
Periodo storico

Il periodo storico in cui Jane Austen visse è chiamato georgiano dal nome di Giorgio III che regnò sull’Inghilterra dal 1760 al 1821. Nel 1811 però Giorgio III fu dichiarato mentalmente instabile e il suo posto al governo del grande impero inglese fu assunto da suo figlio, il principe del Galles. Per questo motivo il periodo storico che va dal 1811 al 1821 viene chiamato Regency, cioè reggenza.
Nel 1821, alla morte di Giorgio III, il principe reggente salì al trono con il nome di Giorgio IV e governò fino al 1830. Alla sua morte avvenne l’incoronazione della regina Vittoria e iniziò il periodo storico chiamato per l’appunto vittoriano.
Il periodo Regency fu segnato da grandi guerre che videro l’Inghilterra scontrarsi contro la Francia napoleonica e contro i rivoluzionari americani.
Nel 1795, l’anno in cui nacque Jane Austen, l’Inghilterra entrò in guerra con gli Stati Uniti.
Le colonie britanniche in Nord America mal sopportavano la subordinazione politica al governo di Londra. L’Inghilterra, inoltre, si trovava in serie difficoltà economiche a cui cercò di porre rimedio con l’introduzione dello Sugar Act e con lo Stamp Act. La prima legge introduceve delle tasse più pesanti sui prodotti acquistati dalla madrepatria e la seconda su documenti ufficiali e sui giornali.
L’insoddisfazione americana condusse alla convocazione del primo congresso americano e alla guerra che si trasformò ben presto in un conflitto internazionale. La Francia, la Spagna e l’Olanda si schierarono contro la Gran Bretagna, mentre le altre potenze formarono una Lega di neutralità armata, causando il primo isolamento diplomatico della Gran Bretagna.
Il 3 settembre 1783 venne firmato il trattato di Parigi che concludeva le ostilità e proclamava la vittoria delle ormai ex colonie. Il trattato stabilì l’acquisizione della sovranità da parte degli Stati Uniti sui i territori ad est del Mississippi (non erano compresi però la Florida, territorio spagnolo, e parte dell’attuale Louisiana) e la possibilità di continuare l’espansione verso ovest.
Nonostante questa sconfitta la Gran Bretagna rimase la più grande potenza marittima del tempo e fu proprio grazie a quest’arma che poté soppravvivere allo scontro con la Francia napoleonica.
Il repubblicanesimo scaturito dalla rivoluzione francese minacciava di minare e distruggere un sistema sociale consolidato da secoli. Per evitare la diffusione delle nuove idee rivoluzionarie, l’Inghilterra si alleò con Austria, Prussia, Spagna e Regno di Sardegna contro la Francia. Le prime fasi della guerra si risolsero con la sconfitta della coalizione grazie alla riforma dell’esercito francese guidato dal nuovo governo repubblicano.
La seconda coalizione vide a fianco dell’Inghilterra anche la Russia, l’Austria, l’Impero Ottomano, il Portogallo, il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Questa volta la Francia fu guidata da un nuovo e giovane generale: Napoleone. Abbandonata la campagna d’Egitto e tornato in patria nel 1799, Napoleone prese il controllo dell’esercito francese e riuscì a sconfiggere definitivamente l’Austria il 3 dicembre del 1800.
I primi anni della guerra non si conclusero in modo definitivo perché, anche se l’Inghilterra riuscì ad ottenere il predominio sul Mediterraneo, le truppe francesi non poterono essere sconfitte. Dopo una pace durata quattordici mesi, le ostilità ricominciarono.
Le guerre napoleoniche durarono dodici anni e si conclusero con la vittoria inglese a Trafalgar e con l’esilio di Napoleone nell’isola d’Elba. La vittoria definitiva si ebbe con la battaglia di Waterloo e con la morte di Napoleone nell’isola di Sant’Elena.
Anche se le guerre napoleoniche vengono nominate raramente nei romanzi di Jane Austen forniscono uno sfondo a molte delle storie. Diversi personaggi, infatti, sono o avevano una connessione con reggimenti o con la marina. Wickham fa parte del reggimento stanziato a Meryton ed il capitano Wentworth guadagna la sua fortuna combattendo per la marina inglese durante le guerre napoleoniche. Francis e Charles, due dei fratelli di Jane Austen, parteciparono alle guerre napoleoniche e si distinsero per coraggio e abilità tanto che Francis fu uno degli ufficiali preferiti di Nelson. Purtroppo non poté partecipare alla battaglia di Trafalgar.
Sempre in questi anni avvenne la grande espansione coloniale dell’Inghilterra sia nelle Indie che nelle Americhe.
Nel 1763 la Gran Bretagna ottenne tutti i possedimenti francesi in Canada e a est del fiume Mississippi oltre che buona parte dei territori francesi in India. La Spagna le cedette la Florida ed entrarono sotto il controllo inglese anche le Bermuda, le Barbados, Antigua, le Bahamas, la Jamaica e le Isole Vergini. Le colonie erano di importanza fondamentale per l’economia inglese perché i proprietari delle piantagioni acquistavano gli schiavi che i mercanti inglesi rapivano dall’Africa, producevano zucchero e compravano oggetti di lusso e cotone dalla madrepatria costituendo quindi un mercato sicuro e lucrativo.
Sir Thomas di “Mansfield Park” possedeva una piantagione ad Antigua ed il fatto che fosse disposto a trascorrere due anni lontano da casa per controllare che tutto fosse in ordine indica quanto le sue entrate fossero dipendenti dai suoi possedimenti in centro America.

Rango
Nel libro “Debrett’s Peerage & Baronetage” si potevano trovare informazioni sulla storia di ogni ogni famiglia titolata.
Naturalmente il re e sua moglie erano in cima alla scale sociale ed i loro figli erano principi e principesse.
Per quanto riguarda i nipoti, il titolo veniva conservato solo se anche il padre era un principe. I figli delle principesse lo potevano perdere se il padre non apparteneva alla nobiltà.
I membri maschili e ora anche femminili della nobiltà potevano sedere nella Camera dei Lord. In ordine di importanza la nobiltà era costituita da:
- Duca e Duchessa
- Marchese e Marchesa
- Conte e Contessa
- Visconte e viscontessa
- Barone e Baronessa
Spesso la grande nobiltà possedeva più titoli come il duca del Devonshire il cui nome completo era: “William Cavendish, duca del Devonshire, marchese di Hartington, conte del Devonshire, conte di Burlington, barone di Cavendish di Hardwick e barone Cavendish di Keighley”.
In questo caso William Cavendish sarebbe stato chiamato duca del Devonshire mentre il suo figlio maggiore avrebbe assunto il secondo titolo in ordine di importanza e sarebbe stato quindi marchese di Hartington. Anche gli altri figli sarebbero stati dei Lord ma questi titoli erano detti “di cortesia” perché dipendevano dalla parentela con il duca. I titoli di diritto erano solo quelli che venivano ereditati e quelli dispensati dal re.
Alla morte del duca, il marchese avrebbe ereditato il titolo di duca mentre gli altri figli sarebbero rimasti lord. Se il duca fosse morto senza eredi maschi il titolo sarebbe passato a sua figlia o, più di frequente, al parente più prossimo di sesso maschile.
Il modo in cui una persona veniva presentata diceva molto sul suo rango. Per esempio, Lord John Smith era il figlio di un pari, John Lord Smith era invece un nobile per diritto. Se due sorelle erano presenti, la più grande era chiamata Miss seguito dal cognome mentre per la più giovane il miss era seguito dal nome di battesimo. Quindi Jane sarebbe stata chiamata Miss Bennet ed Elizabeth Miss Elizabeth.
Cavalieri e baronetti non erano pari e quindi non avevano diritto ad un seggio nella camera dei Lord anche se potevano venir eletti nella Camera dei Comuni. C’erano due tipi di cavalieri: quelli al di sopra dei baronetti e quelli al di sotto come per esempio Sir Lucas che doveva il suo “sir” ai servizi resi al paese. Il titolo di cavaliere non poteva esser ereditato. Un baronetto invece poteva trasmetterlo ad un consanguineo, come per esempio sir Walter Elliot. Gli altri suoi figli però non avevano diritto a titoli speciali, per questo Anne viene chiamata semplicemente Miss Anne Elliot.
Abbiamo poi la classe dei gentiluomini a cui spettava il titolo di Mr., alle loro mogli di Mrs. e alle figlie di Miss.
Appartenevano a questa classe persone di un certo rango ed abituate ad un certo stile di vita. Una persona appartenente alla classe lavoratrice poteva essere più ricca di un gentiluomo ma non aveva diritto al titolo (come per esempio Robert Martin in Emma). Spesso i gentiluomini possedevano grandi proprietà ed erano le persone più in vista del vicinato.
Al di sotto dei gentiluomini c’erano i membri del clero, gli avvocati e gli ufficiali sia dell’esercito che della marina.
Seguivano i mercanti, i contadini ed infine, nell’ultimo gradino della scala sociale avevamo i poveri che costituivano la maggior parte della popolazione.
Nel periodo Regency il rispetto delle gerarchie sociali si mostrava anche in piccoli particolari come, per esempio, l’ordine con cui gli invitati si sedevano in tavola o in cui si esibivano nelle danze. Quando in “Catherine o la Pergola” Catherine si trova a ballare in una posizione migliore di quella di sua cugina Isabella, Isabella si offende considerando il gesto di Catherine come un affronto personale.
Per quanto i personaggi nei libri di Jane Austen mostrino di rispettare tali distinzioni, solo i più ridicoli e vani
sembrano tenerci oltre i limiti della ragionevolezza. Sir Elliot, per esempio, non si stanca mai di leggere il suo
nome nell’annuario della nobiltà e Lady Catherine è sconvolta all’idea che suo nipote possa interessarsi ad una donna imparentata ad un commerciante.
Jane Austen è spesso stata accusata di essere una snob ma chiunque abbia letto i suoi libri non può mostrarsi d’accordo visto il modo ridicolo in cui sono descritti la maggior parte delle grandi dame e signori. Lei stessa annoverò tra le sue migliori amiche Miss Sharpe, la governante di Godmersham e le domestiche che avevano lavorato a casa di Henry ed Eliza e a cui lascerà cinquanta sterline.
Inoltre, in una delle sue tante lettere a Cassandra scrisse:
“Non mi importa se sir Brook è un baronetto, metterò prima Mr. Deedes perchè mi piace molto di più.”
Jane Austen non era disposta a tollerare distinzioni di rango quando si trattava di dargli priorità rispetto a simpatia e intelligenza.

Etichetta
La vita nel mondo Regency si svolgeva nel rispetto di regole complesse.
Una donna, per esempio, doveva rispettare questi principi dell’etichetta:
- Se nubile e sotto i trenta anni, non poteva mai trovarsi in presenza di un uomo senza uno chaperon.
- Per lo stesso motivo, poteva far visita ad un gentiluomo solo se lo consultava in veste professionale.
- Si gridava allo scandalo quando una donna ballava per più di tre volte in una sera con lo stesso cavaliere. Mr. Bingley, avendo già ballato due volte con Jane, non avrebbe potuto ripetere l’invito.
- Qualsiasi donna ben educata non avrebbe mai rifiutato l’invito di un gentiluomo a ballare in qualsiasi modo che suggerisse il desiderio di evitare la sua compagnia. Piuttosto che commettere una tale mancanza, avrebbe dovuto sedere per i due balli successivi. Probabilmente le donne particolarmente rispettose dell’etichetta non avrebbero più ballato per il resto della sera, come accadde ad Elizabeth quando Mr. Collins insistette per ballare con lei a Netherfield.
- Ricevere lettere da un uomo senza essere imparentata o fidanzata con lui era sconveniente. Quando scopre che che c’era stata della corrispondenza tra Marianne e Willoughby, Elinor sospetta che siano fidanzati e proprio per evitare l’insorgere di pettegolezzi il signor Darcy aspetta di essere solo con Elizabeth per consegnarle la lettera in cui rispondeva alle accuse che le gli aveva rivolto il giorno precedente.
- Una donna non poteva accettare un dono da un gentiluomo con cui non era imparentata o fidanzata. Per questo motivo sarebbe stato sconveniente per Marianne accettare il cavallo che Willoughby le aveva offerto.
- Esistevano determinate regole di abbigliamento che imponevano di vestire in un certo modo a seconda dell’occasione e del momento della giornata. Era considerato di cattivo gusto, per esempio, indossare perle o diamanti la mattina o presentarsi ad un ballo senza guanti.
- Nessuna donna rispettabile avrebbe lasciato la casa senza un cappello.
Anche un gentiluomo era soggetto a rispettare determinate regole di etichetta.
- Nel cavalcare o camminare per la strada, doveva consentire alla signora di rimanere accanto al muro.
- Incontrando una signora in un parco o per strada, doveva aspettare che fosse lei a fare un cenno di riconoscimento. Solo allora poteva sollevare il cappello, usando la mano più lontana dalla signora. Non le poteva rivolgere la parola almeno che non fosse stata lei a cominciare una conversazione.
-
Se incontrava per strada una donna con cui desiderava conversare, si voltava e l’accompagnava. Non era appropriato per una donna stare in piedi in mezzo alla strada.
- Salendo le scale l’uomo doveva precedere la signora.
- In una carrozza, poteva sedere accanto ad una donna solo se era suo marito, padre, fratello o figlio.
- Ad un concerto o a una mostra doveva entrare prima della signora per trovare un posto anche per lei.
- Un gentiluomo veniva sempre presentato a una signora perché si supponeva che fosse un onore per lui fare la sua conoscenza. Nello stesso modo una persona socialmente inferiore veniva presentata ad una superiore. Per questo motivo Elizabeth si oppone con tanta forza all’idea del signor Collins di presentarsi al signor Darcy.
- Un gentiluomo non fumava mai in presenza di una signora.

Lettere
Scrivere una lettera era l’unico modo per dare e ricevere informazioni da amici e familiari lontani. Si può capire quindi perché una visita all’ufficio postale potesse essere a quei tempi l’evento più importante della giornata.
Jane Austen scrisse circa tremila lettere durante la sua vita anche se di queste solo 300 sono sopravvissute perché la maggior parte sono state distrutte da sua sorella Cassandra.
Scrivere una lettera a quei tempi era un’esperienza diversa da quella odierna. Per prima cosa non esistevano le buste e quindi spesso la lettera era semplicemente
avvolta da un foglio bianco e sigillata con qualche goccia di cera. Le persone più eleganti disponevano di una sorta di timbro che veniva impresso sulla cera e che poteva contenere un’immagine dello stemma di famiglia o le iniziali del mittente. L’indirizzo consisteva semplicemente nel nome del destinatario seguito da quello del villaggio in cui abitava ed infine nel nome della contea. Non erano nemmeno stati inventati i francobolli per cui la lettera veniva pagata da chi la riceveva e l’importo si calcolava in base al numero di fogli spediti e alla distanza.
Jane Austen si lamentava spesso perché la sua calligrafia era troppo larga, cosa che poteva far aumentare il prezzo di una spedizione.
Per risparmiare, spesso si lasciava un certo spazio tra una riga e l’altra, poi si girava
il foglio e si scriveva il resto della lettera nello spazio rimasto libero.
Durante il periodo Regency una corrispondenza tra un uomo o una donna in età da marito poteva aver luogo
solo se i due erano fidanzati. In “Manfield Park”, poiché la corrispondenza tra Edmund Bertram e Mary Crawford non avrebbe potuto aver luogo
in modo legittimo, è Fanny a fare da tramite.
In “Persuasione”, il capitano Wentworth chiede ad Anne Elliot se gli avrebbe risposto nel caso le avesse scritto
una lettera perché questo avrebbe significato che il fidanzamento sarebbe stato rinnovato.
In “Northanger Abbey” assistiamo a questo divertente dialogo:
Henry Tinley: “Per quello che ho avuto la possibilità di osservare, mi sembra che il modo di scrivere lettere di una donna sia perfetto, eccetto che per tre particolari.”
Catherine: “E quali sono?”
Henry Tinley: “Una generale mancanza di argomenti, una totale assenza di attenzione per le pause e una frequente ignoranza della grammatica.”

Viaggi

Jane Austen morì circa vent’anni prima della nascita delle ferrovie e l’unico mezzo di trasporto conosciuto fino al 1817 erano le carrozze. Gli Austen
possedevano una carrozza e diversi cavalli che, come quelli di Mr. Bennet, venivano usati anche nella fattoria. Un singolo cavallo
poteva venire a costare anche cento sterline a cui bisognava aggiungere 30 sterline per la biada, più della paga annuale per un servitore. Tenere un cavallo era una spesa ingente a quei tempi ma lo stato delle strade era
tale che non solo spostarsi a piedi sarebbe stato praticamente impossibile ma un singolo animale non sarebbe stato sufficiente a trainare più di due persone.
Se si avevano difficoltà economiche si poteva acquistare un pony. Tuttavia, il piccolo calesse con i pony della signorina de Bourgh è da considerarsi più un ricordo dell’infanzia che un tentativo di fare economia.
Un’altra alternativa per risparmiare era comprare un asino il cui costo era in media di cinque scellini. Quando abitavano a Chawton Jane, Cassandra e la signora Austen possedevano un piccolo calesse trainato da un asino.
Se non si possedeva una carrozza e si abitava a Londra, ci si poteva spostare con una carrozza a nolo detta “hackney coach” entrata in circolazione nel 1625. Una carrozza, infatti, era una spesa ingente perché non solo si dovevano acquistare e nutrire i cavalli ma era necessario possedere delle stalle e impiegare un cocchiere e diversi aiutanti perché se ne prendessero cura. A guardia dei cavalli si lasciava un dalmata. Le carrozze delle persone più ricche erano eleganti, foderate di seta, con scompartimenti segreti per tenere le pistole o per conservare vino ed altri liquori.
A Bath, per spostarsi attraverso distanze brevi si usavano le “sedan chairs”, sedie sollevate e trascinate da due persone. Le prime apparvero nel 1581 ma non ebbero un gran successo perché molti furono scandalizzati nel vedere un lavoro per animali compiuto da uomini.
Tuttavia, nei secoli successivi, la necessità di raggiungere sale da ballo, feste o negozi senza sporcare di fango i propri abiti, fece sì che le “sedan chairs” entrassero in uso.
Erano di solito dipinte di nero e chiuse su tre lati, così che il passeggero poteva guardare solo davanti a sé.
Per viaggi più lunghi, il modo migliore per spostarsi era con una carrozza chiusa, a quattro ruote, trainata da due o quattro cavalli che venivano sostituiti nelle
stazioni di servizio in modo da non dover attendere che venissero cambiati.
Si trattava però di un mezzo di trasporto molto costoso perciò se si
voleva risparmiare si poteva viaggiare, per una piccola cifra, con la carrozza postale. Naturalmente, in questo caso, il viaggio aveva una durata
molto superiore e non era comodo.
Non era appropriato che una giovane signora viaggiasse da sola, doveva esser sempre accompagnata
per lo meno da un domestico. Per questo il generale Tilney agì in modo
disonorevole quando ordinò a Catherine di tornare a casa e non le offrì nessuna scorta.
A causa degli elevati costi di trasporto e della loro lentezza, i viaggi si
trasformavano generalmente in permanenze molto lunghe.
Dopo il matrimonio Charlotte Lucas si trovava ad una distanza da casa di solo 80 chilometri, eppure, anche
se il signor Collins godeva di una buona entrata, non poteva permettersi viaggi frequenti.
La stessa Jane Austen si recò in visita ai propri familiari solo quando poté usufruire di passaggi
forniti da questo o quel parente.

Visite
Mattutine
Le visite mattutine si svolgevano tra le undici e le tre del pomeriggio e, come tutto nel mondo Regency, erano soggette ad un preciso protocollo. Non si poteva fare visita ad un conoscente se non si possedevano biglietti da visita adeguati che venivano consegnati al maggiordomo quando apriva la porta.
Anche la conversazione si svolgeva su binari prestabiliti. Una volta introdotti nel salotto, era necessario informarsi della salute dei familiari della padrona di casa, successivamente si discuteva del tempo, dello stato delle strade ed eventualmente si poteva passare a qualche pettegolezzo.
Non era raro che venisse offerto un piccolo rinfresco a base di carne fredda, dolci o frutta, come avviene in “Orgoglio e Pregiudizio” quando Elizabeth fa visita a Georgiana.
Ci si tratteneva solo tra un quarto d’ora e mezz’ora. Una permanenza superiore era accettabile solo quando si aveva una grande intimità con la padrona di casa. Una visita doveva essere restituita entro pochi giorni. Una mancanza in questo senso poteva significare la fine di una conoscenza. È quello che succede tra Jane Bennet e la signorina Bingley che si presenta in Gracechurch Street, a casa dei Gardiner, ben quindici giorni dopo la visita di Jane.
I biglietti da visita erano fatti generalmente di un cartoncino color crema. Quando si lasciava la città si lasciava un biglietto con le iniziali PPC che significavano “pour prendre conge” cioè “Per prendere congedo.” Quando un uomo si sposava mandava dei biglietti da visita alle conoscenze che riteneva adeguate. Se non si riceveva un biglietto, si poteva concludere che la conoscenza era ufficialmente finita.
Serali:
Le visite serali avvenivano solo dietro un invito diretto che poteva essere semplicemente per bere del tè o del caffè o per cenare.
Anche in questo caso, quando il maggiordomo apriva la porta, gli si porgeva il proprio biglietto da visita che veniva sistemato in un vassoio. Se si era particolarmente curiosi, si poteva dare un’occhiata discreta agli altri biglietti. Se la padrona di casa era particolarmente snob poteva sistemare quelli delle persone più in vista in cima agli altri.
Il numero ideale di invitati ad una cena era considerato dieci persone. Gli inviti dovevano essere spediti due giorni prima dell’evento e naturalmente una risposta era attesa nel più breve tempo possibile.
All’ora stabilita, che di solito era le sette, arrivavano gli ospiti. Dopo aver chiacchierato in attesa degli ultimi arrivati, al momento di andare a cena il padrone e la padrona di casa venivano scortati in sala da pranzo dalle persone di rango più elevato e seguiti dagli altri in ordine di importanza.
L’invitata di rango più elevato sedeva alla destra del padrone di casa. Gli uomini e le donne poi si alternavano e la conversazione di solito avveniva con i propri vicini, poiché la presenza di grandi candelabri poteva impedire di vedere chi era seduto di fronte.
Il modo in cui la tavola era apparecchiata era molto importante, così oltre che con i candelabri era spesso decorata con fiori ed eventualmente conserve di frutta poste in contenitori di porcellana cinese.
Il fuoco doveva esser acceso nella stanza, soprattutto nelle serate d’inverno. La presenza di un parafuoco garantiva che tutti gli ospiti venissero adeguatamente riscaldati.
Per quanto riguarda il menu il cibo servito in tavola era molto abbondante. Per un gruppo di dodici persone erano necessarie almeno dieci portate differenti, esclusi caffè, dolce e noci.
L’autrice di “Londra a Cena” descrive in questo modo il tipico menu:
- Zuppa
- Aragosta con salsa olandese
- Triglie rosse con salsa cardinale
- Salsa di ostriche
- Cotolette d’agnello con asparagi e piselli
- Montone arrosto o manzo alla giardiniera
- Insalata, barbabietole e verdure in genere
- Senape inglese e francese
- Un tacchino, un’anatra o un’oca
- Uova in aspic
- Pollame con maionese
- Sardine, insalata, barbabietole, sedano, carciofi, burro e formaggio
- Macedonia
- Meringhe alla crema
- Marmellata di maraschino
- Crema di cioccolato
- Due gelati con frutta di stagione
- Vino, Sherry, Madeira e Champagne
Il servizio era generalmente alla francese e solo più tardi si diffuse quello alla russa. Nel primo i vari piatti erano posti tutti sul tavolo ed ognuno si serviva. Era piuttosto scomodo. In quello alla russa invece era il cameriere che serviva a tavola.
Dopo che il primo piatto era stato servito, generalmente insieme a un chiaretto, ogni gentiluomo doveva chiacchierare con la donna alla sua destra. Con i piatti successivi la conversazione fluiva più liberamente.
Il maggiordomo era responsabile dell’intero servizio, dei vini e degli eventuali errori dei camerieri.
Durante la cena qualcuno poteva proporre di “prendere il vino”. Si trattava di fare un mini brindisi con una persona ed era considerato un segno di amicizia o affetto.
Dopo cena le signore si ritiravano, lasciando gli uomini a bere il porto e a fumare. Dopo circa mezz’ora gli uomini raggiungevano le donne in salotto dove, tra tè, caffè, musica e giochi di carte, trascorrevano almeno un’ora.
A quel punto, se ci si trovava a Londra durante la Stagione, ci si recava ad un ballo.

Balli
Un ballo era l’evento mondano più importante a cui si poteva partecipare o che si poteva organizzare durante il periodo Regency. Per questo motivo l’etichetta era ancora più complessa di quella d’obbligo per altri eventi.
Gli inviti dovevano essere spediti dalla padrona di casa dalle tre alle sei settimane prima del ballo ed era necessario inviare una risposta
entro ventiquattr’ore.
La preparazione delle signore durava alcune ore e cominciava con un bagno caldo seguito da uno freddo per far splendere la pelle. Si procedeva poi con una sorta di manicure e pedicure per far sì che le unghie fossero perfettamente in ordine. Successivamente la cameriera personale effettuava un massaggio con un numero impressionante di creme e lozioni. Qualche ora prima del ballo, inoltre, era necessario avvolgere i capelli nelle cosiddette “carte” che
erano praticamente dei bigodini.
L’abbigliamento doveva essere molto curato ed era questa l’occasione in cui si dovevano sfoggiare i propri gioielli ed abiti migliori. Un capo che non poteva mancare era un paio di guanti bianchi.
Il ballo cominciava generalmente alle otto. La padrona di casa e le sue figlie accoglievano gli ospiti sulla porta.
L’orchestra si trovava nel punto più lontano dalla porta o in un’altra stanza ma sempre ad una distanza che consentisse di sentire la musica.
Nei balli pubblici era spesso presente un maestro di cerimonie che aveva la funzione di presentare un gentiluomo alla signora con cui voleva ballare. Questo ruolo era generalmente riservata alla padrona di casa nei balli privati. Una ragazza poteva avere a disposizione un carnet, una sorta di quaderno dove annotare il nome dei gentiluomini con cui avrebbe ballato nel corso della serata. Al quaderno era spesso legata una matita per mezzo di un fiocco che poteva essere conservato in ricordo del ballo.
Alla fine di una danza, generalmente il cavaliere offriva alla dama un rinfresco e, se lei accettava, raggiungevano un’altra sala dove si trovavano tè, caffè, limonata, gelati, biscotti, zuppa ed una sorta di vino mischiato con acqua calda ed aromatizzato con limone e nocciola chiamato negus (Fanny ne beve dopo il grande ballo a Mansfield Park).
Le danze più diffuse ai tempi di Jane Austen erano:
Minuetto: Ogni coppia eseguiva a turno, in ordine di rango, i passi della danza mentre il resto della sala guardava. Alla fine del XVIII secolo questo ballo passò di moda perché richiedeva troppo tempo.
Cotillion: Quattro coppie si disponevano in modo da formare un quadrato. Il ballo finiva con una figura tipica per ogni particolare cotillion.
Quadriglia: Quattro coppie si disponevano in modo da formare un quadrato. Ogni figura aveva un particolare tipo di musica e c’erano delle pause tra una figura e l’altra.
Country Dance: La ballavano un minimo di cinque coppie che si fronteggiavano. La prima coppia ballava con la seconda e la terza, poi con le due coppie successive e così via. Nel frattempo la seconda coppia cominciava a ballare con la terza e la quarta.
Nell’Abbazia di Northanger, Henry Tinley dice:
“Un danza country simbolizza il matrimonio. Fedeltà e compiacenza sono i principali doveri in
entrambi... In entrambi l’uomo ha il vantaggio della scelta, la donna solo il potere del rifiuto...una volta cominciata, appartengono l’uno all’altra
fino al momento della dissoluzione... ed è dovere di ognuno quello di far sì che il proprio partner non si auguri di aver dedicato le proprie attenzioni
in qualche altro luogo.”
Reel: Una danza scozzese ballata da quattro coppie. Divenne popolare dopo la visita del Principe Reggente a Edimburgo.
Valzer: Non era molto diffuso ai tempi dei Jane Austen. Era considerato sconveniente perché le coppie si trovavano a ballare faccia a faccia.
In Emma è menzionato un valzer, ma è probabile che si trattasse di una danza di campagna ballata alla musica di un valzer.

Festività:
Natale
Le feste natalizie nel periodo georgiano andavano dal sei dicembre, che era il giorno di San Nicola al sei gennaio, la Dodicesima Notte. Gentiluomini e lady trascorrevano questo periodo in campagna e festeggiavano con visite, regali, balli, feste, recite e molto cibo. Era anche un ottimo periodo per un matrimonio.
Sappiamo che la famiglia Austen festeggiava questo periodo con energia, come dimostrano le numerose lettere che citavano la festività.
Anche nei romanzi di Jane Austen ci sono molti riferimenti al Natale. Sir Thomas organizza un ballo per l’occasione, Emma e i Bennet hanno degli ospiti, Charlotte Lucas si sposa, i Weston organizzano una festa.
La quantità di cibo che veniva consumata era enorme. Di solito i piatti venivano preparati in anticipo e serviti freddi. Comprendevano carne, marmellate e budini. Per la cena di Natale si aveva sempre un tacchino, un’oca o del montone. Si finiva con il Budino di Natale in fiamme di brandy.
Le decorazioni tradizionali includevano rami e vischio ma di solito non c’era un albero di Natale la cui tradizione arrivò dalla Germania nel 1800 ma rimase in uso solo presso la famiglia reale. Il resto del popolo cominciò a fare l’albero quando nel 1848, l’Illustrated London News pubblicò un’illustrazione della famiglia reale accanto ad un albero di Natale.
L’Epifania era chiamata anche “Dodicesima Notte” (perché erano passati dodici giorni dopo l’arrivo dei Magi a Betlemme)
e rappresentava la fine delle vacanze natalizie. Di solite si festeggiava con balli in maschera e regali accompagnati da poesie e indovinelli.
Pasqua
Non disponiamo di molte informazioni sul modo in cui gli Austen passavano la Pasqua ma è probabile che si riunissero e cenassero insieme dopo aver osservato il digiuno della Quaresima. È probabile che Jane Austen dipingesse le uova
e probabilmente le mangiasse alla fine del digiuno.
Nelle lettere Jane Austen dice di aver viaggiato durante le vacanze di Pasqua e di aver visitato degli amici mentre raggiungeva una delle case di un fratello.
San Valentino:
San Valentino è una delle feste più antica della cristianità. Originariamente si trattava di una festa romana sulla fertilità che venne trasformata, con l’avvento del cristianesimo, nella festa per San Valentino, patrono degli innamorati.
Non fu che nel 1700 che San Valentino divenne una vera festività quando mandare fiori il 14 febbraio divenne un’abitudine. Durante tutto il secolo vennero pubblicati dizionari con il significato dei fiori consentendo di mandare messaggi segreti con un semplice mazzo.
I giorgiani festeggiavano San Valentino scambiandosi fiori, naturalmente, ma anche dolci e brevi poesie e bigliettini.
In “Emma”, il piano a sorpresa per Jane Fairfax arriva il giorno di San Valentino.

Abiti
Nei romanzi di Jane Austen non ci sono quasi riferimenti a
abiti e moda ma sappiamo che lo stile Regency si distingueva da quello precedente per la maggiore semplicità ed eleganza degli abiti e delle acconciature. Niente più broccati pesanti, talco per capelli e pizzi ma linee ispirate al mondo greco e tessuti quali sete e
mussole (un tipo di cotone sottile e leggero). I modelli più in voga erano quelli in stile impero, con una vita molto alta mentre la gonna cadeva semplicemente sul resto del corpo e veniva sagomata da almeno tre sottogonne più una crinolina. I colori più diffusi erano il giallo, il verde, il blu e i viola chiari oltre naturalmente il bianco che era in assoluto il colore più di moda.
Di solito era possibile tenersi aggiornate sui nuovi modelli e le nuove tendenze leggendo giornali quali La Belle Assemblee, The Lady’s Magazine e Ackerman’s Repository.
Il guardaroba di una lady nel periodo Regency era molto ampio. Comprendeva abiti da giorno e abiti da sera, per esempio. Inoltre, per essere vestita in modo adeguato, una donna doveva possedere abiti da passeggio, da cavallerizza, da viaggio e così via.
Abiti da giorno: Venivano usati per passeggiare, fare spese, girare in carrozza e fare visite.
Si indossavano fino alla cena. Di solito erano più semplici, fatti di mussoline colorate o lane di colori più scuri.
Per coprire la parte superiore si poteva usare una sorta di scialle le cui estremità venivano infilate nel corpetto, l’importante era che la parte dalla gola ai polsi fosse completamente nascosta.
Per tenere in ordine i capelli le donne sposate o non interessate al matrimonio, indossavano una cuffietta.
Abiti da sera: Si indossavano per un ballo, una cena molto elegante, per l’Opera e per un’apparizione a corte.
Il modello era stile impero con la vita alta, le maniche corte e la scollatura generosa e doveva essere accompagnato da guanti che arrivavano al gomito, un’acconciatura elegante, gioielli, un ventaglio, eventualmente una piccola borsa e scarpette di seta. Altri accessori non obbligatori erano piume,
boa, scialli e sciarpe.
Le ragazze più giovani indossavano solo mussole mentre le donne sposate o più anziane potevano mettere la seta. Erano decorati con pizzi, fiocchi e ricami. Il colore più di moda in quel periodo era il bianco ma le giovani potevano indossare anche abiti di color pastello mentre le signore più mature potevano ricorrere a colori come il nero,il porpora, il giallo o il viola. Di sera era possibile indossare abiti che lasciassero scoperti spalle, gola e braccia.
Sottogonne: Erano necessarie per dare al vestito la forma adatta.
Comprendevano un primo strato che era a contatto con la pelle ed arrivava appena all’altezza delle ginocchia. Era utile per tenere puliti gli strati superiori e veniva lavato di frequente con sapone e acqua bollente. Inoltre era necessario perché poteva rendere più discreti gli abiti trasparenti.
Secondo strato: corsetto usato per dare supporto. Per migliorare la postura, si inseriva nel corsetto un lungo pezzo di ossa, legno o avorio. Poiché la vita degli abiti Regency era molto alta non erano necessari per modellare il busto.
Terzo strato: Una lunga gonna di mussola o lana utilizzata spesso per riscaldare e proteggere il corpo. Alcune potevano essere una vera e propria parte dell’abbigliamento, soprattutto con un abito trasparente o aperto sul davanti.
Guanti: Si dovevano mettere sia d’inverno che d’estate per proteggere le mani dal sole ed evitare che si riempissero di lentiggini. I guanti bianchi fino ai gomiti erano d’obbligo nelle occasioni formali e dovevano essere sempre indossati durante un ballo. Altrimenti era possibile indossarne di colorati di modo che si adattassero al resto dell’abbigliamento.
Biancheria: Non era molto diffusa ai tempi di Jane Austen anche se alcune donne indossavano una sorta di pantaloncini legati attorno alla vita.
Scialli: Verso la fine del XVIII secolo esisteva una vera mania nei confronti di tutto ciò che era orientale. Per questo si diffusero gli scialli in quello stile (l’imperatrice Giuseppina ne possedeva 300-400). Spesso importati dall’India, i migliori erano fatti di cachemire o seta ma le industrie inglesi cominciarono a produrne copie più economiche in lana, cotone o pizzo, cuciti con fili dorati o argentati e anche decorati con pelliccia di coniglio. Le forme più diffuse erano quella triangolare, quadrata e rettangolare.
Cappelli e cappellini: Si mettevano solo durante il giorno, quando si usciva di casa. Si potevano tenere durante visite brevi.
I cappelli di paglia erano probabilmente i più popolari durante il periodo Regency a causa del loro basso costo e perché potevano essere decorati con tipi differenti di pizzo di modo che si adattassero all’abbigliamento. Potevano anche essere decorati con nastri e piume.
Calze: Di seta per i balli e di lana per l’inverno. Arrivavano fino al ginocchio ed erano tenute al loro posto per mezzo di una sorta di giarettiera.
Scarpe:Nel 1800, ogni ragazza possedeva almeno tre paia di scarpe, uno per tutti i giorni, scarpette più leggere, spesso decorate con rose per i balli e stivali di pelle per camminare. L’imperatrice
Giuseppina ne possedeva 520 paia.
Sotto le scarpe si potevano porre pezzi di metallo che le sollevavano di qualche centimetro dal terreno ed erano utili per proteggerle da fango e
pioggia.
Una curiosità è che ai tempi le scarpe non erano fatte in modo differente per il piede destro e per quello sinistro ma venivano indossate
in base a come risultavano più comode.
Borse: Poiché gli abiti non avevano tasche, le donne giravano con delle piccole borse a forma di sacchetto dove portavano un fazzoletto, qualche moneta ed i sali contro gli svenimenti.
Parasole:Proteggevano la pelle dal sole ed erano considerati un accessorio alla moda. Ne esistevano di diversi colori, forme e dimensioni.
Ventagli: Erano fatti di legno o d’avorio e decorati con piccoli specchi, gioielli o piume. Di qualsiasi forma o dimensione fossero, semplici o eleganti, dipinti o fatti di pizzo, i ventagli erano un accessorio di estrema importanza nel mondo Regency.
Nel suo libro Accessories of Dress, Katherine Lester scrive: “Il grande trionfo del ventaglio nel XVIII secolo ha condotto a certe convenzioni e gesti nel agitare un ventaglio che erano considerati di grande importanza.
... Anche se possedeva bellezza e distinzione, se (una lady) non conosceva l’arte del ventaglio, cadeva nella dimenticanza sociale”.
Si dice che l’arte di agitare il ventaglio con grazia richiedesse diversi mesi per essere appresa.
Witzchoura: Era un cappotto di pelliccia con le rifiniture di seta di origine russa. Dal 1808 si diffuse molto sia tra gli uomini che tra le donne.
Abito da sposa: Era nuovo ma veniva indossato anche in altre occasioni. Il bianco non era obbligatorio ma visto che era un colore così di moda, molti abiti da sposa lo erano.

Capelli, trucco e trattamenti di bellezza:
L’abitudine di incipriarsi i capelli scomparve nel 1795 a causa di una tassa sulla cipria. Le donne avevano lunghi ricci spesso legati con nastri o fiocchi. All’inizio del XIX secolo tenevano i capelli legati o corti, con qualche riccio che adornava il viso.
Martha Lloyd, una delle migliori amiche di Jane Austen, raccolse le più importanti ricette di bellezza del tempo come quelle per il latte di rose, il sapone per le mani, la crema fredda fatta di cera, olio di balena, olio di mandorle dolci e acqua di rose. L’acqua di lavanda era usata sia come profumo che per rianimare le persone che erano svenute.
In “Persuasione” Sir Walter incoraggia Mrs. Clay ad usare la lozione di Gowland che era un preparato contenente del cloruro di mercurio e che agiva come un peeling moderno.
Questi sono estratti di alcuni giornali:
- Il succo di ananas verdi elimina le rughe e dona alla pelle un’aria giovanile. Se gli ananas non sono disponibili, le cipolle andranno altrettanto bene.
- Un ottimo rinfrescante per la pelle è costituito da briciole di pane di segale, calde dal forno con quattro albumi e mezzo litro di aceto.
- Polvere di semi di prezzemolo prevengono la calvizie e fette di cetrioli sono raccomandate per gli occhi stanchi.
- Bacche di sambuco mature possono essere usate per scurire le ciglia.
- I ravanelli grattugiati immersi in un latte acido alleviano le scottature e eliminano le lentiggini.
Il libro anonimo L’Arte della Bellezza e i Metodi per Migliorare e Conservare la Forma, il Portamento e la Carnagione, insieme con la Teoria della Bellezza, spiega che per ottenere i risultati desiderati una lady avrebbe dovuto eliminare dalla sua dieta tutta la frutta, le verdure ed il pesce così come i dolci, le creme e il formaggio. Dopo essersi svegliata alle sei, sarebbe dovuta andare a fare una passeggiata veloce per almeno cinque chilometri e poi avrebbe dovuto mangiare una bistecca e bere una birra leggera per colazione.

I pasti
La dieta del periodo Regency si basava soprattutto sulla carne ed il montone era probabilmente l’animale più diffuso.
Il formaggio era considerato adatto solo alle classi inferiori,
così come la carne di maiale.
Non si beveva molta acqua perché veniva ritenuta, giustamente, pericolosa. Si preferivano birra, tè e caffè e vini fatti in casa.
Edward James Austen-Leigh scrive:
“Le verdure venivano consumate
in modica quantità e c’era una minore varietà rispetto ai tempi successivi. Le patate erano diffuse ma solo tra determinate classi sociali e
si credeva che si potessero solo mangiare con l’arrosto. La moglie di un contadino che andò in visita a Steventon non le aveva mai assaggiate
prima.”
Colazione Si faceva colazione tra le nove e le dieci, di solito dopo una passeggiata o un po’ di shopping. Consisteva in pane servito con tè, caffè o cioccolata (sembrava più cioccolato fuso ed era poco cremosa). Nelle case più ricche si potevano trovare sulla tavola anche torte e carni fredde. Il tutto veniva consumato in delicate porcellane. Era quindi molto differente sia dalla colazione dei tempi passati che consisteva in costole fritte e in un boccale di birra che da quella vittoria costituita da pasticcio di rognone, uova e bacon.
Tè e caffè erano delle novità. Il tè era stato importato da poco dalla Cina ed il caffè dall’Etiopia. Poiché erano piuttosto costosi, venivano tenuti sotto chiave e sola la padrona di casa aveva accesso alle scorte.
Pranzo: Non era un pasto formale. Se si aveva fame si poteva mangiare un pezzo di pane con burro e carne fredda. Durante una visita si potevano offrire torte, frutta, carne fredda o sandwich.
Cena: Tra le tre e le cinque. In città poteva essere tra le sei e le sette. Durante il XIX secolo si fece sempre più di moda la tradizione di cenare tardi tanto che si poteva riconoscere la posizione sociale di una famiglia dall’ora in cui si metteva a tavola.
Nel 1798, Jane scriveva a Godmersham: “Ceniamo alle tre e mezza... Temo che adesso ci disprezzerai.” Nel 1808 invece la tradizione di cenare più tardi si era consolidata tanto che nemmeno Jane Austen mangiava prima delle cinque.
Tè: Un’ora dopo la cena. Non era quell’avvenimento formale dell’età vittoriana. Consisteva in tè, caffè e un pezzo di torta.
Dopo cena: Tra le nove e le dieci. Consisteva in torta con tè, caffè, toast e burro e forse un po’ di vino con acqua per favorire il sonno.
Ricette:
Salsa per le ostriche
Prendere mezza pinta di panna da cucina, una piccola quantità di macis (è una spezia poco conosciuta in Italia e molto difficile da trovare.
È costituita dall’escrescenza essiccata e macinata del seme della noce moscata che la può sostituire). Macinarla e bollirla nella crema, addensare con burro e farina e aromatizzare con un cucchiaio di essenza di carciofi.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
Zuppa alla francese
È una zuppa fatta con carne e verdure che vengono bolliti insieme fino a quando formano un composto denso.
Prendere le parti più tenere di un’anatra, un montone o un maiale e tritarle in pezzi piuttosto piccoli. Poi prendere carote e cipolle e fare bollire il tutto con sale e pepe per almeno due ore, fino a quando il composto si è addensato.
Prosciutto
Prendere due cosce di maiale e sfregarne la superficie con salnitro, lasciarle a riposo un giorno e una notte, poi prendere due chili di zucchero di canna, un chilo e mezzo di sale, mescolarli e sfregarli ancora sul prosciutto. Lasciare a riposo per tre settimane, voltarli e sfregare con la miscela ogni giorno.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
In una lettera a Cassandra, Jane Austen racconta che la madre stava preparando sei prosciutti per Frank e che all’inizio l’operazione è stata stancante ma poi è diventata un piacere.
Stufato irlandese
Tagliare il collo di un montone ed ottenere delle bistecche. Infarinarle e friggerle da entrambi i lati. Mettere in padella un pezzo di burro e due cucchiai di farina, e aspettare finché assumono un colore marroncino (continuare a mescolare tutto il tempo). Aggiungere un poco di sugo d’arrosto e lasciare bollire, poi adagiare le bistecche nella padella, insieme a cime di rapa e carote e lasciar stufare per un’ora. Aggiungere pepe e sale a piacimento insieme a due cucchiai di sugo di pomodoro.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
Zuppa di Mrs. Fowle alla falsa tartaruga
Prendete la testa di un vitello e bruciate i peli. Bollitela finché il corno è tenero, poi tagliatela in fettine della lunghezza di un dito. Mettete all’interno di tre pinte di brodo di montone o vitello mezza pinta di Madeira, mezzo cucchiaio di timo, pepe, una cipolla grande e la buccia di un limone tritata in modo molto fine. Un quarto di pinta di ostriche tritate ed il loro sugo; un po’ di sale, il succo di due cipolle grandi, alcune spezie dolci, ed il cervello tritato. Lasciate cuocere per un’ora e portate in tavola con le fettine ed il tuorlo sodo di alcune uova.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
Salsa per carpe
Mettere in un quarto di pinta di sugo di carne un carciofo tritato, un pezzo di zenzero, un po’ di timo, delle briciole di pane e fare bollire per un poco. Prendere 450 grammi di burro, mischiato con la farina per rendere la salsa più densa e fare fondere, aggiungere un cucchiaio di succo di pomodoro, il sangue della carpa e il succo di mezzo limone. Allontanate il timo e lo zenzero. La carpa deve essere spurgata con due e tre cucchiai di vino rosso in un piatto di peltro, continuare a mescolare tutto il tempo mentre sanguinano. Devono essere bollite in molta acqua. Aggiungere mezzo litro di aceto e un poco di spezie dolci, una cipolla, un pezzo di zenzero, la buccia di un limone e un pezzo di limone.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
Pasta
Far bollire un etto di maccheroni in latte e acqua fino a quando sono teneri, poi passarli con un colino. Metterli in padella
insieme a due grandi cucchiai di formaggio grattugiato, 300 ml di panna, un piccolo pezzo di burro e del sale. Mescolare gentilmente fino a che il
composto sembra ben cotto e poi metterlo in un piatto. Grattugiare sopra altro formaggio, e farlo scurire mettendolo in
forno. Si può fare con salsa d’arrosto invece che con panna.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
Toast al formaggio
Grattuggiare il formaggio, aggiungere un uovo, un cucchiaino da tè di senape e un po’ di burro. Servire su un toast caldo.
Dal Libro di Cucina di Martha Lloyd.
Zuppa Bianca Regency
Si preparava sempre per un ballo. Il signor Bingley promette di darne uno a Netherfield quando la cuoca avrà preparato sufficiente salsa bianca.
Mettere una nocca di vitello in sei quarti di litro d’acqua con un pollo, mezzo chilo di bacon magro, 250 g di riso, due carciofi, del pepe, un mazzetto di erbe dolci, due o tre cipolle e tre o quattro teste di sedano tagliate a fette. Stufare il tutto fino a che la zuppa è tanto densa quanto la si desidera. Poi colarla in una pentola pulita. Fare riposare tutta la notte, allontanare il grasso e versate in una padella. Aggiungere 250 di mandorle tritate, bollire per un poco e filtrare con un panno sottile. Poi aggiungere mezzo litro di panna, un tuorlo e servire la zuppa calda.
Da John Farley’s London Art of Cooking
Torta del Portogallo
Versare mezzo chilo di zucchero in mezzo chilo di burro fresco, aggiungere cinque uova, un poco di noce moscata e stendere
l’impasto fino a quando è molto leggero. Aggiungere mezzo chilo di farina, duecento grammi di uvetta e poi mettere in forno.
Torta allo zenzero
Prendere un chilo e mezzo di farina, mezzo chilo di zucchero, mezzo chilo di burro, pochi grammi di zenzero ed alcune nocciole. Mescolare con
mezzo chilo di sciroppo di zucchero & un quarto di litro di panna. Fare cuocere il tutto, poi tagliare l’impasto in modo da ottenere delle piccole torte e mettere
in forno.
Wiggs
Prendere un chilo di farina, mezzo chilo di zucchero, una manciata di noce moscata, poi mettere al centro della farina un etto di
lievito con 700 grammi di burro fuso in un litro di latte. Mettere in forno e attendere che il composto
lieviti.

Come trascorrere la giornata
7:OO: Sveglia.
7:00-7:30: Lavarsi, pettinarsi, vestirsi.
7:30-8:00: Parlare con la governante e decidere il menù.
8:00-9:00: Controllare che i bambini siano vestiti, abbiano mangiato e siano occupati.
9:00-10:00: Esercitarsi con uno strumento.
10:00-11:00: Colazione.
11:00-15:00: Fare visite o rimanere a casa e ricevere visite. In presenza di ospiti occuparsi solo di ricami.
15:00-16:00: Occuparsi della corrispondenza.
16:00-17:00: Giocare con i bambini o leggere.
17:00-18:00: Prepararsi per la cena.
18:00- 20:00: Cenare.
20:00-23:00: Trascorrere il tempo con la famiglia o eventualmente gli ospiti.

Come trascorrere l’anno
La Stagione londinese cominciava poco dopo Pasqua e continuava fino al 12 agosto, quando le sessioni parlamentari finivano e cominciava la stagione
della caccia. A questo punto, dopo aver partecipato a feste, balli ed eventi sportivi, le persone alla moda lasciavano a Londra e si recavano
in campagna dove rimanevano fino all’inizio di gennaio.
Londra era (ed è tutt’oggi) il luogo migliore in cui fare acquisti. Solo a Londra
era possibile acquistare le migliori stoffe, libri, gioielli, mobili, ecc.
Nella capitale si trovavano anche i migliori teatri e sale da concerto, oltre che musei del calibro della National
Gallery e del British Museum.
Bath: Chi non voleva trascorrere quei mesi a Londra poteva andare a Bath. Un soggiorno in città era consigliato soprattutto
alle persone che avevamo problemi di salute perché potevano trascorrere del tempo alle terme.
Duranta la giornata si poteva passeggiare in Royal Crescent o partecipare ad un ballo nelle Assembly Rooms. Era necessario pagare una piccola quota ma lì il maestro di cerimonie si premurava che ogni ragazza avesse un partner con cui ballare.
Campagna: Ad agosto ci si trasferiva in campagna perché il primo settembre cominciava la stagione della caccia. Si passava il tempo facendo passeggiate, partecipando a balli facendo visita ai propri vicini.

La letteratura
Il 18 dicembre del 1798 Jane Austen scrisse questa lettera a Cassandra:
“Ho ricevuto una nota molto gentile dalla signora Martin dove mi chiedeva di iscrivermi alla sua libreria per sottoscrizione che apre il 14 gennaio e così le ho dato il mio nome, o meglio il tuo.
Mia madre troverà il denaro. Anche May si è iscritta, cosa di cui sono lieta anche se non me l’aspettavo affatto. Per indurci a lasciare il nostro nome, la signora Martin mi ha detto che la sua collezione non consisterà solo di romanzi ma di ogni genere letterario. Avrebbe fatto meglio a risparmiarsi la recita perché la nostra famiglia è costituita da grandi lettori di romanzi e non si vergogna di questo fatto.”
I libri erano un bene di lusso ai tempi di Jane Austen. Quelli di Sir Walter Scott per esempio, costavano 31 scellini che al giorno d’oggi equivalgono a circa 120 euro. Per questo nacquero le librerie circolanti e le librerie per sottoscrizione.
Le librerie circolanti erano di solito una combinazione di librerie e negozi. La prima libreria circolante fu creata nel 1730 dal signor Wright che possedeva una libreria nello Strand, una delle vie più importanti di Londra. All’inizio del XIX secolo erano aperte ventisei di queste librerie e cinquant’anni dopo il numero era salito a 540.
Le librerie per sottoscrizione erano dirette da privati ed i libri venivano acquistati grazie ad una piccola cifra pagata dai suoi membri, gli unici che avevano diritto di prendere in prestito i libri.
Per circa una sterlina si aveva il diritto di prendere in prestito dieci libri in città e quindici in campagna.
Una libreria non veniva considerata come oggi un’istituzione lodevole che apre le porte delle letteratura alle masse. Secondo molti critici la nuova domanda di romanzi avrebbe causato una “degradazione letteraria” con un aumento della descrizione di “sentimenti e storie d’amore”,
causata da un aumento delle scrittrici femminili. Seconto tali critici “le librerie circolanti volgarizzano la letteratura rendendola accessibile a donne, servitori e altre persone che precedentemente ne erano state escluse a causa degli alti costi o dal fatto che fossero analfabeti.”
Jane Austen amava leggere e sembra che apprezzasse in modo particolare “Sir Charles Grandison” di Fielding e i romanzi di Fanny Burney come “Cecilia” da cui trarrà il titolo “Orgoglio e Pregiudizio”.
Questa sua passione per la lettura si riflette in molti romanzi come nell’“Abbazia di Northamber” dove Henry Tilney dice:
“Un signore o anche una signora che non prova piacere nel leggere un buon romanzo, deve essere intollerabilmente stupido.”
E nei suoi libri, solo i personaggi più ridicoli non apprezzano questo genere di lettura. Un esempio sono il signor Collins e John Thorpe.
I romanzi come genere letterario si diffusero negli anni prima della nascita di Jane Austen con autori come Fielding, Richardson e Defoe.
Molto diffusi erano i romanzi gotici scritti da Ann Radcliffe e Horace Walpole. Descrivevano storie improbabili, ambientate in castelli in rovina abitati da scheletri ed eroine bellissime e costantemente in pericolo. Erano il genere preferito di Catherine Morland.
Nelle librerie circolanti si potevano trovare anche i cosiddetti romanzi sentimentali. Le trame erano ugualmente improbabili così come quelle dei romanzi dell’orrore; erano descritti rapimenti, separazioni e morti, il tutto accompagnato da un abbondante versamento di lacrime. Spesso nel titolo comparivano i termini “dolore, cuore, sentimento”. Venivano considerati un genere frivolo e leggero, da qui la difesa dei romanzi scritta da Jane Austen nell’“Abbazia di Northanger”.

Cure mediche:
Anche se la maggior parte delle famiglie Regency potevano contare sui servizi di un medico, questo veniva chiamato raramente e solo in casi molto gravi poiché i suoi servizi erano spesso di dubbia efficacia.
In quel periodo i medici credevano che tutte le malattie fossero causate da una mancanza di equilibrio tra sangue, bile nera, bile gialla e muco. Il modo per curare il paziente quindi era quello di determinare quale di queste sostanze era in eccesso e ristabilire l’equilibrio in uno dei seguenti modi:
- Sanguinamento: Usato contro febbri e mal di testa. Spesso si agiva direttamente sulla vena del paziente e si aspettava che la malattia passasse.
- Lassativi ed emetici: Usati per eliminare l’eccesso di bile.
- Acque: Soprattutto quelle di Bath erano note per le loro proprietà curative.
- Laudano: Tintura di oppio usata come antidolorifico. Poteva essere aggiunto al latte dei bambini se piangevano troppo.
Martha Lloyd ha lasciato, oltre ad un libro di cucina, anche uno con cure mediche. Ci sono rimedi per raffreddori, febbre, vermi, mal di denti, tubercolosi e contro il morso di un cane rabbioso.
Per curare una tosse persistente di cui Jane soffrì quando aveva trent’anni, la ricetta che utilizzò è la seguente:
Tagliare una ciocca di capelli dalla cima della testa. Prendere un pezzo di carta marrone delle stesse dimensioni, immergerlo in olio d’ambra ed applicarlo nella parte in cui è stata tagliata la ciocca per nove mattine.
Ingredienti come l’olio d’ambra potevano essere acquistati dal farmacista, così come la radice di rabarbaro, usata nell’“Abbazia di Northanger” contro i disturbi di stomaco ed i famosi sali, ovvero carbonato d’ammonio che le donne usavano nel caso di svenimenti.
Un’altra interessante cura tratta dal libro di Martha è usata contro il rigonfiamento del collo.
Nel giorno della luna piena prendere gentilmente una dose di sali e metterne alcuni grani in miele, sciroppo o un’altra sostanza simile. Digiunare tutte le mattine fino al cambiamento di luna. Ripetere per un tempo considerevole, fino a quando si assiste ad un miglioramento.

Istruzione
Non bisogna dimenticare che, ai tempi di Jane Austen, l’istruzione non era accessibile a tutti e spesso anche persone fornite di mezzi sapevano
a stento leggere e scrivere.
Edward James Austen-Leigh narra nelle Memorie che un cavaliere disse al signor Austen: “Io e mia moglie stiamo discutendo da un po’ e non
riusciamo a stabilire se la Francia si trova a Parigi o se è Parigi a trovarsi in Francia.”
I bambini appartenenti alla “gentry”, potevano venir educati in casa dai propri genitori,
da governanti come Miss Taylor in Emma o da tutori.
In alternativa era possibile studiare in una scuola. Numerosi ragazzi andarono a Steventon per studiare nella scuola del padre di Jane Austen,
per esempio.
Naturalmente l’istruzione impartita ai ragazzi e alle ragazze era molto differente. Le ragazze per esempio, non potevano imparare latino e greco.
Visto che non avevano una carriera non c’era necessità perché ricevessero
un’educazione superiore e per esser considerata perfettamente istruita una donna del periodo Regency doveva parlare francese e italiano,
quest’ultimo soprattutto per leggere la musica e tradurre le canzoni.
Era importante inoltre che sapesse suonare uno strumento e cantare, in modo da poter intrattenere il suo futuro
marito e i suoi ospiti. Un’altra attività tipicamente femminile erano il disegno o gli acquarelli. Infine, una donna doveva sapere ballare con grazia. Jane
Austen amava ballare e suo fratello Henry racconta che era un’attività nella quale eccelleva.
Spesso musica e disegno venivano lasciate perdere quando una donna si sposava, come Lady Middleton in Senno e Sensibilità che “aveva festeggiato il suo
matrimonio smettendo di esercitarsi al piano”.
Per quanto riguarda altre materie era sufficiente una conoscenza di base di storia e geografia e se una ragazza si mostrava davvero curiosa,
poteva leggere i libri che trovava in biblioteca.
Naturalmente una donna doveva esser esperta nelle faccende domestiche e doveva sia saper cucire che ricamare. Di Jane Austen, per esempio, ci rimane una
splendida coperta che fece insieme a Cassandra e alla signora Austen. Il ricamo poi era considerata un’attività tipicamente femminile tanto che
quando si ricevevano visite era possibile lavorare a fazzoletti e colletti. Cucire invece sarebbe stato poco elegante.
Per quanto riguarda le eroine di Jane Austen, Elizabeth e le sue sorelle erano state educate in casa, venendo istruite da insegnanti venuti
appositamente a Longbourn per dare loro lezioni di musica, danza o disegno.
In “Mansfield Park”, Miss Lee aveva insegnato a Maria e Julia a “mettere insieme la cartina d’Europa” e ad elencare “i re d’Inghilterra in ordine
cronologico” così come “l’elenco degli imperatori romani insieme a mitologia, metalli, semi-metalli, pianeti e filosofia.”
L’istruzione di Emma è affidata a Miss Tylor, una governante.
Anne Elliot, la più colta tra le eroine di Jane Austen, sapeva suonare il piano e parlare italiano.
Catherine Morland ha imparato a scrivere e a far di conto da suo padre ed il francese da sua madre. Dall’età di dieci anni è stata lasciata libera di decidere da sola cosa imparare.

Femminismo
I vittoriani sarebbero inorriditi al pensiero di Jane Austen quale rivendicatrice di libertà femminili e si illudevano
che i suoi libri: “Fornissero una dolce lezione di domesticità femminile e di virtù.”
Eppure, leggendo i suoi romanzi, le sue lettere e osservando gli avvenimenti più importanti della sua vita, è possibile
scovare idee e principi che sarebbero stati molto apprezzati dalle suffragette inglesi e americane.
Jane Austen era convinta che intelligenza, razionalità e buon senso fossero tanto diffusi nel sesso femminile quanto in quello maschile, rifiutava
quindi di vedere nelle donne quelle creature indifese e incapaci di pensiero logico che molti uomini del tempo si illudevano di incontrare.
Tutte le sue eroine sono donne indipendenti, prendono da sole decisioni importanti come quella di sposarsi, una cosa che non era affatto
normale per quel periodo.
Così in Persuasione, Mrs Croft dice a suo fratello Frederick:
“Odio sentirti parlare in questo modo… come se le donne fossero tutte delicate creature e non esseri razionali.”
Ed Elizabeth prega il signor Collins:
“Non mi consideri una signorina elegante intenzionata a tormentarla ma piuttosto una creatura razionale che le parla dal profondo del cuore.”
Nell’Abbazia di Northanger Henry Tinley dice: “Aggiungerò solo, per far giustizia agli uomini, che sebbene per la maggior parte di questo sesso
l’imbecillità nelle donne sia una grande attrattiva, c’è una parte di loro che è troppo ragionevole e troppo ben informata per desiderare in una
donna qualcosa di più di semplice ignoranza.”
In una lettera scritta nel 1814 a sua nipote Fanny, Jane dice: “...i tuoi sentimenti e solo loro dovrebbero influenzare una decisione tanto importante”, invitandola quindi a non lasciarsi influenzare, nemmeno dalla sua amata zia.
In Persuasione, Anne Elliot discute con il Capitano Harville su chi ama più a lungo tra uomini e donne:
“Non penso di aver mai aperto un libro nella mia vita, che non accennasse all’incostanza delle donne... Ma forse direte che sono stati tutti scritti da
uomini” dice il capitano.
Anne Elliot risponde:
“Forse lo farò. -- Sì, sì, per favore, niente riferimenti a esempi tratti dai libri. Gli uomini hanno avuto ogni vantaggio rispetto a noi nel
dire la loro storia. L’istruzione appartiene a loro in misura talmente superiore; la penna è stata nelle loro mani. Non permetterò ai libri di provare
nulla.”
Nell’Abbazia di Northanger Catherine Morland dice: “Ma la storia, la vera storia solenne, non mi può interessare... Ne ho letto un poco
per dovere, ma non mi dice niente che non mi agiti o non mi annoi. I litigi di papi e re, con guerre e pestilenze, sono in ogni pagina;
uomini buoni a nulla e quasi nessuna donna in tutte queste storie -- è molto stancante.”
Per finire, non bisogna dimenticare l’esempio di solidarietà femminile che Jane Austen offre nei confronti della Principessa Carolina:
“Suppongo che tutto il mondo stia lì seduto a giudicare la lettera della principessa.
Povera donna, starò dalla sua parte fino a quando potrò, perché è una donna e perché odio suo marito.”

Denaro e Matrimonio
Prima di cominciare a pensare al matrimonio, una coppia doveva avere già assicurata una certa sicurezza economica. Non bisogna dimenticare che
al tempo non esistevano pensioni, aiuti sociali, disoccupazione, assicurazione sanitaria. L’unica possibilità che una donna aveva per garantirsi
un futuro dignitoso, poiché non poteva accedere a nessuna professione, era quello di ereditare del denaro dalla famiglia, cosa che era possibile
però solo se era un’ereditiera e non aveva fratelli maschi, o di sposarsi bene. In mancanza di denaro, una donna era completamente dipendente
dalla generosità dei suoi parenti. Se tali parenti erano assenti o non mostravano la generosità necessaria, poteva mantersi solo lavorando come governante o istitutrice.
Cassandra non si poté sposare per la mancanza di denaro ed anche la storia tra Jane e Tom Lefroy non ebbe futuro per questo motivo.
“Le donne non sposate hanno una orribile tendenza ad essere povere e questo è un forte argomento a favore del matrimonio” scrisse Jane Austen
in una lettera del 1816. Eppure nessuna delle sue eroine, e nemmeno lei stessa quando si trovò a fronteggiare quella scelta, si sposò per denaro.
Una volta avvenuto il matrimonio solitamente il denaro di una donna diventava proprietà del marito anche se la moglie poteva richiedere che un contratto stabilisse il futuro dei suoi bene nel caso rimanesse vedova o nel caso i suoi figli dovessero ereditare.
Nell’Abbazia di Northanger, Henry Tilney non può essere completamente diseredato
proprio grazie a questo documento.
Una volta sistemate le questioni legali si poteva pensare al matrimonio. Nel 1753 in Inghilterra fu promulgata la Marriage Act, una legge
che aveva la funzione di proteggere le ereditiere da matrimoni affrettati.
Stabiliva che i due futuri sposi dovessero avere 21 anni o il permesso dei genitori, che gli annunci fossero pubblicati in chiesa alcune
settimane prima del matrimonio e che la cerimonia avvenisse di mattina nella chiesa scelta.
In Scozia si poteva aggirare la legge pagando
per una licenza speciale. La signora Bennet, per esempio, dice ad Elizabeth che dovrà sposare il signor Darcy tramite una di queste licenze che, essendo molto costose, aggiungevano tono al matrimonio.
La maggior parte dei matrimoni, ai tempi di Jane Austen erano affari privati e anche quelli più alla moda avevano un numero di ospiti molto limitato. Spesso non era seguito da un ricevimento. Charlotte Lucas, per esempio, dopo la cerimonia si recò a salutare i vicini.
A meno che non si possedesse una licenza speciale il rito veniva celebrato prima di mezzogiorno.
Anche l’abbigliamento era piuttosto semplice. Quando si sposò Anna Austen Lefroy indossava: “un abito bianco di mussola con uno scialle di seta bianco con fiori ricamati e una bella frangia. Inoltre indossava un cappello bianco decorato con del pizzo.”
L’annuncio matrimoniale era socialmente più importante che non il matrimonio. Jane Austen una volta scrisse “Quest’ultimo mi ha scritto che Miss Blackford si è sposata,
ma non ho letto l’annuncio nel giornale ed una persona potrebbe anche non sposarsi se la notizia del matrimonio non è sulla carta.”
Per aggirare il Marriage Act, oltre ad acquistare una licenza speciale, si poteva andare in Scozia dove non esisteva alcuna legge ed era sufficiente dichiarare di essere sposati davanti a due persone perché l’annuncio avesse un effetto legale. È per questo che Lydia scrive di esser diretta a Gretna Green, una città scozzese al confine con l’Inghilterra famosa per il numero di matrimoni che vi venivano celebrati.
Le fughe a Gretna Green furono di moda fino al 1940 quando in Scozia venne promulgata una legge che stabiliva che tutti i matrimoni fossero celebrati da un prete e registrati ufficialmente.