro qui. Dice che ritornerà domani per la mia risposta definitiva, così credo che dovrei accettarlo adesso che posso. So che le Dutton mi invidieranno e sarò in grado di fare da chaperon a Sophy e Georgiana a tutti i Balli d’Inverno.
     Ma poi, a pensarci bene, di quale utilità mi sarà il matrimonio se lui non mi permetterà di partecipare ai balli? Perché so che odia ballare e non riesce ad immaginare che a qualcuno possa piacere quello che lui detesta; inoltre parla spesso del fatto che le donne dovrebbero stare a casa e cose del genere. Credo che lo rifiuterò; lo rifiuterei all’istante se fossi certa che nessuna delle mie sorelle lo accetterà e che non chiederà la mano delle Dutton. Non posso correre un rischio del genere, così, se prometterà di ordinare la carrozza come piace a me, lo accetterò; altrimenti la può guidare lui stesso per me. Spero che ti piaccia la mia determinazione; non riesco a pensare a niente di meglio;

Sono la tua affezionata
Mary Stanhope

Dalla stessa alla stessa

Cara Fanny,
Avevo appena chiuso la mia lettera per te, quando mia madre mi ha detto che mi voleva parlare di un argomento molto importante.
      “Ah! So che cosa intenti; (ho detto) quel vecchio, stupido signor Watts ti ha raccontato tutto, anche se gli ho chiesto di non farlo. Comunque non mi costringerai ad accettarlo se non voglio.”
      “Non ti voglio costringere, bambina, voglio solo sapere che cosa pensi della sua proposta e insistere perché tu ti decida il prima possibile, perché se tu non lo accetterai, Sophy potrebbe.”
      “Davvero (ho risposto velocemente) Sophy non ha bisogno di scomodarsi, perché lo sposerò sicuramente io stessa.”
      “Se questa è la tua decisione (disse mia Madre) perché temi che cerchi di forzarti a sposarlo?”
      “Beh, perché non ho deciso se accettarlo o no.”
      “Sei la più strana ragazza del mondo, Mary. Dici una cosa in un momento ed il contrario quello successivo. Dimmi una volta per tutte se intendi sposare Mr. Watts o no.”
      “Mamma, come posso dirti quello che ancora non so io stessa?”
      “Allora desidero che tu lo sappia, ed anche velocemente, perché il signor Watts ha detto che non rimarrà in sospeso ancora a lungo.”
      “Questo dipende da me.”
      “No, non è così, perché se non gli darai la tua risposta domani quando verrà a bere il tè da noi, intende rivolgere la sua domanda a Sophy.”
      “Allora dirò a tutto il mondo che si è comportato molto male nei miei confronti.”
      “E che vantaggio ne trarresti? Il signor Watts ha sentito troppo spesso il mondo parlar male di lui per curarsene.”
      “Vorrei avere un padre o un fratello, perché allora lo potrebbero sfidare a duello.”
      “Il signor Watts correrebbe via prima; e comunque devi decidere se accettarlo o rifiutarlo prima di domani sera.”
      “Ma perché se lo rifiuterò deve chiedere la mano delle mie sorelle?”
      “Perché! perché desidera essere imparentato con la famiglia e perché sono tanto carine quanto lo sei tu.”
      “Ma Sophy lo sposerà se lui glielo chiederà?”
      “Molto probabilmente; Perché dovrebbe rifiutarlo? Se, comunque, questo fosse il caso, allora Georgiana dovrà accettarlo, perché sono determinata a non permettere che un’opportunità così vantaggiosa di sistemare le mie figlie mi scappi via. Perciò cerca di usare bene il tempo che hai a disposizione. Adesso ti lascio di modo che tu possa riflettere su questa faccenda.”
      E poi è andata via. La sola cosa a cui posso pensare, mia cara Fanny, è chiedere a Sophy e Georgiana se lo accetterebbero nel caso in cui lui chiedesse la loro mano e se diranno di no, sono determinata a rifiutarlo anch’io, perché lo odio più di quello che puoi immaginare. Per quanto riguarda le Dutton, se sposerà una di loro, avrò sempre il trionfo di averlo rifiutato per prima.
Così adeiu mia cara Amica,
Tua M. S.

La signorina Georgiana Stanhope a Miss XXX

Mia cara Anne,
Mercoledì
Io e Sophy abbiamo appena ingannato un poco la nostra sorella maggiore, a cui non ci siamo ancora perfettamente riconciliate, ma le circostanze sono tali che devi scusare il nostro comportamento.
      Il nostro vicino, il signor Watts, ha chiesto a Mary di sposarlo: proposta che lei non sapeva come accogliere perché, anche se ha una particolare antipatia per lui (antipatia per la quale non è la sola), l’avrebbe accettato all’istante piuttosto che rischiare una sua offerta a me o a Sophy, cosa che in caso di un suo rifiuto, il signor Watts ha detto avrebbe fatto – perché devi sapere che la povera ragazza considera la possibilità che ci sposiamo prima di lei come una delle più grandi disgrazie che possano capitarle e, per impedirla, si assicurerebbe eterna infelicità con un matrimonio con il signor Watts.
      Un’ora fa è venuta da noi per sapere cosa ne pensavamo dell’affare. Qualche minuto prima, mia madre ci aveva dato un resoconto degli avvenimenti, dicendoci che non gli avrebbe permesso di allontanarsi dalla nostra famiglia nella ricerca di una moglie.
     “E così (ha detto) se Mary lo rifiuterà, Sophy lo deve accettare; e se Sophy lo rifiuterà, allora dovrà Georgiana.”
      Povera Georgiana! – Nessuna di noi cercò di alterare la decisione di mia madre, che mi dispiace dire è generalmente molto salda, perché formata razionalmente. Appena andò via, comunque, interruppi il silenzio per assicurare Sophy che se Mary avesse rifiutato il signor Watts, non mi sarei aspettata che lei sacrificasse la sua felicità diventando sua moglie per generosità nei miei confronti, cosa che temevo la sua buona natura e il suo affetto fraterno nei miei confronti la inducessero a fare.
      “Cerchiamo di sperare (lei ha risposto) che Mary non lo rifiuterà. Eppure come posso sperare che mia sorella accetti un uomo che non può renderla felice?”
      “Lui non può, è vero, ma la sua fortuna, il suo nome, la sua casa, la sua carrozza la faranno felice, e non ho dubbi sul fatto che Mary lo sposerà; davvero, perché non dovrebbe? Non ha più di trentadue anni, un’età molto adatta al matrimonio in un uomo; è piuttosto insignificante, è vero, ma in fondo cosa importa la bellezza in un uomo? – se ha una figura da gentiluomo e un viso dall’aria intelligente non si può chiedere di più.”
      “Questo è vero, Georgiana, ma la figura del signor Watts è sfortunatamente molto volgare e il suo aspetto è pesante.”
      “E per quanto riguarda il suo temperamento, si dice che sia cattivo, ma non è possibile che il mondo sia stato ingannato nel suo giudizio? C’è una certa franchezza nella sua natura che dona ad un uomo. Dicono che sia avaro; noi la chiameremo Prudenza. Dicono che sia sospettoso. Questo è dovuto ad un calore del cuore scusabile in giovinezza, e in breve, non vedo alcun motivo perché non dovrebbe essere un buon marito, o perché Mary non dovrebbe essere felice con lui.”
      Sophy rise ed io continuai: “Comunque sia che Mary lo accetti o no, io sono decisa. Non sposerò mai il signor Watts anche se vivere di carità fosse la sola alternativa. È così deficiente sotto ogni aspetto! Odioso come persona e senza nemmeno una buona qualità che compensi questo fatto. Il suo patrimonio è certamente buono. Eppure non è così consistente! Tre mila all’anno. Che cosa sono tre mila all’anno? Sono solo sei volte le entrate della mamma. Non sarebbe nessuna tentazione per me.”
      “Eppure sarebbe una fortuna per Mary” disse Sophy, ridendo ancora.
      “Per Mary! Davvero, mi farebbe un grande piacere vederla in una tale ricchezza.”
      Così continuai, con grande divertimento di mia Sorella, finché Mary entrò nella stanza e sembrava in uno stato di grande agitazione. Si sedette. Le facemmo posto accanto al camino. Sembrava non sapere come cominciare ed alla fine disse con una certa confusione: “Per favore Sophy hai intenzione di sposarti?”
      “Sposarmi! Assolutamente no. Ma perché me lo chiedi? Conosci forse qualcuno che ha intenzione di farmi una proposta?”
      “Io? No, come potrei? Non ti posso fare una semplice domanda?”
      “Non è una domanda molto comune, Mary.” (dissi).
     Lei fece una pausa, e dopo alcuni istanti di silenzio continuò: “Ti piacerebbe sposare il signor Watts, Sophy?”
      Feci un segno a Sophy, e risposi al suo posto. “Chi non sarebbe felice di sposare un uomo che ha tremila all’anno?”
      “È vero (rispose), è molto vero. Così lo accetteresti se te lo chiedesse, Georgiana, e cosa faresti tu, Sophy?”
      A Sophy non piaceva l’idea di dire una bugia ed ingannare sua sorella; evitò la prima cosa e così salvò metà della sua coscienza. “Agirei esattamente nello stesso modo di Georgiana.”
      “Bene” disse Mary, con una luce di trionfo negli occhi, “Io ho ricevuto un’offerta dal signor Watts.”
      Eravamo molto sorprese, naturalmente; “Oh! Non accettarlo” dissi, “e allora forse chiederà a me.”
      Per farla breve, il mio piano ebbe successo e Mary è decisa ad accettarlo per impedire il realizzarsi della nostra felicità. Eppure, dopo tutto, il mio cuore non riesce a perdonarmi e Sophy ha ancora più scrupoli.
     Tranquillizza le nostre menti, mia cara Anne, scrivendoci e dicendoci che approvi la nostra condotta. Considera bene tutta la faccenda. Mary sarà molto felice di essere una donna sposata, e di essere in grado di farci da chaperon, cosa che sicuramente farà anche perché pensò di dover contribuire il più possibile alla sua felicità nello stato che le ho fatto scegliere. Avranno probabilmente una nuova carrozza, e questo sarà il paradiso per lei, e se riusciremo a convincere il signor Watts ad acquistare il calessino, sarà fin troppo felice. Tutto questo, comunque, non sarebbe di alcuna consolazione a me o a Sophy per la nostra infelicità domestica.
     Ricorda tutto questo, e non ci condannare.
Venerdì
Ieri notte il signor Watts ha bevuto il tè con noi. Appena la sua carrozza si è fermata davanti alla porta, Mary è andata alla finestra.
      “Ci crederesti, Sophy, (disse) che il vecchio stupido vuole comprare una nuova carrozza esattamente dello stesso colore della vecchia, e anche così bassa. Ma io non –io insisterò su questo punto. E se lui non ne vorrà una alta come quella dei Dutton e blu e argento, non accetterò di sposarlo. Eccolo. So che sarà scortese; so che sarà di cattivo umore e non mi dirà assolutamente nulla di gentile! né si comporterà affatto come un innamorato.”
     Poi si sedette ed il signor Watts entrò.
      “Signore, sono il vostro obbediente servitore.”
      Poi si sedette anche lui.
      “Bel tempo, signore.” Poi si voltò verso Mary, “Bene, Miss Stanhope, spero che abbia preso una decisione; e sarà così buona da dirmi se avrà la condiscendenza di sposarmi o no.”
      “Penso, signore (disse Mary) che avrebbe potuto chiedere in un modo più gentile. Non so se accetterò se si comporta in modo così strano.”
      “Mary!” (disse mia madre).
     “Beh, mamma, se ha intenzione di essere così sgradevole…”
      “Shh… , Mary, non sarai maleducata con il signor Watts.”
      “Per favore, signora, non obblighi la signorina Stanhope ad essere gentile con me. Se decide di non accettare la mia mano, la posso offrire da qualche altra parte, anche perché non ho una particolare preferenza per lei rispetto alle sue sorelle, quindi è lo stesso per me quale delle tre sposerò.”
      C’è mai stata una persona più odiosa? Sophy è arrossita per la rabbia ed io mi sono sentita così irritata.
      “Bene allora (disse Mary con voce irascibile) vi accetto se proprio devo.”
      “Pensavo, signorina Stanhope, che con l’offerta che vi ho fatto non sarebbe stata necessaria una grande violenza sui vostri desideri per accettarla.”
      Mary mormorò qualcosa, che io che le sedevo vicino, capii come: “Che cosa importa una grande eredità, se gli uomini vivono per sempre?”
      E poi a voce più alta “Non dimentichi l’appannaggio; duecento all’anno.”
      “Centosettantacinque, Madam.”
      “Duecento, Signore” disse mia Madre.
      “E ricordi, avrò una nuova carrozza alta come quella dei Dutton, e blu e argento; mi aspetto una nuova sella, un abito di pizzo, e un numero infinito di gioielli preziosi. Diamanti come non se ne sono visti prima, e perle, rubini, smeraldi. Deve sistemare il suo calessino, che deve essere color crema con dei fiori argentati intorno; deve comprare quattro dei migliori cavalli nel regno e mi deve portare in giro ogni giorno. E questo non è tutto; deve riarredare completamente la sua casa secondo il mio gusto, deve assumere altri due domestici per il mio servizio, due donne che si occupino di me, mi deve permettere sempre di fare ciò che più mi aggrada e di essere un ottimo marito.” Qui si fermò, credo che fosse senza fiato.
      “Le aspettative di mia figlia sono molto ragionevoli, signor Watts.”
      “Ed è anche molto ragionevole, signora Stanhope, che sua figlia sia delusa.”
      Stava per continuare ma Mary lo interruppe: “Mi deve costruire una serra elegante e riempirla di piante. Mi deve permettere di trascorrere tutti gli inverni a Bath, tutte le primavere a Londra, tutte le estati in qualche viaggio e tutti gli autunni al mare, e se staremo a casa il resto dell’anno (io e Sophy ridemmo) non deve fare altro che dare balli e balli in maschera. Deve costruire una stanza apposta e anche un teatro dove si possano recitare commedie. La prima commedia sarà Chi è l’uomo, ed io sarò Lady Bell Bloomer.”
      “E per favore, signorina Stanhope (disse il signor Watts), cosa mi aspetto in ritorno per tutto questo?”
      “Aspetto? Beh, si può aspettare di vedermi contenta.”
      “Sarebbe strano se non lo facessi. Le sue aspettative, Madam, sono troppo alte per me e devo rivolgermi alla signorina Sophy che forse non si aspetta così tanto.”
      “Si sbaglia, Signore, nel supporlo (disse Sophy) perché anche se le mie aspettative non sono esattamente le stesse, sono comunque alte come quelle di mia sorella; perché mi aspetto che mio marito abbia un buon carattere e sia allegro; che pensi alla mia felicità prima di agire e che mi ami con costanza e sincerità.”
      Il signor Watts la fissò. “Queste sono idee molto strane, davvero, signorina. Farà meglio a liberarsene prima di sposarsi o sarà obbligata a farlo in seguito.”
      Mia madre, nel frattempo, stava facendo la predica a Mary che si era resa conto di essersi spinta troppo in là, e quando il signor Watts si stava voltando verso di me seguendo l’ordine, credo, gli parlò con voce per metà umile e per metà seccata.
      “Si sbaglia, signor Watts, se pensa che fossi seria quando ho detto di aspettarmi tanto. Comunque devo aver una nuova carrozza.”
      “Sì, Signore, deve ammettere che Mary ha tutti i diretti di attenderselo.”
      “Signora Stanhope, ho sempre avuto l’intenzione di acquistarne una per il mio matrimonio. Ma sarà dello stesso colore di quello che ho adesso.”
      “Penso, signor Watts, che dovrebbe fare il complimento a mia figlia di consultare i suoi gusti in una tale faccenda.”
      Il signor Watts non volle mostrarsi d’accordo, e per qualche tempo isistette sul fatto che dovesse essere color cioccolato, mentre Mary desiderava che fosse blu e argento. Alla fine, comunque, Sophy suggerì che, per rendere felice il signor Watts dovesse essere marrone scuro, e per rendere felice Mary dovesse essere piuttosto alta e con bordi d’argento. Tutti si mostrarono d’accordo, anche se in modo riluttante, perché tutti desideravano averla vinta.
     Poi siamo passati ad altre faccende e fu stabilito che si sarebbero sposati appena fossero state espletate tutte le formalità. Mary voleva una licenza speciale mentre il signor Watts ha parlato di Banns. Alla fine si sono messi d’accordo per una licenza normale. Mary riceverà i gioielli di famiglia, che non sono molti, credo, e il signor Watts ha promesso di comprarle una sella; in cambio lei non si aspetterà di andare in città o in nessun altro luogo pubblico per almeno tre anni. Non avrà serra, teatro o calessino; dovrà cavarsela solo con una cameriera. Ci volle l’intera serata per stabilire questi punti; il signor Watts rimase a cena con noi e ci lasciò solo a mezzanotte.
      Appena fu uscito, Mary esclamò: “Grazie al cielo! Finalmente se n’è andato; quanto lo odio!”
      Invano Mamma le prospettò la mancanza di proprietà di cui era colpevole provando antipatia per l’uomo che sarebbe diventato suo marito, perché lei persistette nel dichiarare la sua avversione nei suoi confronti e la sua speranza di non vederlo più.
      Che matrimonio sarà! Adeiu, mia cara Anne.
La tua fedelmente sincera
Georgiana Stanhope

Dalla stessa alla stessa

Cara Anne
Sabato
Mary, desiderosa di far sapere a chiunque del suo imminente matrimonio e più in particolare del suo trionfo, come lo chiama, sulle Dutton, ha voluto che andassimo con lei questa mattina a Stoneham. Poiché non avevamo niente da fare, abbiamo accettato subito, e abbiamo fatto una piacevole passeggiata anche se la conversazione di Mary altro non fu che un attacco all’uomo che avrebbe presto sposato, e un resoconto suo desiderio di una carrozza blu e argento.
      Quando abbiamo raggiunto la casa dei Dutton, abbiamo trovato le ragazze nello spogliatoio con un bel uomo che ci fu subito presentato. È il figlio di Sir Henry Brudenell del Leicestershire – Il signor Brudenell è l’uomo più attraente che abbia mai visto in tutta la mia vita; siamo state tutte e tre molto felici di conoscerlo. Mary, che sin da quando abbiamo raggiunto la camera delle ragazze stava gongolando con aria d’importanza, e con il desiderio di raccontare, non poté rimanere in silenzio a lungo, e rivolgendosi a Kitty, disse:
      “Non pensi che sia necessario far mettere a posto tutti i gioielli?”
      “Necessario per cosa?”
      “Come per cosa? Per la mia apparizione.”
      “Ti chiedo scusa, ma davvero non ti capisco. Di quali gioielli stai parlando? E dove devi apparire?”
      “Al prossimo ballo, dopo il mio matrimonio.”
      Puoi immaginare la loro sorpresa. All’inizio erano incredule, ma quando anche noi abbiamo confermato, ci hanno creduto.
     “E di chi si tratta?” fu naturalmente la prima domanda.
      Mary fece finta di essere timida e con una certa confusione, gli occhi chini, rispose: “È il signor Watts.”
     Anche questo annuncio rese necessaria la nostra conferma, perché il fatto che una persona che aveva la bellezza e il patrimonio (anche se piccolo) di Mary potesse accettare di sposare il signor Watts, potevano crederlo a stento. Mary si trovò così al centro della compagnia, perse tutta la sua confusione e divenne perfettamente aperta e comunicativa.
      “Mi meraviglio che non ne abbiate sentito parlare prima, perché in generale gli affari di questa natura si conoscono bene nel vicinato.”
      “Ti assicuro” disse Jemina, “Non ho mai avuto il minimo sospetto. È da molto che va avanti il vostro fidanzamento?”
      “Oh! Sì, da mercoledì.”
      Tutti sorrisero, in particolare il signor Brudenell.
      “Dovete sapere che il signor Watts è molto innamorato di me, si tratta di un’unione dettata dall’affetto da parte sua.”
      “Non solo dalla sua, suppongo” osservò Kitty.
      “Oh, quando c’è tanto Amore da un lato, non c’è motivo che ce ne sia anche dall’altro. Comunque non lo trovo terribilmente antipatico, anche se sicuramente è molto insignificante.”
      Il signor Brudenell la fissò, le ragazze Dutton risero e Sophy ed io ci vergognammo terribilmente per mia sorella.
     Lei continuò: “Compreremo una nuova carrozza e probabilmente sistemeremo il calessino.”
      Noi sapevamo che questo non era vero ma la povera ragazza era così felice all’idea di persuadere la compagnia che sarebbe accaduto che non volli privarla di una tale soddisfazione.
     Lei continuò: “Mr. Watts mi donerà i gioielli di famiglia che penso abbiano un valore considerevole.”
     Non potei fare a meno di sussurrare a Sophy “Io credo di no.”
      “Credo che però abbiano bisogno di una nuova montatura prima di essere indossati. Non li metterò fino al primo ballo dopo il matrimonio. Se la signora Dutton non ci andrà, spero che mi permetterete di farvi da chaperon; porterò sicuramente Sophy e Georgiana.”
      “Sei molto gentile (disse Kitty) e visto che sembri disposta a prenderti cura delle giovani signorine, ti consiglio di chiedere alla signora Edgecumbe di poter fare da chaperon alle sue sei figlie, così insieme alle tue sorelle, farete un’entrée molto rispettabile.”
      Kitty ci fece sorridere tutte tranne Mary, che non capì cosa intendeva e freddamente disse che non avrebbe fatto da chaperon a tante ragazze. Io e Sophy adesso desideravamo solo cambiare argomento ma ci riuscimmo solo per qualche minuto perché Mary riportò l’attenzione su di sé ed il suo imminente matrimonio. Ero spiacente per mia Sorella vedendo che il signor Brudenell sembrava trarre piacere nell’ascoltarla, e la incoraggiava addirittura con le sue domande e osservazioni, perché era evidente che il suo unico scopo era di ridere di lei. Temo che la considerasse molto ridicola. Mantenne un ottimo contegno ma era facile vedere che lo faceva con grande difficoltà. Alla fine però sembrò affaticato e disgustato dalla sua ridicola conversazione. Si voltò verso di noi, e le parlò poco nella mezz’ora che trascorremmo a Stoneham. Appena uscimmo dalla casa, ci unimmo nel lodare la persona e le maniere di il signor Brudenell.
      Trovammo il signor Watts a casa.
      “Signorina Stanhope, (disse) come vede sono venuto per corteggiarla come un vero innamorato.”
      “Beh, non c’era bisogno che me lo dicesse. So molto bene perché è venuto.”
      Sophy e io lasciammo la stanza, immaginando naturalmente di essere di troppo se una scena di corteggiamento stava per cominciare. Fummo sorprese nell’essere immediatamente seguite da Mary.
      “Il corteggiamento è già finito?” chiese Sophy.
      “Corteggiamento! (rispose Mary) abbiamo litigato. Watts è un tale stupido! Spero di non vederlo mai più.”
      “Temo invece che lo farai (dissi) visto che cenerà qui questa sera. Ma perché avete bisticciato?”
      “Solo perché gli ho detto che ho visto un uomo molto più affascinante di lui questa mattina, si è agitato molto e mi ha chiamata una volpe, così sono venuta via.”
      “Breve e dolce (disse Sophy) ma per favore, Mary, come risolverete la situazione?”
      “Dovrebbe chiedermi scusa; ma se lo facesse non lo perdonerei.”
      “La sua sottomissione non sarebbe molto utile, allora.”
      Appena ci fummo cambiate, tornammo in soggiorno dove Mamma e il signor Watts stavano conversando. Sembra che lui si stesse lamentando del comportamento di sua figlia e lei lo aveva persuaso a non pensare più alla cosa. Lui così accolse Mary con grande educazione e, a parte una breve allusione alla carrozza e alla serra, la serata trascorse tra grande armonia e cordialità. Watts andrà in città per accelerare i preparativi per il matrimonio.
Sono la tua affezionata amica,
G. S.

Jack e Alice


Un Romanzo
È rispettosamente dedicata al cavaliere Francis William Austen
Marinaio a bordo della nave Reale Perseveranza
per opera della sua obbediente umile servitrice
l’Autrice

Capitolo Primo


Il signor Johnson aveva una volta 53 anni; dopo dodici mesi ne ebbe 54, cosa che lo deliziò al punto da farlo decidere di festeggiare il suo compleanno successivo dando un ballo in maschera per i suoi figli e i suoi amici. Così nel giorno in cui compì 55 anni dei biglietti d’invito vennero distribuiti ai vicini. In realtà le sue conoscenze in quella parte del mondo non erano numerose, visto che consistevano solo in Lady Williams, il signore e la signora Jones, Charles Adams e tre Miss Simpson che costituivano tutto il vicinato di Pammydiddle e formavano gli invitati al ballo in maschera.
      Prima che proceda a dare un resoconto della serata, sarebbe opportuno descrivere al mio lettore le persone e i personaggi della festa.
      Il signore e la signora Jones erano entrambi alti e passionali, ma in altri aspetti avevano un buon carattere. Charles Adams era un giovane uomo amabile, incantevole e compito; e di una tale bellezza che solo Eagles poteva guardarlo in viso. Miss Simpson era una persona gradevole, nelle maniere e nell’indole; un’ambizione senza limiti era il suo unico difetto. La sua seconda sorella Sulkey era invidiosa, dispettosa e maligna. Era bassa, grassa e sgradevole. Cecilia (la più giovane) era molto bella ma troppo smorfiosa per piacere. In Lady Williams si accumulavano tutte le virtù. Era una vedova con una buona rendita e ciò che rimaneva di una bella faccia; anche se pia e buona, era religiosa e amabile, elegante e gradevole, raffinata e simpatica. I Johnson erano una famiglia amorevole anche se un po’ affezionata alla bottiglia e ai dadi, ed avevano molte buone qualità.
      Tale era il gruppo radunato nell’elegante salotto di Johnson Court, e tra loro la bella figura di Sultana era la più rimarchevole tra quelle delle donne in maschera. Tra gli uomini, una maschera che rappresentava il sole fu la più universalmente ammirata. I raggi che si dipartivano dai suoi occhi erano come quelli di quel glorioso astro, anche se infinitamente superiori. Erano tanto intensi che nessuno osò avventurarsi entro mezzo miglio da loro; così lui ebbe la parte migliore della stanza tutta per sé, le sue dimensioni non superavano i tre quarti di miglio in lunghezza e metà in larghezza. Alla fine il gentiluomo trovò inconveniente la forza dei suoi raggi, poiché obbligavano gli invitati ad affollarsi insieme in un angolo della stanza, chiuse a metà i suoi occhi, e la compagnia scoprì che si trattava di Charles Adams in un semplice cappotto verde.
      Quando la sorpresa diminuì, la loro attenzione fu attratta da due domini; erano entrambi alti ma sembravano avere molte altre buone qualità.
      “Questi” disse con arguzia Charles, “Sono il signore e la signora Jones.”
     E così era. Nessuno poteva immaginare chi era Sultana! Solo alla fine quando si rivolse a una bella Flora che era seduta con un atteggiamento studiato su un divano dicendo: “Oh Cecilia, vorrei veramente essere una sultana.” Charles scoprì che si trattava dell’elegante e ambiziosa Caroline Simpson, e la persona con cui parlava era la bella ma smorfiosa Cecilia.
      La compagnia a quel punto si avvicinò al tavolo da gioco dove sedevano tre Domini (ognuno con la bottiglia in mano) ma una donna che indossava il costume della virtù si allontanò rapidamente da quella scena scandalosa, mentre una donna piccola e grassa che rappresentava l’Invidia si sedette accanto ai tre giocatori. Charles Adams era più brillante che mai; scoprì presto che i tre giocatori erano i Johnson, l’Invidia era Sulkey Simpson e la Virtù Lady Williams.
      Tutti si tolsero le maschere e la compagnia si ritirò in un’altra stanza, per prendere parte ad un intrattenimento elegante e ben organizzato, dopo il quale la bottiglia fu fatta passare in giro dai tre Johnson e l’intera compagnia, (compresa la Virtù) fu portata a casa completamente ubriaca.

Capitolo Secondo

Per tre mesi il ballo in maschera fornì ampio materiale di conversazione agli abitanti di Pammydiddle; ma di nessuna figura si discusse così tanto come di Charles Adams. L’originalità del suo aspetto, i raggi che partivano dai suoi occhi, la brillantezza della sua arguzia, e tutto l’insieme della sua persona avevano conquistato il cuore di tante signorine, che delle sei presenti al ballo una ne era tornata infatuata. Alice Johnson era l’infelice sesta il cui cuore era stato in grado di cedere al potere del suo fascino.
      Forse ai miei Lettori potrà sembrare strano che tanto valore ed eccellenza avessero conquistato solo lei, e quindi sarà necessario informarli che le signorine Simpson erano protette dal suo potere dall’ambizione, dall’invidia, ed dall’ammirazione per sé. Ogni desiderio di Caroline era quello di trovare un marito titolato; mentre in Sukey tale superiore eccellenza poteva causare invidia e non amore, e Cecilia era troppo attaccata a sé stessa per vedersi soddisfatta da chiunque altro. Per quando riguardo Lady Williams e la signora Jones, la prima era troppo razionale per innamorarsi di una persona tanto più giovane di lei, e la seconda, sebbene alta e molto passionale, era troppo affezionata a suo marito per pensare ad una cosa del genere.
      Nonostante ogni tentativo della signorina Johnson di scoprire un attaccamento da parte sua, il cuore freddo e indifferente di Charles Adams sembrava conservare la sua iniziale libertà; gentile ma niente affatto parziale verso nessuna, rimaneva l’amabile, vivace ma insensibile Charles Adams.
      Una sera Alice si ritrovò in qualche modo riscaldata dal vino (non un caso molto raro) e decise di cercare sollievo per il suo cuore spezzato nella conversazione con l’intelligente Lady Williams. La trovò a casa, come al solito, perché non le piaceva molto uscire, e come il grande Sir Charles Grandison aveva l’abitudine di far negare la sua presenza a visitatori sgraditi.
      Nonostante il vino che aveva bevuto, la povera Alice era molto giù di spirito; non riusciva a far altro che pensare a Charles Adams, non riusciva che a parlare di lui, ed in breve ne parlò così apertamente che Lady Williams presto scoprì dell’affetto non corrisposto che provava per lui, il che suscitò la sua pietà e compassione e le parlò nella seguente maniera:
      “Mi rendo conto, mia cara signorina Johnson, che il suo cuore non è stato in grado di resistere al fascino di questo giovane e provo sinceramente pietà. È un primo amore?”
      “Sì.”
      “Sono ancora più spiacente di sentire questo, sono io stessa un triste esempio dell’infelicità che un primo amore può causare e sono determinata nel futuro ad evitare una tale sfortuna. Vorrei che non fosse troppo tardi per lei; se non lo è, mia cara ragazza, cerchi di salvarsi da un tale pericolo. Un secondo amore è raramente accompagnato da tali conseguenze; contro quello non ho niente da dire. Si salvi dal primo amore e non avrà niente da temere dal secondo.”
      “Ha detto, Madam, di aver sofferto lei stessa della sfortuna che adesso mi augura di evitare. Vorrebbe essere così gentile da raccontarmi della sua vita e delle sue avventure?”
      “Con piacere, mia cara.”
     

Capitolo Terzo

“Mio Padre era un gentiluomo in possesso di una considerevole fortuna nel Berkshire. Avevo solo sei anni quando ebbi la sfortuna di perdere mia madre, e essendo molto giovane mio padre, invece di mandarmi a scuola, assunse un’abile governante per la mia educazione a casa. I miei fratelli andarono a scuola e le mie sorelle, che erano tutte più giovani di me, rimasero sotto cura della governante.
      Miss Dickins era un’eccellente governante. Mi insegnò i sentieri della Virtù; sotto la sua guida divenni ogni giorno più amabile, ed avrei quasi potuto raggiungere la perfezione, se la mia insegnate non mi fosse stata strappata dalle braccia prima che compissi i diciassette anni. Non dimenticherò mai le sue ultime parole. “Mia cara Kitty” disse, “Buonanotte a te.”
      Non l’ho più vista da allora,” continuò Lady Williams asciugandosi gli occhi, “È scappata con il Maggiordomo quella stessa notte. L’hanno seguente fui invitata da una lontana parente di mio padre a trascorrere l’inverno con lei in città. La signora Watkins era una signora di moda, famiglia, e denaro; era considerata una bella donna, ma io non l’ho mai considerata tale. Aveva una fronte troppo alta, i suoi occhi erano troppo piccoli ed aveva un colorito troppo intenso.”
      “Come può essere?” interruppe la signorina Johnson, arrossendo per la rabbia. “Pensa che sia possibile che qualcuno abbia un colorito troppo intenso?”
      “Davvero ne sono convinta, e le dirò perché, mia cara Alice; quando una persona ha una quantità eccessiva di rosso nel suo incarnato, dà al suo viso un aspetto troppo rosso.”
      “Ma Milady, può un viso avere un aspetto troppo rosso?”
      “Certamente, mia cara signorina Johnson, e le dirò perché. Perché se un viso ha un aspetto troppo rosso ha un’aria peggiore che non se fosse troppo pallida.”
      “Per favore, signora, continui la sua storia.”
      “Bene, come ho detto prima, fui invitata da questa signora a spendere qualche settimana in città con lei. Molti gentiluomini pensavano che fosse una bella donna, ma io non l’ho mai considerata tale. Aveva una fronte troppo alta, i suoi occhi erano troppo piccoli ed aveva un colorito troppo intenso.”
      “In questo, Madam, come ho detto prima, deve essersi sbagliata. La signora Watkins non può esser stata troppo colorita perché nessuno può avere un incarnato troppo roseo.”
      “Mi perdoni, mia cara, se non sono d’accordo con lei. Mi permetta di spiegarmi più chiaramente; Quando una donna ha una proporzione troppo grande di rosso nelle guance, allora ha troppo colorito.”
      “Ma Madam, dico che è impossibile che qualcuno abbia una proporzione di rosso troppo grande nelle sue guance.” “Come, mia cara, nemmeno se hanno troppo colorito?”
      La signorina Johnson aveva perso la pazienza, forse anche perché invece Lady Williams rimaneva così fredda. Bisogna ricordare, comunque, che sua Signoria aveva un vantaggio rispetto ad Alice; intendo nel non essere ubriaca, perché riscaldata dal vino e dalla passione, potrebbe aver avuto scarso controllo di sé.
      La disputa alla fine divenne così accesa da parte di Alice che, quando fortunatamente il signor Johnson entrò e con qualche difficoltà la allontanò da Lady Williams stava ancora discutendo della signora Watkins e delle sue guance rosse.

Capitolo Quarto

I miei lettori possono forse immaginare che dopo una tale scena non potesse più esserci alcuna intimità tra i Johnson e Lady Williams, ma in questo sbagliano, perché sua Signoria aveva troppo senno per adirarsi per una condotta che era la naturale conseguenza di uno stato di ubriachezza, e Alice aveva troppo rispetto per Lady Williams per non farle ogni concessione possibile.
      Pochi giorni dopo la riconciliazione, Lady Williams fece visita alla signorina Johnson e le propose una passeggiata in Citron Grove che le avrebbe condotte vicino alla stalla di Charles Adams. Alice era troppo sensibile alla gentilezza di Lady Williamson nel proporre una tale passeggiata e troppo felice alla prospettiva di vedere la stalla di Charles, per non accettare con grande delizia. Non erano andate molto lontano che fu distolta dalle sue riflessioni sulla felicità di cui stava per godere, quando Lady Williams le parlò in questo modo:
      “Mi sono trattenuta, mia cara Alice, dal continuare il racconto della mia vita, perché non desideravo richiamare alla sua memoria una scena che (poiché si riflette su di lei in modo cattivo piuttosto che darle credito) è meglio dimenticare che ricordare.”
      Alice aveva già cominciato ad arrossire e a parlare, quando sua Signoria, percependo il suo disagio, continuò così:
      “Temo, mia cara ragazza, di averla offesa con quello che ho appena detto; le assicuro che non intendevo turbarla parlando di qualcosa a cui non si può rimediare; considerando la situazione non penso lei sia da biasimare così come altre persone; perché quando qualcuno è sotto l’effetto di un liquore, non si può prevedere quello che faranno.”
      “Madam, ma questo non si deve tollerare; insisto…”
      “Mia cara ragazza, non si angusti; le assicuro che la ho completamente perdonata; davvero non ero adirata al momento, perché ho visto sin dall’inizio che era ubriaca. Sapevo che non poteva evitare di dire le strane cose che ha detto. Ma vedo che la sto mettendo a disagio; così cambierò argomento e desidero che non se ne parli più; ricordi che è tutto dimenticato – Adesso continuerò la mia storia; ma devo insistere nel non darle alcuna descrizione della signora Watkins; ciò non farebbe che far rivivere brutti ricordi e visto che non l’ha mai vista, non le importerà se la sua fronte era troppo alta, i suoi occhi troppo piccoli o se era troppo rosea.”
      “Ancora! Lady Williams: questo è troppo…”
      Alice fu così irritata dalla ripetizione di quella storia che non so quali sarebbero state le conseguenze se la sua attenzione non fosse stata attirata da un altro oggetto. Una incantevole donna che giaceva sotto un albero di limone e che sembrava in preda ad un grande dolore era troppo interessante per non attrarre subito la loro attenzione. Dimenticando la loro lite, entrambe le si avvicinarono e le si rivolsero in questi termini.
      “Sembra, chiara Ninfa, che le sia capitato qualcosa che saremmo liete di lenire se ci informerà di cosa si tratta. Ci vuole raccontare della sua vita e delle sue vicende?”
      “Volentieri, signore, se sarete così gentili da sedervi.”
     Loro presero posto e così la storia cominciò.

Capitolo Quinto

“Sono nata nel Nord del Galles dove mio padre è uno dei sarti più famosi. Poiché aveva una numerosa famiglia, fu facilmente convinto da una sorella di mia madre, che è una vedova in buone condizioni e che tiene una birreria nel villaggio vicino al nostro, a farmi educare a sue spese. Così vissi con lei per circa otto anni, durante i quali mi fornì alcuni ottimi maestri che mi insegnarono tutte le materie adatte al mio sesso e rango. Con loro imparai la danza, la musica, il disegno e diverse lingue e divenni più istruita di qualsiasi altra figlia di un sarto fosse in Galles. Non esisteva una creatura più felice di me, fino a sei mesi fa – ma avrei dovuto dirvi prima che la più importante proprietà nel nostro quartiere appartiene a Charles Adams che abita in quella casa di mattoni che vedete laggiù.”
      “Charles Adams!” esclamò Alice attonita; “lei conosce Charles Adams?”
      “Con mio grande rammarico, madam, lo conosco. Circa sei mesi fa’ è venuto a riscuotere l’affitto della proprietà che ho menzionato poc’anzi. Quella fu la prima volta che lo vidi; visto che sembrate conoscerlo, ma’am, non c’è bisogno che vi descriva il suo fascino. Non potei resistere alle sue attrattive…”
      “Ah! Chi può,” Alice disse con un profondo sospiro.
      “Mia zia, che era in termini di grande intimità con la sua cuoca, cercò di scoprire per mezzo di questa sua conoscenza, se lui ricambiava il mio affetto. Per questo motivo una sera andò a prendere il tè dalla signora Susan, che nel corso della conversazione menzionò la bontà del suo posto e del suo padrone su cui mia zia la interrogò con una tale abilità che in breve tempo Susan le disse che non pensava che il suo padrone si sarebbe mai sposato, “Perché” (disse) “mi ha detto spesso che sua moglie, chiunque possa essere, deve possedere giovinezza, bellezza, arguzia, merito, rango e soldi. Molte volte” (continuò) “ho cercato di convincerlo dell’improbabilità di incontrare una donna del genere; ma i miei discorsi non hanno avuto effetto, e lui è più determinato che mai.”
      Potete immaginare, Signore, la mia agitazione quando sentii queste parole; perché sapevo che pur possedendo giovinezza, bellezza, arguzia e merito, ed essendo probabilmente l’erede di mia zia, lui avrebbe potuto pensare che non avessi rango e di conseguenza non fossi degna della sua mano. Comunque ero determinata ad essere ardita così gli scrissi una lettera gentile, offrendogli con grande tenerezza la mia mano e il mio cuore. Ricevetti una risposta furiosa e perentoria ma, pensando che potesse essere effetto della sua modestia, continuai a perseguire il soggetto. Lui non rispose a nessuna delle mie Lettere e subito dopo lasciò il paese. Appena sentii della sua partenza, gli scrissi qui, informandolo che gli avrei fatto presto l’onore di fargli visita a Pammydiddle. Non ricevetti alcuna risposta, così, decidendo di prendere il suo silenzio per consenso, lasciai il Galles, senza informare mia zia, ed arrivai qui dopo un tedioso viaggio, questa mattina. Chiesi dove si trovasse la sua casa, e venni indirizzata attraverso i boschi. Con il cuore rallegrato dalla prospettiva di rivederlo, entrai nel bosco e non ero arrivata lontano che mi ritrovai catturata in una di quelle trappole d’acciaio che si trovano spesso nei campi dei gentiluomini.”
      “Ah! esclamò Lady Williams, “Che fortuna incontrarla; altrimenti avrebbe potuto capitarci la stessa sfortuna…”
      “È davvero una fortuna per voi, Signore, che io sia passata di qui poco prima di voi. Ho urlato, come potete facilmente immaginare, finché un servitore venne e ad assistermi e mi ha liberato da questa orribile prigionia, ma non prima che la mia gamba fosse completamente rotta.”

Capitolo Sesto

Dopo aver sentito questa storia malinconica, gli occhi chiari di Lady Williams si riempirono di lacrime e Alice non poté fare a meno di esclamare,
      “Oh! Charles è crudele a ferirvi il cuore e le gambe!”
      Lady Williams osservò che la gamba della giovane signora doveva essere curata senza ulteriore ritardo. Dopo aver esaminato la frattura, cominciò a sistemare la ferita con grande abilità, cosa che susciterà ancora più meraviglia considerando che non l’aveva mai fatto prima. Lucy allora si alzò e scoprendo che poteva camminare con facilità, le accompagnò a casa di lady Williams dietro speciale richiesta di sua Signoria.
      La forma perfetta, il bel viso e le eleganti maniere di Lucy vinsero immediatamente l’affetto di Alice, e quando si separarono, cosa che avvenne solo dopo cena, le assicurò che eccetto suo padre, fratello, zii, zie, cugini ed altri parenti, Lady Williams, Charles Adams e qualche altra dozzina di amici speciali, le voleva più bene che a qualsiasi altra persona sulla terra.
      Un’affermazione tanto lusinghiera avrebbe giustamente dato molto piacere all’oggetto di tale complimento, se non fosse stato per il fatto che le sembrò che Alice avesse bevuto un po’ troppo liberamente il chiaretto di lady Williams.
      Sua Signorina (il cui discernimento era grande) lesse nel contegno di Lucy i suoi pensieri e appena la signorina Johnson si fu allontanata le parlò in questo modo:
      “Quando conoscerà meglio la mia Alice, non sará sorpresa, Lucy, di vedere che la cara creatura beve un po’ troppo; perché queste cose avvengono ogni giorno. Ha molte incantevoli qualità, ma la sobrietà non è una di queste. L’intera famiglia è tristemente ubriaca la maggior parte del tempo. Ma è una cara ragazza. Probabilmente non ha l’indole più dolce del mondo; l’ho vista spesso in preda a una tale ira! Comunque, è una giovane molto dolce. Sono sicura che le piacerà. Non conosco praticamente nessuno così amabile. – Oh! Se l’avesse vista l’altra sera! Come si é adirata! E per una tale stupidaggine! È davvero una ragazza molto compiacente. Le vorrò bene per sempre.”
      “Appare, secondo il racconto di sua signoria, avere molte buone qualità,” rispose Lucy.
      “Oh! un migliaio,” rispose Lady Williams; “Anche se io sono molto parziale nei suoi confronti, e forse sono accecata dal mio affetto, nei cofronti dei suoi veri difetti.”

Capitolo Settimo

La mattina seguente portò le tre signorine Simpson a far visita a Lady Williams che le ricevette con la più grande cortesia. Le presentò a Lucy verso cui la più grande provò una tale ammirazione che al momento della separazione la sua sola ambizione era che le accompagnasse la mattina seguente a Bath, dove avrebbero risieduto per qualche settimana.
      “Lucy” disse Lady Williams, “è abbastanza libera e se sceglierà di accettare un invito tanto gentile, spero che non esiterà a causa mia. Anche se non so come sarò in grado di separarmi da lei. Non è mai stata a Bath e credo che per lei sarà una visita molto interessante. Allora, mia cara” continuò voltandosi verso Lucy, “cosa ne dice di accompagnare queste signorine? Sarò molto triste senza di lei – ma spero che andrà; se lo farà sarà la mia morte – per favore si lasci persuadere.”
      Lucy declinò l’onore di accompagnarle con grandi espressioni di gratitudine per l’estrema gentilezza della signorina Simpson nell’invitarla. La signorina Simpson apparve molto delusa dal suo rifiuto. Lady Williams insistette perché andasse –dichiarando che non si sarebbe mai perdonata se non fosse andata e che non sarebbe sopravvissuta se fosse andata. In breve usò argomenti così persuasivi che alla fine fu deciso che sarebbe andata. Le signorine Simposon la passarono a prendere alle dieci il mattino seguente e Lady Williams ebbe subito la soddisfazione di riceve dalla sua giovane amica una nota che le informava del loro arrivo a Bath.
      Sarebbe opportuno addenso tornare all’Eroe di questo racconto, il fratello di Alice, che credo di aver avuto scarsa occasione di nominare; cosa che può essere imputata alla sua sfortunata propensione per il liquore che lo privò di quelle qualità che la natura gli aveva donato, tanto che non fece mai nulla di cui valeva la pena parlare. La sua morte avvenne poco tempo dopo la partenza di Lucy e fu una naturale conseguenza di quella pratica dannosa. Con la sua morte, la sorella divenne l’unica erede di una grande fortuna, cosa che le diede grandi speranze di rendersi accettabile come moglie di Charles Adams che non poté fare a meno di essere più gentile nei suoi confronti – e visto che l’effetto fu felice, il motivo che provocò questo cambiamento non causò alcuna lamentela.
      Scoprendo che la violenza del suo attaccamento aumentava ogni giorno, alla fine si aprì con suo padre e gli chiese di proporre un’unione tra lei e Charles. Suo padre acconsentì e una mattina ne parlò con il giovane. Il signor Johnson, che era un uomo di poche parole, sbrigò rapidamente l’affare e questa fu la risposta che ricevette:
      “Signore, è possibile che io debba apparire lieto e grato per l’offerta che mi ha fatto: ma mi permetta di dirle che la considero un affronto. Io mi considero, Sir, di una bellezza perfetta – dove troverebbe infatti una figura più elegante ed un viso più bello? Poi, sir, immagino che le mie maniere e il mio modo di parlare siano delle più raffinate; c’è una certa eleganza, una peculiare dolcezza in loro che non ho mai visto eguagliate e che non posso descrivere. – Inoltre parlo meglio qualsiasi lingua, conosco ogni scienza, ogni arte e ogni altra cosa meglio di ogni altra persona in Europa. Il mio temperamento è calmo, le mie virtù innumerevoli, io stesso ineguagliabile. Visto che questo è il mio carattere, sir, che cosa intende augurandosi che sposi sua figlia? Mi permetta di tracciare un breve schizzo di lei stesso e di sua figlia. Io la considero, Sir, una sorta di uomo in linea di massima buono; un ubriacone, ma questo non mi riguarda. Vostra figlia, sir, non è né sufficientemente bella, sufficientemente amabile, sufficientemente arguta, né sufficientemente ricca per me. -- Io non mi aspetto niente di meglio in mia moglie di quello che lei troverà in me -- Perfezione. Questi sono i miei sentimenti ed è un onore per me nutrirli. Ho un’amica che al momento sta preparando la mia cena, ma se scegliesse di vederla, verrà e le confermerà che questi sono i miei sentimenti.”
      Il signor Johnson fu soddisfatto: e dicendosi molto obbligato al signor Adams per le cose dette sul suo carattere e quello di sua figlia, si congedò.
      La sfortunata Alice, ricevendo da suo padre il triste resoconto della sua visita, poté sopportare a stento la delusione -- prese la bottiglia e subito dimenticò.

Capitolo Ottavo

Mentre questi avvenimenti accadevano a Pammydiddle, Lucy stava conquistando ogni cuore a Bath. Un soggiorno di quindici giorni le aveva quasi completamente fatto dimenticare Charles -- Il ricordo di quello che il suo cuore aveva sofferto e il dolore alla gamba, le permisero di scordarlo con tollerabile facilità, cosa che era determinata a fare; e a questo scopo dedicò cinque minuti al giorno ad allontanarlo dalla sua memoria.
      La sua seconda Lettera a Lady Williams conteneva la piacevole informazione che aveva raggiunto pienamente il suo scopo; menzionò anche un’offerta di matrimonio che aveva ricevuto dal Duca di --- un anziano signore la cui cattiva salute era il principale motivo del suo viaggio a Bath.
      “Sono triste” (continuò) “di non sapere se l’accetterò o no. Ci sono migliaia di vantaggi nell’essere sposata con un Duca, perché a parte fornirmi un miglior rango e patrimonio, mi procurerà una casa che è ciò che desidero di più. Il gentile desiderio di Vostra Signoria di rimanere sempre con lei è nobile e generoso, ma non posso permettere di diventare un tale peso su qualcuno che amo e stimo. Dovremmo ricevere favori solo da coloro che disprezziamo, questo è un sentimento instillato nella mia mente dalla mia onorevole zia, nei miei primi anni di vita, e non posso essere troppo rigida nel rispettarlo. L’eccellente donna di cui parlo è, ho sentito, troppo infuriata per la mia imprudente partenza dal Galles per accogliermi ancora. -- Desidero di cuore lasciare le signorine con cui mi trovo adesso. La signorina Simpson è davvero (a parte la sua ambizione) molto amabile, ma la sua seconda sorella, l’invidiosa e maligna Sulkey, è troppo sgradevole perché possa continuare a conviverci. Ho ragione di credere che l’ammirazione di cui sono stata fatta oggetto abbia suscitato il suo Odio e la sua invidia perché spesso ha minacciato, e a volte ha anche provato, a tagliarmi la gola. --- Vostra Signoria ammetterà che non ho torto nel desiderare di lasciare Bath, e nel desiderare una casa che mi accolga, quando lo farò. Aspetterò con impazienza il vostro consiglio riguardo il Duca e sono la sua grata Lucy.”
      Lady Williams le spedì la sua opinione sulla questione nella seguente maniera.
      “Perché esita un solo momento, mia carissima Lucy? Ho chiesto qualche informazione sul suo carattere ed ho scoperto che si tratta di un uomo privo di principi e illetterato. La mia Lucy non dovrà mai essere unita ad un uomo del genere! Ha un grande patrimonio, che cresce ogni giorno. Come lo spenderebbe nobilmente! che credito gli darebbe agli occhi di tutti! Quanto sarà rispettato grazie a sua moglie! Ma perché, perché, mia carissima Lucy, non decide di risolvere immediatamente i suoi problemi ritornando da me e non lasciandomi più? Sebbene ammiri i suoi nobili sentimenti riguardo agli obblighi, mi permetta di precisare che non mi impedirebbe di essere felice. Sarebbe un grande piacere averla sempre con me --- ma che cosa è questo in confronto con la felicità di cui godrò in sua compagnia? --- sono sicura che non resisterà a questi argomenti o che rifiuterà di tornare dalla sua affezionata
C. Williams

Capitolo Nono

Quale sarebbe stato l’effetto del consiglio di Sua Signoria su Lucy non è sicuro, perché raggiunse Bath solo poche ore dopo che ebbe tratto l’ultimo respiro. Cadde come vittima dell’invidia e della malizia di Sukey, che gelosa della sua più grande grazia, la sottrasse con il veleno da un mondo adorante all’età di diciassette anni.
      Così cadde l’amabile e incantevole Lucy, la cui vita non era stata macchiata da alcun crimine o da alcuna imprudenza tranne la sua partenza dalla casa di sua zia, e la cui morte fu sinceramente pianta da tutti coloro che la conobbero. Tra i più afflitti tra i suoi amici c’erano lady Williams, la signorina Johnson e il duca; le prime avevano una grande considerazione di lei, soprattutto Alice che aveva passato un’intera serata in sua compagnia e non aveva più pensato a lei da quel momento. Anche l’afflizione di Sua Grazia può essere facilmente spiegata, perché aveva appena perso una donna per cui, durante gli ultimi dieci giorni, aveva provato un sincero affetto. Pianse la sua perdita con grande costanza per i quindici giorni successivi, alla fine dei quali, gratificò l’ambizione di Caroline Simpson elevandola al rango di duchessa. Alla fine lei fu resa perfettamente felice dalla realizzazione del suo sogno più grande.
      Sua sorella, la perfida Sukey, fu poco dopo esaltata in una maniera che meritava completamente e che, a giudicare dalle sue azioni, sembrava avere sempre desiderato. Il suo atroce assassinio fu scoperto, e nonostante l’intercedimento dei suoi amici fu spedita alla forca.
      --- La bella ma vanitosa Cecilia era troppo sensibile alle sue grazie superiori per non immaginare che se Caroline poteva attirare un duca, lei poteva aspirare all’affetto di qualche Principe --- e sapendo che quelli del suo paese nativo erano tutti già impegnati, lasciò l’Inghilterra e ho sentito che al momento è la sultana preferita del gran Mogol.
      Nel frattempo, gli abitanti di Pammydiddle si trovavano in uno stato di grande sbalordimento e meraviglia, poiché era circolata la notizia del matrimonio di Charles Adams. Il nome della Signorina era ancora un segreto. Il signore e la signora Jones pensavano che si trattasse della signorina Johnson; ma lei sapeva che non era così; tutte le sue paure erano concentrate sulla cuoca, quando con grande sorpresa di tutti, fu unito in matrimonio con Lady Williams –

Finis
Henry e Eliza


Il titolo di questo racconto e’ stato ispirato da Henry, fratello di Jane Austen e da sua cugina Eliza, scritto ai tempi in cui lei era sposata al suo primo marito. Successivamente avrebbe sposato lo stesso Henry.

Un romanzo
È umilmente dedicato a Miss Cooper dalla sua Umile Serva
L’AUTRICE


Mentre Sir George e Lady Harcourt sovrintendevano i lavori di mietitura, compensando la fatica di alcuni con sorrisi di approvazione e punendo la pigrizia di altri con il bastone, videro nascosta dietro un covone una bambina di 3 mesi.
      Toccati dalla grazia del suo volto e deliziati dal modo infantile ma vivace con cui rispondeva alle loro domande, decisero di portarla a casa e, non avendo figli, decisero di istruirla con cura e non badando a spese. Poiché erano delle buone persone, la loro principale preoccupazione fu quella di incitarla all’amore della virtù e all’odio per il vizi, cosa in cui ebbero un tale successo che mentre cresceva, era la delizia di tutti coloro che la conoscevano.
      Amata da Lady Harcourt, adorata da Sir George e ammirata da tutto il mondo, visse in uno stato di ininterrotta felicità, fino a quando raggiunse il diciottesimo anno, quando fu scoperta mentre rubava una banconota da 50 sterline e fu sbattuta fuori di casa dai suoi inumani benefattori.
     Una tale transizione, per una persona che non avesse posseduto una mente così nobile come Eliza, avrebbe significato la morte, ma lei, felice per la conoscenza delle sue grandi doti, si divertì mentre sedeva sotto un albero componendo e cantando i seguenti versi.

Canzone
Anche se la sfortuna ha attraversato il mio cammino
Spero che non avrò mai bisogno di un Amico
perché preserverò sempre il mio Cuore innocente
e non mi allontanerò mai dal sentiero della Virtù

Dopo essersi divertita in quel modo per qualche ora, con la sua canzone e con le sue piacevoli riflessioni, si alzò e prese la strada per M., una piccola città di mercato, dove la sua amica più cara gestiva il Red Lion. Da questa amica si diresse immediatamente, e dopo averle raccontato le sue sfortune, le comunicò il suo desiderio di lavorare per qualche famiglia come umile dama di compagnia.
      Mrs. Wilson, che era la più amabile creatura sulla terra, appena sentito questo desiderio, si sedette al bar e scrisse la seguente lettera alla Duchessa di F., la donna che tra tutte stimava di più.

“Alla Duchessa di F.
Ricevete nella Vostra famiglia, per mia richiesta, una giovane donne dal carattere non eccezionale, che è tanto buona da scegliere la Vostra compagnia piuttosto che andare a servizio. Affrettatevi e prendetela tra le braccia della Vostra
Sarah Wilson

      La Duchessa, la cui amicizia per Mrs. Wilson l’avrebbe condotta a tutto, fu felicissima di questa opportunità di accontentarla e così, immediatamente dopo aver ricevuto la lettera, uscì per raggiungere il Red Lion dove arrivò la sera stessa.
     La duchessa di F. aveva circa 45 anni e mezzo; le sue passioni erano forti, le sue amicizie ferme, e le sue inimicizie inconquistabili. Era una vedova e aveva solo una figlia che era prossima al matrimonio con un giovane dalla considerevole fortuna.
      Appena la Duchessa vide la nostra eroina le gettò le braccia al collo, e si dichiarò tanto soddisfatta di lei che risolse di non separarsene mai. Eliza fu deliziata di una tale affermazione di amicizia, e dopo essersi accomiatata con affetto dalla signora Wilson, accompagnò Sua Grazia la mattina seguente nel Surry.
      Con ogni espressione di riguardo la Duchessa la presentò a Lady Harriet, che era tanto lieta del suo aspetto da chiederle di trattarla come una sorella, cosa che Eliza promise di fare con la più grande condiscendenza. Mr. Cecil, l’innamorato di Lady Harriet, essendo spesso con la famiglia, era anche spesso con Eliza. Un amore nacque e Cecil, che l’aveva dichiarato per primo, convinse Eliza ad un matrimonio privato, cosa che fu molto facile da organizzare poiché anche il cappellano della duchessa era molto innamorato di Eliza, ed avrebbe fatto qualsiasi cosa per accontentarla.
      Visto che la Duchessa e Lady Harriet si trovavano una sera ad una riunione, decisero di cogliere quella opportunità e furono uniti in matrimonio dal cappellano innamorato.
      Quando le Signore ritornarono, il loro stupore fu molto grande nel trovare invece di Eliza la seguente nota:

“Madam
siamo sposati e siamo andati via
HENRY e ELIZA CECIL”

      Sua Grazia, appena ebbe letto la lettera che spiegava a sufficienza l’intero affare, ebbe il più violento attacco e dopo aver trascorso una piacevole mezz’ora chiamandoli con tutti i nomi che la sua rabbia le suggeriva, mandò dietro di loro 300 uomini armati con ordine di non tornare senza i loro corpi, vivi o morti; la sua intenzione era che, se le fossero stati portati nella prima condizione, avrebbero dovuto esser condotti alla morte dopo qualche tortura e dopo anni di confino.
      Nel frattempo, Cecil e Eliza continuarono la loro fuga nel Continente, che ritenevano più sicuro, dai terribili effetti della vendetta della Duchessa che avevano ragione di temere che nella loro terra natia.
      In Francia rimasero 3 anni durante i quali divennero genitori di due ragazzi e alla fine Eliza rimase vedova senza nessuno che mantenesse lei e i suoi figli. Avevano vissuto sin dal matrimonio con 18.000 sterline all’anno, e visto che la proprietà di Cecil valeva meno di venti, non erano stati in grado che di mettere da parte pochissimo poiché avevano usato gran parte delle loro entrate.
      Eliza, che era perfettamente a conoscenza dello stato dei suoi affari, dopo la morte di suo marito partì per l’Inghilterra… Ma appena mise piede nella Costa di Dover, con un bambino in ogni mano, fu fermata dagli ufficiali della Duchessa e fu condotta in una piccola prigione che la Signora aveva fatto erigere per tenere prigionieri i suoi prigionieri privati.
      Il primo pensiero che Eliza ebbe quando entrò nella cella fu come fare a uscirne.
      Andò alla Porta; ma era chiusa a chiave. Guardò dalla finestra; ma aveva sbarre di ferro; delusa in entrambe le sue aspettative, cominciò a disperare di riuscire a fuggire, quando per fortuna vide in un angolo della cella una piccola scala di corda e una sega. Si mise immediatamente al lavoro e in poche settimane aveva allontanato tutte le sbarre tranne una a cui legò la scala.
      A quel punto sorse una difficoltà che per qualche tempo non seppe come risolvere. I suoi figli erano troppo piccoli per scendere dalla scala da soli, né le era possibile tenerli tra le braccia mentre scendeva. Alla fine decise di gettare dalla finestra tutti i suoi indumenti, che possedeva in grande quantità, e poi dopo aver detto loro di non farsi male, gettò i suoi bambini dietro gli abiti. Lei scese la scala con facilità, e quando raggiunse il fondo ebbe il piacere di scoprire i suoi bambini in perfetta salute e quasi addormentati.
      Si trovò nella necessità di vendere il suo guardaroba per evitare che sia i suoi bambini sia lei stessa morissero di fame. Con le lacrime agli occhi, si separò da queste reliquie della sua gloria passata e con i soldi che ricevette comprò cose più utili, come giochi per i suoi ragazzi, e un orologio d’oro per sé stessa.
      Ma si era provvista delle appena menzionate cose necessarie, che cominciò a sentirsi affamata e ebbe ragione di pensare, dal mordersi delle dita, che i suoi figli erano nella stessa situazione.
      Per rimediare a queste inevitabili sfortune, decise di tornare dai suoi vecchi amici, Sir George e Lady Harcourt, della cui generosità aveva così spesso goduto e sperava di farne di nuovo l’esperienza. Dovette percorrere circa 40 miglia prima di raggiungere l’accogliente mansione e dopo averne percorso 30 senza fermarsi, si trovò all’ingresso di una città, dove spesso in tempi più lieti aveva accompagnato Sir George e Lady Harcourt…
      Appena finì queste riflessioni, si alzò e decise di fermarsi nell’albergo che ricordava con tanta delizia, e da cui aveva la speranza di ricevere qualche carità gratuita.
      Aveva appena preso posto nel cortile dell’albergo, quando una carrozza ne uscì, e voltando l’angolo dove si era seduta, si fermò per dare al cocchiere l’opportunità di ammirare la bellezza del panorama. Eliza allora si avvicinò alla carrozza e stava per chiedere la carità, quando posando i suoi occhi sulla Signora al suo interno, esclamò,
      “Lady Harcourt!”
      A cui la Signora rispose,
      “Eliza!”
      “Sì, Madam, è proprio la miserabile Eliza.”
      Sir George, che era anch’esso nella carrozza, ma troppo sorpreso per parlare, stava per chiedere una spiegazione ad Eliza sulla situazione in cui si trovava, quando Lady Harcourt, in un moto di gioia, esclamò:
      “Sir George, Sir George, non è solo Eliza, la nostra figlia adottiva, ma anche la nostra vera bambina.”
      “La nostra vera bambina! Lady Harcourt, cosa vuole dire? Sa che non c’è mai stato un bambino. Si spieghi, la prego.”
      “Deve ricordarsi, Sir George, che quando salpò per l’America, mi lasciò in stato interessante.”
      “Lo so, lo so, vada avanti, cara Polly.”
      “Quattro mesi dopo che era partito, ho dato alla luce questa ragazza, ma temendo il suo giusto risentimento poiché non si trattava del maschio che desiderava, l’ho portata nel campo e l’ho lasciata lì. Poche settimane più tardi, Lei è tornato, e fortunatamente per me, non ha fatto domande in proposito. Soddisfatta per il benessere della mia bambina, ho presto dimenticato di averne una, tanto che quando poco dopo la trovammo nello stesso covone dove l’avevo lasciata, non aveva idea che fosse la mia quanto ne aveva Lei, e niente avrebbe portato la circostanza alla mia memoria, se non avessi accidentalmente sentito la sua voce, che adesso mi sembra esattamente quella della mia bambina.”
      “Il racconto razionale e convincente che ha dato dell’intero affare” disse Sir George. “Non lascia dubbi sul fatto che si tratti di nostra figlia e per questo la perdono del furto di cui era colpevole.”
      La riconciliazione avvenne in quel momento. Eliza salì sulla carrozza con i suoi due bambini e ritornò alla casa da cui era stata assente per quattro anni.
      Appena si fu abituata al potere di Harcourt Hall, raccolse un’armata che demolì completamente la prigione della Duchessa, e con questa azione si guadagnò l’approvazione di migliaia di persone e l’applauso del suo stesso cuore.

Amore e Amicizia


Lettera Prima

Da Isabel a Laura
Quanto spesso, in risposta alle mie ripetute preghiere perché dessi a mia figlia un racconto dettagliato delle sfortune e delle avventure della tua vita, hai detto: "No, amica mia, non soddisferò mai il tuo desiderio fino a quando non sarò più in pericolo di rivivere tali orribili esperienze".
      Sicuramente quel momento adesso è arrivato. Hai cinquantacinque anni. Se una donna è mai stata al sicuro dalle perseveranze di innamorati sgradevoli e dalle crudeli persecuzioni di padri ostinati, sicuramente deve essere in questo momento della vita.
Isabel

Lettera Seconda

Da Laura a Isabel
Sebbene non possa mostrarmi d’accordo con te nel supporre che non sarò più soggetta alle sfortune immeritate di cui ho avuto esperienza, per evitare l’accusa di ostinazione o cattivo carattere, soddisferò la curiosità di tua figlia; e possa la forza con cui ho sopportato le molte afflizioni della mia vita passata, esserle un’utile lezione per aiutarla ad affrontare quelle che potrebbe trovare nel suo cammino,
Laura

Lettera Terza

Da Laura a Marianne
Come figlia della mia amica più cara, penso che abbia il diritto di conoscere l’infelice storia che tua madre mi ha chiesto così spesso di riferirti.
      Mio padre nacque in Irlanda ed abitò in Galles; mia madre era la figlia naturale di un Pari scozzese e di una cantante d’Opera italiana –nacqui in Spagna e fui istruita in un convento in Francia.
     Quando compii diciotto anni, venni richiamata dai miei genitori sotto il tetto paterno in Galles. La nostra dimora era situata in una delle parti più romantiche della Vale of Uske. Nonostante adesso il mio fascino sia considerevolmente addolcito ed in qualche modo diminuito dalle disavventure che ho incontrato, una volta ero bella. Ma, per quanto fossi incantevole, la grazia della mia persona era la minima delle mie perfezioni. Di ogni talento tipico per il mio sesso, ero maestra. Quando ero in convento, i miei progressi erano sempre stati superiori alle istruzioni, I miei risultati erano meravigliosi per la mia età ed avevo superato i miei maestri.
     Nella mia mente ogni virtù che poteva essere un adornamento fu raggiunta; fu il rendez-vous di ogni buona qualità e di ogni nobile sentimento. Una sensibilità troppo viva per ogni dolore dei miei amici, delle mie conoscenze e particolarmente per ogni mia afflizione era il mio unico difetto, se si può chiamare difetto.
     Quanto è diverso adesso! Sebbene le mie disavventure non mi facciano meno impressione adesso che allora, non vengo più afflitta dai dolori altrui. Le mie abilità cominciano a svanire –non posso più cantare così bene o ballare con tanta grazia come una volta- ed ho completamente dimenticato il Minuetto Dela Cour.
Adeiu.
Laura.

Lettera Quarta

Da Laura a Marianne
Il nostro vicinato era piccolo perché consisteva solo in tua madre. È probabile che ti abbia già raccontato che i suoi genitori l’avevano lasciata in una situazione di indigenza e che si era ritirata a vivere nel Galles per ragioni economiche.
      Così cominciò la nostra amicizia. Isabel aveva allora ventun’anni. Anche se gradevole sia nella persona che nei modi (sia detto tra noi), non possedeva nemmeno la centesima parte della mia bellezza o del mio talento. Isabel aveva visto il mondo. Aveva trascorso due anni in una delle prime scuole private a Londra; aveva trascorso quindici giorni a Bath e aveva cenato una sera a Southampton.
      "Stai attenta, mia cara Laura, (soleva dire) Stai attenta alle ispide vanità e alle pigre dissipazioni della metropoli dell’Inghilterra; Stai attenta ai lussi senza senso di Bath e al pesce puzzolente di Southampton."
      "Bene! (esclamavo) Come posso evitare questi mali a cui potrei venire esposta? Quale probabilità c’è che assaggi mai le dissipazioni di Londra, i lussi di Bath e il pesce puzzolente di Southampton? Io che ero condannata a sprecare i giorni della mia gioventù e bellezza in un umile cottage nella Valle di Uske.”
      Ah! Poco sapevo in quei giorni che ero sul punto di lasciare quell’umile cottage per i piaceri ingannevoli del mondo!
Adeiu
Laura

Lettera Quinta

Da Laura a Marianne
Una sera in dicembre, mentre mio padre, mia madre ed io stessa eravamo impegnati in una conversazione sociale accanto al fuoco, fummo all’improvviso sorpresi nel sentire un violento bussare alla porta del nostro rustico cottage.
     Mio padre sobbalzò – "Che rumore è questo" (disse).
     "Sembra che qualcuno stia bussando rumorosamente alla porta" -- (rispose mia madre).
      "Hai ragione" (esclamai).
      "Sono della tua opinione; (disse mio padre), certamente sembra procedere da una violenza non comune nei confronti di una povera porta indifesa."
      "Sì (esclamai) non posso fare a meno di pensare che debba trattarsi di qualcuno che desidera entrare."
      "Questa è un’altra questione (continuò lui); Non dobbiamo far finta di determinare per quale motivo questa persona bussa –anche se sono convinto solo in parte del fatto che qualcuno stia colpendo la porta."
      A questo punto un secondo colpo tremendo interruppe il discorso di mio padre ed allarmò mia madre e me.
      "Non faremmo meglio a vedere di chi si tratta? (disse lei) I servi sono usciti.”
      "Penso che hai ragione" (replicai).
      "Certamente (aggiunse mio padre) subito."
      "Andiamo adesso?" (disse mia madre).
      "Prima è meglio è" (rispose lui).
     "Non c’è tempo da perdere." (esclamai)
      Un terzo colpo più violento che mai assalì le nostre orecchie.
      “Sono certa che ci sia qualcuno che bussa alla porta” (disse mia madre).
     "Ed io credo che dovremmo" (replicò mio padre).
      "Credo che i servi siano tornati; (dissi) penso di aver sentito Mary andare alla porta."
      "Ne sono lieto (osservò mio padre) perché vorrei sapere di chi si tratta."
      Avevo ragione nella mia congettura; Mary entrò istantaneamente nella stanza, ci informò che un gentiluomo e il suo servitore erano alla porta, che si erano persi, avevano molto freddo e pregavano di essere ammessi nella stanza per scaldarsi al fuoco.
      "Permettete loro di entrare?" (chiesi).
      "Non ha obbiezioni, mia cara?" (disse mio padre).
      "Nessuna al mondo" (replicò mia madre).
      Mary, senza attendere ulteriori comandi, lasciò immediatamente la stanza e tornò velocemente facendo entrare il giovane più bello e amabile che avessi mai visto. Il servitore lo tenne per sé stessa.
      La mia naturale sensibiltà era già stata grandemente scossa dalle sofferenze dello sfortunato straniero e appena lo vidi sentii che la futura felicità o miseria della mia vita dipendevano da lui.
Adeiu
Laura

Lettera Sesta

Da Laura a Marianne
Il nobile giovane ci informò che il suo nome era Lindsay – per ragioni particolari però, nasconderò la sua identità usando il nome Talbot. Ci disse che era il figlio di un baronetto inglese, che sua madre era morta da molti anni e che aveva una sorella di media altezza.
     ”Mio padre (continuò) è un uomo crudele e mercenario -- è solo davanti ad amici particolari come questa cara compagnia che rivelerei i suoi difetti. Le vostre virtù, mio amabile Polydore (disse rivolgendosi a mio padre), la vostra cara Claudia e la vostra incantevole Laura, mi ispirano a fidarmi della vostra confidenza."
      Abbiamo fatto un inchino.
      "Mio padre, sedotto dalla falsa luminescenza del denaro e dell’illusione della pompa che risuona in un titolo, insistette nel dare la mia mano a Lady Dorothea. "No, mai" ho esclamato. "Lady Dorothea è incantevole e interessante; non c’è nessuna donna che le preferisco; ma sappia, sir, che mi rifiuto di sposarla per compiacere i vostri desideri. No! Che mai si possa dire che ho soddisfatto mio padre."
      Tutti noi ammirammo la nobile mascolinità della sua risposta.
     Lui continuò: "Sir Edward ne fu sorpreso; probabilmente non si era atteso di incontrare un’opposizione al suo volere tanto piena di spirito. "Edward, dove in nome del cielo (disse) hai trovato queste sciocchezze prive di significato? Hai studiato dei romanzi, sospetto." Mi rifiutai di rispondere: sarebbe stato al di sotto della mia dignità. Sono salito a cavallo e ho seguito il mio fedele William verso la casa di mia zia."
      "La casa di mio padre si trova nel Bedfordshire, quella di mia zia nel Middlesex e sebbene ritenga di essere tollerabilmente ferrato in geografia, non so come accadde ma mi trovai ad entrare in questa bella valle che ho appena scoperto essere nel sud del Galles mentre mi attendevo di aver raggiunto mia zia."
      "Dopo aver vagato per un po’ vicino all’Uske senza sapere quale via seguire, cominciai a lamentarmi del mio crudele destino nella maniera più amara e patetica. Era perfettamente buio, non c’era nemmeno una stella a dirigere i miei passi e non so cosa mi sarebbe accaduto se non avessi scorto tra la solenne oscurità che mi circondava, una luce distante che, mentre mi avvicinavo, ho scoperto essere l’allegra fiamma del vostro fuoco. Spinto dalla combinazione di disavventure che ho incontrato e cioè paura, freddo e fame, non ho esitato a chiedere asilo e alla fine l’ho ricevuto; e adesso, mia adorabile Laura (continuò prendendo la mia mano) quando posso sperare di ricevere quel compenso per tutte le orribili sofferenze che ho dovuto sopportare nel corso del mio affetto per voi e a cui ho sempre aspirato. Oh! Quando mi compenserete con voi stessa?”
      "In questo istante, caro e amabile Edward” (ho risposto).
     Fummo immediatamente uniti da mio padre che, sebbene non avesse mai preso gli ordini, era stato educato nella Chiesa.
Adeiu
Laura

Lettera Settima

Da Laura a Marianne
Rimanemmo alcuni giorni nella Valle di Uske dopo il nostro matrimonio. Dopo esserci accomiatati da mio padre, mia madre e dalla mia Isabel ho accompagnato Edward da sua zia nel Middlesex. Philippa ricevette entrambi con ogni espressione di affetto. Il mio arrivo fu davvero una piacevole sorpresa per lei perché non solo era completamente all’oscuro del matrimonio con suo nipote ma non aveva nemmeno la minima idea che una tale persona esistesse al mondo.
      Augusta, la sorella di Edward, si trovava in visita da lei quando arrivammo. Scoprii che era esattamente come suo fratello l’aveva descritta -- di media altezza. Mi ricevette con uguale sorpresa, anche se non con la stessa cordialità di Philippa. C’erano una sgradevole freddezza e una poco incoraggiante riservatezza nella sua accoglienza che furono nello stesso tempo penose e inaspettate; niente di quella interessante sensibilità o amabile simpatia nelle sue maniere quando ci incontrammo la prima volta... Il suo linguaggio non era caloroso né affezionato, le sue espressioni di riguardo non erano né animate né cordiali; le sue braccia non erano aperte per ricevermi nel suo cuore, sebbene le mie erano tali da riceverla nel mio.
      Una breve conversazione tra Augusta e suo fratello, che sentii per caso, aumentò la mia antipatia nei suoi confronti e mi convinse che il suo cuore non era fatto per i soffici legami dell’amore né per l’affetuoso svolgersi di un’amicizia.
      "Ma pensi che mio padre si riconcilierà mai all’idea di una tale imprudente unione?" chiese Augusta.
      "Augusta (replicò il nobile giovane) pensavo che avessi un’opinione migliore di me e che non immaginassi che mi degraderei nel considerare l’approvazione di mio padre in qualcuno dei miei affari. Dimmi, Augusta, dimmi con sincerità; mi hai mai sentito consultarlo per conoscere le sue inclinazioni o seguire un suo consiglio anche nella faccenda più piccola sin dall’età di quindici anni?"
      "Edward (rispose lei) sei sicuramente troppo diffidente in questa tua lode. Solo sin dall’età di quindici anni! Mio caro fratello, sin da quando avevi cinque anni ho completamente rinunciato nel vederti contribuire volontariamente alla felicità di tuo padre. Eppure temo che tra poco ti vedrò umiliarti davanti ai tuoi stessi occhi nella ricerca di un aiuto per mantenere tua moglie grazie alla generosità di Sir Edward."
      "Mai, mai Augusta mi abbasserò fino a questo punto. (disse Edward) Mantenere! Di quale mantenimento Laura avrà bisogno che possa ricevere da lui?"
      "Solo di quello insignificante che consente di comprare cibo e bevande" (rispose lei).
      "Cibo e bevande! (replicò mio marito nella maniera più nobile e piena di disprezzo) e quindi immagini che non esista altro mezzo di supporto per una mente esaltata (com’è quella di Laura) che quello di occuparsi con un’attività bassa ed indelicata come mangiare e bere?"
      "Nessuna che conosco è così efficace" (rispose Augusta).
      "E non hai mai sentito le piacevoli sofferenze d’amore, Augusta?" (replicò il mio Edward) Non appare impossibile al tuo palato vile e corrotto, che ci si possa nutrire d’amore? Non puoi concepire il lusso di vivere tra ogni sconforto che la povertà possa infliggere con l’oggetto del tuo più tenero affetto?"
      "Sei troppo ridicolo (disse Augusta) per discutere; forse, comunque, tra un po’ di tempo potrai essere convinto..."
      A questo punto non potei sentire il resto di quella conversazione a causa dell’apparizione di una giovane donna molto bella, introdotta nella stanza attraverso la porta su cui stavo origliando. Sentendola annunciare con il nome di "Lady Dorothea" lasciai immediatamente il mio posto e la seguii nel salotto perché ricordavo bene che era la signora proposta come moglie al mio Edward dal crudele e inesorabile baronetto.
      Sebbene la visita di Lady Dorothea fosse ufficialmente a Philippa e Augusta, avevo delle ragioni per immaginare che (avendo saputo del matrimonio e dell’arrivo di Edward) fosse veramente venuta per vedere me.
      Percepii subito che sebbene la sua persona fosse incantevole ed elegante e sebbene le sue maniere fossero sciolte e cortesi, si trattava di uno di quegli esseri inferiori per quanto riguardava delicatezza di sentimenti, tenerezza di emozioni e sensibilità raffinata esattamente come Augusta.
      Non rimase che mezz’ora e mai, nel corso di quella visita, mi confidò i suoi pensieri segreti o mi chiese di confidarle i miei. Immaginerai con facilità, mia cara Marianne, che non potevo sentire un affetto ardente o anche solo un sincero attaccamento per Lady Dorothea.
Adeiu
Laura

Lettera Ottava

Da Laura a Marianne
Lady Dorothea non ci aveva lasciati da molto che un altro visitatore, tanto inaspettato quanto Sua Signorina, fu annunciato. Si trattava di Sir Edward che, informato da Augusta del matrimonio di suo fratello, era senza dubbio venuto a rimproverarlo per aver osato unirsi a me senza il suo permesso. Ma Edward, avendo previsto i suoi scopi, gli si fece incontro con eroica sopportazione appena entrò nella stanza e gli parlò nella seguente maniera:
      "Sir Edward, conosco il motivo del suo viaggio -- Venite con l’intenzione di rimproverarmi per aver contratto un legame indissolubile con la mia Laura senza il vostro consenso. Ma sir, io traggo gloria da tale atto. -- È il mio più grande vanto quello di esser incorso nella disapprovazione di mio padre!"
      Così dicendo prese la mia mano e mentre Sir Edward, Philippa e Augusta stavano senza dubbio riflettendo con ammirazione sul suo indomabile coraggio, mi condusse dal salotto alla carrozza di suo padre che era ancora davanti alla porta ed in cui salimmo immediatamente per sfuggire a sir Edward.
      Il cocchiere aveva ricevuto inizialmente ordini di prendere la strada per Londra; appena avemmo riflettuto a sufficienza, comunque, gli ordinammo di andare a M.----, dove abitava un caro amico di Edward ad una distanza di sole poche miglia.
      Arrivammo a M. dopo alcune ore; quando dicemmo il nostro nome venimmo immediatamente ammessi nella stanza in cui si trovava Sophia, la moglie dell’amico di Edward. Dopo esser stata privata per tre settimane di una vera amica (perché è così che considero tua madre), immagina la mia felicità nel trovare la creatura più degna di quel nome. Sophia era di media altezza; di forme molto eleganti. Un morbido languore si emanava dai suoi incantevoli lineamenti che aumentava la sua bellezza. --Era la caratteristica della sua mente. -- Era tutta sensibilità ed emozione. Ci gettammo ognuna nelle braccia dell’altra e dopo esserci scambiate promesse di mutua amicizia per il resto della nostra vita ci raccontammo istantaneamente i segreti più privati del nostro cuore. -- Fummo interrotte in questa deliziosa occupazione dall’ingresso di Augustus (l’amico di Edward), che era appena tornato da una passeggiata solitaria.
      Non avevo mai visto prima una scena come quella dell’incontro tra Edward e Augustus.
      "Vita mia! Anima mia!" (esclamò il primo).
      "Mio adorabile angelo!" (rispose il secondo) mentre si abbracciavano. Era troppo patetico per i sentimenti miei e di Sophia -- Entrambe svenimmo sul divano.
      Adeiu
Laura

Lettera Nona

Da Laura a Marianne
Verso la fine della giornata, ricevemmo la seguente lettera da Philippa.
"Sir Edward è terribilmente furioso per la vostra brusca partenza; ha riportato Augusta nel Bedfordshire. Per quanto desideri di godere ancora della vostra incantevole compagnia, non posso chiedervi di abbandonare quella di amici tanto cari e meritevoli -- Quando la vostra visita sarà terminata, confido che tornerete tra le braccia delle vostra
Philippa."

Rispondemmo in modo appropriato a questa affezionata lettera e dopo averla ringraziata per il suo gentile invito le assicurammo che ne avremmo sicuramente approfittato tutte le volte che non avremmo avuto nessun altro luogo in cui andare. Anche se nessun essere ragionevole avrebbe potuto non essere grato per una tale risposta, non so per quale motivo ma fu abbastanza capricciosa da dispiacersi del nostro comportamento e poche settimane più tardi, o per vendicarsi della nostra condotta o per consolarsi della sua solitudine, sposò un cacciatore di dote giovane ed illetterato. Questo passo imprudente (eravamo infatti consapevoli che ci avrebbe privato della fortuna che avremmo dovuto ereditare da Philippa) non poté strappare nemmeno un sospiro alle nostre menti esaltate; sapendo però dell’infinita infelicità che attendeva la sposa, la nostra tremante sensibilità fu grandemente colpita quando sentimmo la notizia. L’affezionata richiesta di Augustus e Sophia di considerare per sempre la loro casa come la nostra ci convinse a non prendere mai congedo da loro.
     In compagnia di Edward e della sua amabile moglie trascorsi i momenti più felici della mia vita; il nostro tempo fu trascorso nel modo più delizioso tra assicurazioni di amicizia e voti di inalterabile amore, sicuri di non essere interrotti da sgradevoli e invadenti visitatori poiché Augustus e Sophia si erano premurati, al loro arrivo in quella zona, di informare le famiglie vicine che la loro felicità si concentrava solo sulle loro persone e non avevano alcun desiderio di avere compagnia.
     Mia cara Marianne, una tale felicità come quella di cui godevo era troppo perfetta per durare. Un colpo terribile ed inaspettato distrusse in un colpo solo ogni sensazione di piacere. Convinta come devi essere da tutto quello che ti ho raccontato di Augustus e Sophia che non esistesse una coppia più felice, devo informarti che la loro unione era stata contraria alle inclinazioni dei loro crudeli e mercenari genitori; che invano avevano cercato con ostinata perseveranza di costringerli a sposare delle persone che aborrivano; ma con eroico coraggio degno dei loro parenti e ammirevole, avevano rifiutato di sottomettersi a un tale dispotico potere.
      Erano sposati da qualche mese quando la nostra visita ebbe inizio. Durante questo tempo si erano mantenuti grazie ad una considerevole somma di denaro che Augustus aveva graziosamente sottratto dallo scrittoio del suo indegno padre pochi giorni prima della sua unione con Sophia.
      Il bell’Augustus fu arrestato e noi rimanemmo tutti senza casa. Un tale perfido comportamento senza pietà sconvolgerà la tua gentile natura, carissima Marianne, tanto quanto afflisse la delicata sensibilità di Edward, Sophia, della tua Laura e dello stesso Augustus. Per completare una tale ineguagliata barbarie, fummo informati che in breve tempo sarebbe stata eseguita una vendita della casa. Ah! Che cosa avremmo potuto fare se non quello che facemmo? Sospirammo e svenimmo sul divano.
Adeiu
Laura.

Lettera Decima

Da Laura a Marianne
Quando ci fummo un poco ripresi dalle conseguenze del nostro dolore travolgente, Edward ci chiese di considerare quale fosse il passo più prudente da prendere nella nostra infelice situazione mentre raggiungeva il suo amico in prigione per lamentarsi delle sue sfortune.
      Promettemmo che l’avremmo fatto e lui si incamminò verso la città. Durante la sua assenza cercammo obbedientemente di esaudire il suo desiderio e dopo la più matura deliberazione decidemmo che la cosa migliore fosse di lasciare la casa poiché aspettavamo che gli ufficiali di giustizia arrivassero a prenderne possesso. Aspettammo, quindi, con la più grande impazienza il ritorno di Edward per comunicargli i risultati delle nostre riflessioni. Ma Edward non tornò. Invano contammo i tediosi momenti della sua assenza -- invano piangemmo --invano sospirammo --Edward non tornò. Questo fu un colpo troppo crudele, troppo inaspettato per la nostra gentile sensibilità -- non potemmo sopportarlo --potemmo solo svenire. Alla fine, raccogliendo tutta la risoluzione di cui ero padrona, mi alzai e dopo aver preparato una valigia con tutte le cose necessarie per Sofia e me stessa, la trascinai alla carrozza che avevo ordinato e partimmo per Londra. Visto che l’abitazione di Augustus si trovava a dodici miglia dalla città, non ci mettemmo molto ad arrivare ed eravamo appena entrate in Holbourn che, dopo aver abbassato una delle finestre, chiesi ad ogni persona dall’aspetto decente che passava: "Avete visto il mi Edward?"
      Ma, poiché guidavamo troppo rapidamente per permettere loro di rispondere alle mie ripetute domande, guadagnai poche o meglio nessuna informazione al suo riguardo.
     "Dove devo andare?" chiese il cocchiere.
      "A Newgate, gentile giovane (risposi), a vedere Augustus."
      "Oh! no, no, (esclamò Sophia) non posso andare a Newgate; non sarei in grado di sopportare la vista del mio Augustus in un luogo tanto crudele -- i miei sentimenti sono sufficientemente sconvolti dall’immagine del suo dolore ma l’osservazione diretta sconvolgerà la mia sensibilità."
      Poiché ero perfettamente d’accordo con lei nella giustizia dei suoi sentimenti, ordinammo al cocchiere di tornare immediatamente in campagna. Sarai probabilmente sorpresa, mia carissima Marianne, che nel dolore che provai in quei momenti, priva del minimo supporto o di una abitazione non abbia pensato immediatamente a mio padre e a mia madre o alla nostra casetta nella Valle di Uske. Per spiegarti questa apparente dimenticanza devo informarti delle circostanze di poco conto a loro riguardo di cui non ti ho ancora parlato. La morte dei miei genitori poche settimane dopo la mia partenza è la circostanza a cui alludo. Dopo il loro decesso divenni l’erede della loro casa e fortuna. Ma la casa non era mai stata loro e la fortuna non era che un’annualità pagabile a vita. Tale è la depravazione del mondo! Sarei tornata con piacere da tua madre e sarei stata lieta di presentarla alla mia cara Sophia ed avrei passato con gioia il resto della mia vita nella società della Valle dell’Uske, se non ci fosse stato un ostacolo nell’esecuzione di un tale progetto; si tratta del matrimonio e del conseguente trasferimento di tua madre in una remota parte dell’Irlanda.
Adeiu.
Laura.

Lesley Castle


Questa è un’altra parodia. Dalle date nelle lettere, Lesley Castle è stato scritto probabilmente nel 1792 (quando Jane Austen aveva 16 anni).

Romanzo incompleto in Lettere
Al Cavalier Henry Thomas Austen

Sir
Mi avvalgo della libertà di cui spesso mi avete onorato, dedicandovi uno dei miei romanzi. È incompleto, temo, e rimarrà sempre così; è così frivolo e indegno di voi, che costituisce un’altra preoccupazione per la vostra umile Servitrice
L’Autrice

Signori Demand e Co --- per favore, pagate a Jane Austem, Zitella, la somma di cento ghinee da parte del suo Umile Servitore.
H.T. Austen

La prima lettera è dalla signorina Margaret Lesley a Miss Charlotte Lutterell
Lesley-Castel Gennaio 3rd -- 1792
Mio fratello ci ha appena lasciati.
“Matilda” (disse alla partenza) “Tu e Margaret darete alla mia piccola, ne sono certo, tutte le cure di un’indulgente, affezionata amabile madre.”
      Le lacrime scorrevano sulle sue guance mentre diceva queste parole --- il ricordo di lei, che aveva disonorato il nome di madre e così apertamente violato i suoi doveri coniugali, gli impedirono di continuare; abbracciò la bimba e dopo aver salutato me e Matilda, andò via velocemente, si sedette nella carrozza e si diresse verso Aberdeen.
      Non ci fu mai un uomo migliore! Ah! quanto poco meritò le sfortune nel matrimonio. Un tale buon marito e una moglie così cattiva!
      Lo sai, mia cara Charlotte, che l’indegna Louisa lasciò lui, il suo bambino e la reputazione qualche settimana fa in compagnia di Danvers. Non c’è mai stato un viso più dolce, una forma più delicata, o un cuore meno amabile di quello Louisa. Anche il suo bimbo possiede il fascino personale di quella madre infelice! Possa ereditare da suo padre tutte le doti della Mente!
      Lesley ha al momento venticinque anni, e ha già ceduto alla melanconia e alla disperazione.
      … Matilda e io continuiamo ad essere divise dal resto dell’umanità nel nostro castello in rovina, che è situato a due miglia da Perth su una roccia che offre un’estensiva vista della città e dei suoi deliziosi dintorni. Ma anche se ritirate da quasi tutto il resto del mondo (perché non facciamo visita a nessuno tranne che ai M’Leod, ai M’Kenzie, ai M’Pherson, ai M’Cartney, ai M’donald, ai M’Kinnon, ai M’lellan, ai M’Kay, ai Macbeth e ai Macduff) non siamo né annoiate né infelici, al contrario non ci sono due ragazze più vivaci, gradevoli o argute di noi; nemmeno un’ora della giornata è un peso per noi. Leggiamo, lavoriamo, passeggiamo e quando siamo affaticate da tali occupazioni solleviamo i nostri spiriti con una canzone allegra, una danza aggraziata, o qualche frase intelligente. Siamo graziose, mia cara Charlotte, molto graziose e la più grande delle nostre perfezioni è che ne siamo completamente inconsapevoli.
      Ma perché continuo a parlare di me? Consentimi di ripetere le lodi della nostra piccola nipote, l’innocente Louisa, che al momento sorride dolcemente mentre dorme sul divano. La cara creatura ha appena compiuto i due anni; è bella come se ne avesse 2 e 20, piena di senso come se ne avesse 2 e 30 e prudente come se ne avesse 2 e 40. Per convincerti devo informarti che ha una bella carnagione e lineamenti molto carini, sa sempre le prime due lettere dell’alfabeto, e non rovina mai i suoi abiti.
      – Se ancora non ti ho convinto della sua bellezza, buon Senso e prudenza, non ho niente di più a sostegno delle mie parole, e non avrai altro modo di deciderti sulla faccenda se non venendo a Lesley Castle, ed incontrando Louisa.
     Ah! mia cara amica, quanto sarei felice di vederti tra queste venerabili mura! Sono passati quattro anni dal mio allontanamento dalla scuola e da te; che due cuori tanto teneri, così legati da simpatia e amicizia, abbiano dovuto essere separati in modo così brusco, è molto triste. Io abito in Perthshire, tu nel Sussex. Potremmo incontrarci a Londra, dove mio padre intende portarmi, e dove ci sarà tua madre nello stesso tempo. Potremmo incontrarci a Bath, a Tunbridge, o in qualsiasi altro luogo, purché fossimo insieme. Dobbiamo solo sperare che un tale periodo arrivi. Mio padre non ritornerà fino all’autunno; mio fratello lascerà la Scozia tra pochi giorni; è impaziente di partire.
Gli errori della Gioventù! Si illude che un cambiamento d’aria curerà le ferite di un cuore infranto! Ti unirai a me, ne sono certa mia cara Charlotte, nelle preghiere perché la pace torni a Lesley Castle, perché è essenziale per la tua sincera amica
      M. Lesley

Lettera Seconda
Dalla signorina C. Lutterell alla signorina Lesley in risposta
Glenford Feb. 12
Ho un migliaio di scuse da addurre per aver ritardato così tanto nel ringraziarti, mia cara Peggy, per la tua bella Lettera, credimi che ciò non sarebbe accaduto se ogni momento del mio tempo non fosse stato completamente impiegato nei preparativi del matrimonio di mia sorella, così che non ho avuto tempo da dedicare né a te né a me stessa.
      E adesso ciò che più mi infastidisce è che il fidanzamento è rotto, e tutto il mio lavoro è stato inutile. Immagina che grande delusione sia per me, se consideri che dopo aver lavorato giorno e notte, per assicurarmi che la cena per il matrimonio fosse pronta in tempo, dopo aver arrostito il manzo, preparato un brodo di montone e stufato la zuppa in quantità tali che sarebbero bastate alla coppia fino alla fine della luna di miele, ho avuto la mortificazione di scoprire che ho arrostito, preparato il brodo e stufato sia la carne che me stessa per nessun motivo.
      Davvero, mia cara amica, non ricordo di aver mai sofferto di un dolore simile a quello sperimentato lo scorso lunedì quando mia sorella è venuta da me correndo con il viso bianchissimo e mi ha detto che Hervey era caduto da cavallo rompendosi il collo ed era stato dichiarato in grande pericolo dal suo medico.
      “Dio, dio!” (dissi) “non è possibile! In nome del cielo che cosa accadrà a tutto il cibo preparato? Non saremmo mai in grado di mangiarlo finché è buono. Comunque, chiamerò il medico ad aiutarci. – sarò in grado di finire io stessa l’arrosto, mia madre mangerà la zuppa, e tu e il dottore dovrete finire il resto.”
      Qui fui interrotta nel vedere mia sorella cadere, in apparenza priva di vita, sopra uno dei cassettoni dove teniamo le tovaglie di lino. Chiamai immediatamente mia madre e le cameriere e alla fine riuscimmo a farla rinvenire; appena riprese i sensi, espresse il desiderio di andare immediatamente da Henry, ed era così determinata a realizzare questo progetto che avemmo la più grande difficoltà del mondo per impedirle di metterlo in esecuzione; alla fine, comunque, più con la forza che con la persuasione, riuscimmo a condurla nella sua stanza; la adagiammo sul letto e lei continuò per alcune ore ad avere le più terribili convulsioni.
     Mia madre ed io rimanemmo nella stanza con lei, e quando intervalli di tollerabile compostezza ce lo permettevano, ci unimmo in lamenti strazianti sul terribile spreco che questo evento ha causato, e cercammo di elaborare qualche piano per sbarazzarcene. Fummo d’accordo sul fatto che la cosa migliore era mangiare tutto immediatamente, e così ordinammo prosciutto e cacciagione, ed immediatamente cominciammo il nostro piano con grande alacrità. Cercammo di convincere Eloisa a prendere un’ala di pollo, ma non si lasciò persuadere. Era comunque molto più silenziosa di prima; le convulsioni di cui aveva sofferto avevano ceduto alla più completa Insensibilità. Cercammo di rianimarla con tutti i mezzi nostra disposizione ma non avemmo successo. Le parlai di Henry.
     “Cara Eloisa” (dissi) “Non c’é motivo di piangere tanto per una cosa del genere.” (perché desideravo confortarla.) “Ti prego di non essere triste. – Vedi che non mi influenza affatto, anche se dovrei essere io quella che ne soffre più di tutti perché non solo sarò obbligata a mangiare tutte le vivande già pronte, ma se Hervey dovesse riprendersi (cosa che però non è molto probabile) dovrò prepararne di nuove; o, se dovesse morire (come suppongo accadrà) dovrò ancora preparare una cena per te quando sposerai qualcun altro. Così vedi, forse al momento ti può affliggere pensare alle sofferenze di Henry, Eppure probabilmente morirà presto, ed allora il suo dolore sarà finito, mentre i miei problemi continueranno ancora per molto perché, per quanto lavori duramente, sono sicura che la cucina non sarà in ordine in meno di quindici giorni.”
      Ho fatto tutto ciò che era in mio potere per consolarla, ma senza risultato, e alla fine ho notato che non sembrava ascoltarmi, così non ho aggiunto nulla ma lasciandola con mia madre, ho preso i resti del prosciutto e del pollo e ho spedito William a chiedere come stava Hervey.
      Non ci si aspettava che vivesse ancora per molte ore; morì lo stesso giorno. Usammo tutta la cautela possibile per dare la melanconica notizia ad Eloisa; eppure, nonostante tutte le nostre precauzioni, la sua sofferenza nel sentirla fu così violenta che rimase per molte ore in una sorta di delirio. È ancora molto malata, e i suoi dottori temono per la sua salute. Perciò ci stiamo preparando per andare a Bristol, dove dovremmo essere nel corso della prossima settimana.
      E adesso, mia cara Margaret, fammi parlare un poco di te; penso che tuo fratello abbia ragione nel voler viaggiare, perché forse ciò l’aiuterà a dimenticare quei terribili eventi che l’hanno afflitto di recente --- Sono lieta di sentire che, anche se segregate dal resto del mondo, né tu né Matilda siate annoiate o infelici --- che tu non possa mai sapere cosa significa trovarsi in una delle due situazioni è il desiderio della tua affezionata
C.L.

Lettera terza
Dalla signorina Margaret Lesley alla signorina C. Lutterell
… Mio Fratello è già a Parigi. Credo che tu non abbia ancora sentito i particolari del suo incontro con lei.
      Louisa Barton era naturalmente di cattiva indole e furba ma le era stato insegnato a nascondere la sua reale disposizione sotto un’apparente dolcezza da un padre che sapeva fin troppo bene che il matrimonio era la sua sola possibilità di non morire di fame e che si illudeva che con una tale bellezza, unita ad una certa gentilezza di modi, avrebbe potuto avere delle buone opportunità di piacere ad un giovane uomo in grado di sposare una ragazza senza un penny.
     Louisa accettò perfettamente i disegni di suo padre e fu determinata nel portarli a termine con cura e attenzione. Grazie alla sua perseveranza e applicazione, aveva nascosto la sua naturale disposizione sotto una maschera di innocenza e dolcezza, tale da nascondere il suo vero carattere a chi non avesse avuto una lunga e costante intimità con lei.
      Tale era Louisa quando lo sventurato Lesley la incontrò nella casa dei Drummond. Il suo cuore che (per usare una delle tue similitudini preferite) era delicato e dolce e tenero come una tazza di latte con la panna, non poté resistere all’attrazione…

Lettera Quarta
Da signorina C. Lutterell alla signorina M. Lesley
Bristol Febbraio 27
Mia cara Peggy,
Ho appena ricevuto la tua lettera che essendo diretta nel Sussex mentre io invece mi trovavo a Bristol, mi fu inoltrata qui, e per qualche inspiegabile ritardo, mi ha raggiunto solo in questo instante. ---
     Ti ringrazio molto per il racconto di come avvenne la conoscenza, l’innamoramento ed il matrimonio di Lesley e Louisa, è una cosa che non ha cessato di divertirmi nonostante l’avessi sentito già molte volte prima.
      Ho la soddisfazione di informarti che abbiamo ogni motivo di immaginare che la nostra cucina è libera adesso, perché abbiamo lasciato detto ai servitori di mangiare tutto quello che potevano, e di chiamare qualcuno per assisterli. Abbiamo portato con noi un piccione freddo, un tacchino freddo, della lingua fredda e mezza dozzina di marmellate diverse di cui fummo fortunati di sbarazzarci in meno di due giorni dal nostro arrivo con l’aiuto della nostra padrona di casa, suo marito ed i suoi tre figli. La povera Eloisa non è ancora migliorata né nella salute né nello spirito e temo che nemmeno l’aria di Bristol, per quanto sia salutare, sia riuscita a farle dimenticare il povero Henry.
      … Forse potrai compiacermi mostrandoti sorpresa che, una persona di cui parlo con così poco affetto, debba essere una mia particolare amica; ma a dirti la verità, la nostra amicizia è sorta più per un capriccio da parte sua che da stima da parte mia. Abbiamo passato due o tre giorni insieme con una Lady in Berkshire che conoscevamo entrambe. ---
      Durante la nostra visita, poiché il tempo è stato brutto in modo rimarchevole e la nostra compagnia particolarmente stupida, è stata così buona da sviluppare una violenta parzialità nei miei confronti che subito si trasformò in amicizia e finì nello stabilirsi di una corrispondenza.
     È probabilmente adesso tanto stanca di me come io di lei; ma visto che lei è troppo gentile ed io sono troppo educata per dirlo, le nostre lettere sono così frequenti e piene di affetto come sempre, ed il nostro attaccamento così sincero come all’inizio.
      … L’indisposizione di Eloisa ci ha portato a Bristol in una stagione molto poco alla moda, tanto che da quando siamo qui non abbiamo visto che un’altra famiglia in visita. Il signore e la signora Marlowe sono persone molto piacevoli; la cattiva salute di loro figlio è stata il motivo che li ha condotti qui; puoi immaginare che, essendo l’unica famiglia con cui possono conversare, siamo entrati in grande intimità con loro; li vediamo quasi ogni giorno, ed abbiamo cenato con loro ieri. Abbiamo passato una bella giornata e avuto un’ottima cena, anche se il manzo era terribilmente poco cotto, e il curry non era stagionato. Non potevo non desiderare di essere stata io a preparare la cena. ---
      Un fratello della signora Marlowe, Mr. Cleveland, è con loro al momento; è un giovane attraente, e sembra avere molto che lo raccomandi. Ho detto ad Eloisa che dovrebbe cercare di conquistarne il favore ma lei non sembra aver considerato la mia proposta. Vorrei vederla sposata e Cleveland ha una buona proprietà.
     Forse ti puoi chiedere come mai non lo consideri per me stessa; ma a dirti la verità, non desidero svolgere in un matrimonio una parte diversa da quella di sovrintendere e dirigere la cena e così anche se tutte le mie conoscenze si sposassero, non penserò mai di farlo io stessa perché sospetto che non avrei tempo sufficiente per preparare la mia cena Nuziale, come invece ne ho per quella dei miei amici.
Sinceramente tua
C. L.

Lettera settima
da signorina C. Lutrell alla signorina M. Lesley
Bristol 27 Marzo
… Suppongo che questa lettera debba essere indirizzata a Portman Square, dove probabilmente (per quanto grande sia il tuo affetto per Lesley Castle) non ti dispiacerà trovarti. Nonostante tutto quello che la gente può dire sui prati verdi e la campagna, sono sempre stata dell’opinione che Londra e i suoi divertimenti debbano essere molto piacevoli per un poco, e sarei molto felice se la rendita di mia madre ci permettesse di goderne un poco durante l’inverno.
     Ho sempre voluto andare a Vaux hall, per vedere se il manzo freddo è tagliato in modo sottile come si dice, perché ho il vago sospetto che poche persone capiscano l’arte di tagliare una fetta di manzo freddo come me: si è trattato di una parte importante della mia istruzione e mi ci sono cimentata con grande impegno. Mamma mi ha sempre trovato la migliore alunna, anche se quando papà era ancora vivo Eloisa era la sua.
      Di sicuro non ci sono mai state due indoli più diverse al mondo. Entrambe amiamo leggere. Le preferisce storie e io ricette. Lei ama disegnare immagini e io pollastrelle. Nessuno può cantare una canzone meglio di lei e nessuno fa una torta salata meglio di me. ---
      Ed è stato sempre così sin da quando abbiamo cessato di essere bambine. La sola differenza è che tutte le dispute sulla superiorità delle nostre occupazioni che erano così frequenti in passato adesso sono finite. Da molti anni abbiamo raggiunto l’accordo di ammirare il lavoro l’una dell’altra; non manco mai di ascoltare la sua musica, e lei mangia costantemente i miei pasticci.
     Questo per lo meno era lo stato di cose fino alla comparsa di Henry Hervey nel Sussex. Prima dell’arrivo di sua zia nel quartiere in cui abitavamo, dove si stabilì circa dodici mesi or sono, le sue visite erano avvenute in occasioni determinate ed erano di durata sempre uguale; ma quando lei si stabilì alla Hall che dista solo una passeggiata dalla nostra casa, divennero più frequenti e lunghe. Questo, come puoi supporre, non poteva rendere felice la signora Diana che è una nemica dichiarata di tutto ciò che non sembra diretto dal decoro e dalla formalità o che mostra la minima somiglianza a familiarità e buona educazione.
      Tanto grande era l’avversione al comportamento di suo nipote che l’ho sentita io stessa alluderci così spesso che, se Henry non fosse stato impegnato a conversare con Louisa in quei momenti, avrebbero attratto la sua attenzione rattristandolo molto.
      L’alterazione nel comportamento di mia sorella a cui ho alluso prima, avvenne in quei giorni. L’accordo che avevamo raggiunto in modo così ammirevole qualche anno prima, sembrava essersi dissolto, anche se io continuavo ad applaudire ogni danza di campagna che suonava, eppure nessun pasticcio di piccione che preparavo poteva riscuotere una sua parola di approvazione. Ciò sarebbe stato sufficiente per irritare chiunque; comunque io rimasi fredda come una crema di formaggio e preparai un piano di vendetta; ero determinata a darle ciò che meritava senza rivolgerle nemmeno una parola di rimprovero. Il mio piano era di trattarla come lei trattava me, e sebbene avesse disegnato il mio ritratto o suonasse Malbrook (che è l’unico motivo che mi sia mai veramente piaciuto) non le dissi nemmeno un “Grazie, Eloisa”, anche se per anni l’avevo costantemente ammirata mentre suonava: Bravo, Bravissimo, Ancora, Da Capo, allegretto, con espressione, e Poco Presto con molte altre parole straniere di elogio, tutte, Eloisa mi ha detto, segno della mia ammirazione; e davvero suppongo che lo fossero, visto che le ho viste tutte nelle pagine dei libri di musica, e sono, immagino, sentimenti del compositore.
      Ho eseguito il mio piano con grande puntualità, anche se non con successo! il mio silenzio mentre suonava non sembrò dispiacerle affatto; al contrario, un giorno mi disse:
      “Beh, Charlotte, sono lieta di vedere che hai perso quella ridicola abitudine di applaudire la mia esecuzione al clavicembalo fino a farmi venire il mal di testa e a farti venire il mal di gola. Ti sono molto obbligata per tenere la tua ammirazione per te stessa.”
     Non dimenticherò mai la risposta arguta che le diedi in quel momento. “Eloisa” (dissi) “Vorrei calmare le tue apprensioni, perché ti assicuro che in futuro terrò sempre la mia ammirazione per me.”
      Questa è stata l’unica cosa severa che ho detto nella mia vita; non che non mi sia sentita spesso estremamente satirica, ma è stata l’unica volta che ho reso i miei sentimenti pubblici.
      Suppongo che non ci siano mai state due giovani persone più affezionate l’una all’altra di Henry e Eloisa; no, l’Amore di tuo fratello per la signorina Burton non poteva essere più forte anche se poteva essere più violento. Puoi immaginare quindi quale provocazione sia stata per mia sorella lo scherzo che le ha giocato.
     Povera Ragazza! ancora piange la sua morte con invariata costanza, nonostante lui sia morto da più di sei settimane; ma alcune persone sono più sensibili a queste cose di altre.
      Il cattivo stato di salute in cui la sua perdita l’ha gettata l’ha resa così debole e anche incapace di sopportare il minimo sforzo...
      Mi dispiace vederli andare via, perché sono l’unica famiglia che conosciamo, ma non ho mai pensato di piangere; certo, Eloisa e la signora Marlowe hanno trascorso più tempo insieme che con me, e di conseguenza hanno sviluppato una sorta di affetto l’una per l’altra, cosa che non rende le sue lacrime così inscusabili come sarebbero nel mio caso.
     I Marlowe stanno andando a Londra. Cleveland li accompagnerà, poiché né io né Eloisa siamo state in grado di catturarlo; spero che tu o Matilda abbiate una maggiore fortuna. Non so quando lasceremo Bristol; Lo spirito di Eloisa è così basso che non desidera spostarsi, eppure è certo che questo soggiorno non le stia facendo bene. In una settimana o due decideremo cosa fare --- nel frattempo credimi
ec --- ec --- Charlotte Lutterell

Lettera dieci
Dalla signorina Margaret Lesley a signorina Charlotte Lutterell
Portman Square 13 Aprile
Mia cara Charlotte
Abbiamo lasciato Lesley-Castle il 28 del mese scorso, e siamo arrivate a Londra dopo un viaggio di sette giorni; ho avuto il piacere di trovare la tua lettera qui ad attendere il mio arrivo, per la quale ti ringrazio di cuore.
     Ah! Mia cara amica, ogni giorno rimpiango i piaceri sereni e tranquilli del castello che abbiamo lasciato, in cambio di incertezza e divertimenti inferiori in questa tanto decantata città. Non che farò finta che questi divertimenti incerti ed inferiori siano minimamente sgradevoli per me; al contrario, mi piacciono molto e mi piacerebbero anche di più se non fossi certa che ogni apparizione che faccio in pubblico rafforzasse le catene di quelle infelici creature per la cui passione non è possibile non provare pietà, ma che mi è impossibile non ricambiare.
      In breve, mia cara Charlotte, sono sensibile alle sofferenze di tanti giovani amabili, ma il mio disagio all’estrema ammirazione che ricevo, la mia avversione ad essere così lodata sia in pubblico che in privato, nei giornali, nelle stampe, è il motivo per cui non fosso godere di quelle distrazioni così varie e piacevoli di Londra.
     Quanto spesso ho desiderato di possedere meno bellezza come te; il mio viso tanto poco rimarchevole; e la mia figura tanto inelegante; e il mio aspetto sgradevole come il tuo! Ma ah! Che possibilità c’è che un evento tanto desiderabile si verifichi? Ho già avuto il vaiolo, così mi devo rassegnare al mio infelice destino.
      Ho deciso di aver fiducia in te, mia cara Charlotte, e di confidarti un segreto che turba da giorni la mia tranquillità e che è del tipo da richiedere la più inviolabile segretezza da parte tua. Lo scorso lunedì notte, Matilda e io abbiamo accompagnato Lady Lesley ad una visita all’Onorevole Mrs. Kickabout; siamo stata accompagnate da Mr. Fitzgerarld che è un giovane molto amabile in genere, anche se forse ha dei gusti un po’ singolari --- È innamorato di Matilda. ---
      Avevamo appena salutato la signora della casa e ci eravamo inchinate davanti a diverse persone quando la mia attenzione fu attratta dall’apparizione di un giovane, il più attraente del suo sesso, che entrò nella sala con un altro gentiluomo e una Lady.
      Sin dal primo momento fui certa che da lui dipendeva la futura felicità della mia vita. Immagina la mia sorpresa quando mi fu presentato con il nome di Cleveland! Lo riconobbi istantaneamente come il fratello della signora Marlowe, e la conoscenza della mia Charlotte a Bristol.
     Il signore e la signora Marlow erano il gentiluomo e la Lady che lo accompagnavano. (Non pensi che la signora Marlowe sia molto bella?) La figura elegante di Mr. Cleveland, le su maniere raffinate ed il suo delizioso inchino confermarono immediatamente il mio sospetto sui sentimenti nobili e il linguaggio elegante che avrebbe brillato nella conversazione di Mr. Cleveland.
      L’avvicinamento di Sir James Grower (uno dei miei numerosi ammiratori) mi impedì la scoperta dei suoi poteri, mettendo fine ad una conversazione che non avevamo mai cominciato e attirando l’attenzione su sé stesso. Ma oh! quanto erano inferiori le sue qualità rispetto a quelle del suo rivale!
      Sir James è uno dei nostri più frequenti visitatori e partecipa quasi sempre alle nostre feste. Da allora abbiamo incontrato molte volte il signore e la signora Marlowe ma non Cleveland --- è sempre impegnato in qualche altro luogo. La signora Marlowe mi stanca a morte tutte le volte che la vedo chiacchierando di te e di Eloisa. È così stupida!
     Vivo nella speranza di vedere il suo irresistibile fratello questa sera poiché stiamo andando da Lady Flambeau, che è amica intima dei Marlowe…
Adeiu, mia cara Charlotte
Tua sinceramente Margaret Lesley

Evelyn


Alla signorina Mary Lloyd
Il seguente romanzo è dedicato
dalla sua obbediente, umile Servitrice
L’Autrice

La triste storia della bella Rose



... il signor Gower era l’unico figlio di una grande famiglia di cui la signorina Rose era la tredicesima figlia.
      Questa giovane lady, le cui doti avrebbero meritato un destino migliore di quello che incontrò, era il tesoro dei suoi parenti. Per il candore della pelle e la brillantezza dei suoi occhi, aveva pienamente diritto a tutta la parzialità del loro affetto.
     Un’altra circostanza contribuì all’amore generale che le portavano e cioè che possedeva i più bei capelli del mondo. Qualche mese prima [...], il suo cuore fu attratto dalle attenzioni e dal fascino di un giovane il cui rango elevato e le cui aspettative sembravano presagire obbiezioni da parta della sua famiglia ad un’unione che sarebbe stata altamente desiderabile per lei. Proposte vennero pronunciate dalla parte del giovane così come appropriate obbiezioni da suo padre -- gli chiese di tornare da Carlisle, dove si trovava con la sua amata Rose nella casa di famiglia nel Sussex. Fu obbligato ad obbedire ed il padre furioso, dopo aver scoperto dalla sua conversazione quanto fosse determinato a non sposare nessun’altra donna, lo mandò per due settimane all’Isola di Wight sotto la cura della famiglia Chaplain, con la speranza di vincere la sua costanza con il tempo e l’assenza in un paese straniero.
      Così si prepararono a dare un lungo addio all’Inghilterra -- Il giovane nobile non ebbe il permesso di vedere la sua Rose. Partirono -- E ci fu una tempesta che superò le arti dei marinai. Il vascello fu distrutto sulla costa di Calshot ed ogni anima a bordo perì. Il triste evento raggiunse presto Carlisle e la bella Rose ne fu colpita al di là del poter di espressione.